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2 Settembre 2026 12:57

Carne dal Brasile, stop dell’Ue dal 3 settembre: non rispettate le norme sugli antibiotici

Bruxelles sospende l’import di carne bovina, pollame, uova e miele: il Brasile non ha fornito garanzie sufficienti sul rispetto delle norme Ue sugli antimicrobici.

A cura di Francesca Fiore
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Dal 3 settembre si chiudono le porte del mercato europeo a diverse categorie di alimenti di origine animale provenienti dal Brasile. Prodotti come carne bovina, pollame, uova, miele sono coinvolti nelle nuove restrizioni legate all’applicazione delle norme dell’Unione sull’impiego degli antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare. Non si tratta di un allarme provocato dalla scoperta di carne contaminata o pericolosa, ma di una questione di conformità normativa: per continuare a esportare determinati prodotti nell’Ue, i Paesi terzi devono dimostrare di rispettare le condizioni stabilite da Bruxelles. Il Brasile, al momento, non figura nell’elenco dei Paesi che hanno fornito garanzie sufficienti. Una decisione tutt’altro che marginale, considerando il ruolo del gigante sudamericano nel mercato agroalimentare europeo e, in particolare, nelle forniture di carne.

Perché dal 3 settembre scatta lo stop

Il passaggio decisivo è contenuto nel regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189, adottato dalla Commissione europea il 4 giugno 2026. Il provvedimento aggiorna l’elenco dei Paesi terzi dai quali può essere autorizzato l’ingresso nell’Unione di determinati animali e prodotti di origine animale destinati al consumo umano, alla luce delle restrizioni europee sull’impiego di alcuni medicinali antimicrobici. Le nuove disposizioni si applicano dal 3 settembre 2026 e il Brasile non compare nell’elenco aggiornato per le categorie interessate. La Commissione ha successivamente spiegato che, allo stato attuale, non dispone delle garanzie di conformità necessarie da parte brasiliana. È dunque questo mancato riconoscimento, e non un divieto deciso in seguito a uno specifico caso di contaminazione alimentare, a determinare lo stop.

Il nodo degli antibiotici e la lotta all’antimicrobico-resistenza

Al centro della questione ci sono le regole europee sull'impiego degli antimicrobicinegli allevamenti: nell’Ue non è consentito utilizzare questi medicinali con l’obiettivo di favorire la crescita o aumentare la resa degli animali; inoltre, sono previste restrizioni per gli antimicrobici riservati al trattamento di determinate infezioni nell’uomo. Bruxelles pretende che condizioni analoghe siano rispettate anche dai Paesi che esportano nell’Unione gli animali e i prodotti interessati dalla normativa. Dietro questa scelta c’è soprattutto la lotta all’antimicrobico-resistenza, considerata dall’Unione europea una delle principali minacce per la salute pubblica. L’uso eccessivo o improprio di questi farmaci può infatti favorire lo sviluppo di microrganismi resistenti, riducendo nel tempo l’efficacia di medicinali fondamentali per la salute umana e animale.

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Quanto pesa il Brasile sulle importazioni europee

Le dimensioni degli scambi spiegano perché la decisione abbia un peso economico rilevante: secondo le statistiche ufficiali della Commissione europea, nel 2025 l’Ue ha importato dal Brasile prodotti agroalimentari per circa 18,6 miliardi di euro, contro i 17,5 miliardi dell’anno precedente. I prodotti di origine animale hanno raggiunto quasi 1,6 miliardi di euro. Particolarmente significativo è il dato relativo alla carne bovina e di vitello: il valore delle importazioni europee dal Brasile è passato da circa 490 milioni di euro nel 2024 a 715 milioni nel 2025, con una crescita del 45,7% in un solo anno. Pollame e uova hanno invece rappresentato importazioni per circa 669 milioni di euro. Lo stop coinvolge quindi filiere commerciali già fortemente integrate tra il mercato brasiliano e quello europeo.

Pollame e miele, l’audit può aprire la strada a una riapertura

Lo stop non significa necessariamente che le importazioni resteranno ferme a lungo. La Commissione ha confermato il 1° settembre che è in corso un audit in Brasile e che il confronto con le autorità del Paese continua. Bruxelles ha spiegato di avere già ricevuto garanzie scritte relative ai settori del pollame e del miele, che dovranno però essere valutate attraverso le procedure previste. La situazione della carne bovina appare invece più complessa: secondo quanto riferito dalla Commissione, le garanzie richieste devono coprire l’intero ciclo di vita degli animali e, al momento delle dichiarazioni, quelle necessarie per i bovini non erano ancora disponibili. Non esiste quindi una data prestabilita per una riapertura generale: il ritorno dei prodotti brasiliani interessati dipenderà dall’esito delle verifiche e dal riconoscimento della conformità alle prescrizioni europee.

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Lo stop arriva nel delicato quadro dei rapporti Ue-Mercosur

La decisione assume inevitabilmente anche un significato più ampio nei rapporti commerciali tra Europa e Sud America. Il Brasile fa parte del Mercosur ed è uno dei principali fornitori agricoli dell’Unione: la stessa Commissione lo indica, tra l’altro, come un importante esportatore di carne di pollame verso il mercato europeo, mentre la carne bovina rientra tra le principali categorie agroalimentari acquistate dall’Ue dai Paesi del blocco sudamericano. La vicenda degli antimicrobici mostra però come l’apertura commerciale non elimini i requisiti sanitari previsti dalla legislazione europea.

Per poter accedere al mercato unico, anche i produttori dei Paesi terzi devono offrire le garanzie richieste dall’Ue per le categorie interessate. Il futuro delle importazioni brasiliane dipenderà dunque dalla capacità di Brasilia di dimostrare il rispetto di queste condizioni e dall’esito delle verifiche condotte dalle autorità europee.

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