
La plastica non uscirà di scena da un giorno all’altro: nei prossimi anni, però, il suo utilizzo sarà sottoposto a regole sempre più stringenti. L’obiettivo dell’Unione europea è ridurre gli imballaggi non necessari, aumentare la quota di materiale riciclato e limitare la presenza di sostanze considerate rischiose per l’ambiente e per la salute.
La transizione sarà graduale, ma toccherà da vicino anche i consumatori italiani: le prime novità sono attese dal 2026, con nuovi limiti per alcune sostanze chimiche presenti negli imballaggi alimentari. Dal 2029 entrerà invece in gioco il tema della raccolta, con l’obiettivo europeo del 90% per le bottiglie monouso per bevande. Dal 2030, infine, i cambiamenti diventeranno ancora più visibili nella vita quotidiana: dai multipack alle confezioni per frutta e verdura, fino alle bustine monouso e ad altri prodotti usa e getta.
Dal 2026 limiti più severi per imballaggi alimentari e sostanze chimiche
Le bottiglie di plastica non spariranno dagli scaffali nell’immediato, ma il modo in cui vengono prodotte, vendute e controllate è destinato a cambiare. Con il Regolamento UE 2025/40, in vigore dal 12 agosto 2026, l’Unione europea introduce nuove regole sugli imballaggi alimentari, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale della plastica e garantire standard più rigidi sulla composizione dei materiali.
Il primo cambiamento riguarda i PFAS, sostanze chimiche note come “inquinanti eterni”, utilizzate per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti. Il problema è che persistono nell’ambiente, si accumulano negli organismi viventi e sono associate a possibili effetti negativi sulla salute. Dal 12 agosto 2026 non potranno più essere immessi sul mercato europeo imballaggi alimentari in plastica che superino soglie precise: 25 parti per miliardo per ogni singolo PFAS, 250 parti per miliardo per la somma complessiva e 50 parti per milione per le PFAS polimeriche.
Non è previsto un periodo transitorio per smaltire le scorte: gli imballaggi prodotti prima della scadenza, ma messi in vendita dopo il 12 agosto 2026, dovranno già rispettare i nuovi limiti: quelli già presenti sugli scaffali prima di quella data potranno invece restare in commercio.
Il regolamento aggiorna anche i limiti per alcuni metalli pesanti: piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente non potranno superare complessivamente i 100 milligrammi per chilo in qualsiasi tipo di imballaggio. I produttori dovranno inoltre predisporre documentazione tecnica e dichiarazioni di conformità.

Bottiglie PET, riciclo e deposito cauzionale
Un altro fronte riguarda le bottiglie monouso in PET, quelle comunementeusate per acqua e bevande. La Commissione europea ha adottato nuove norme per calcolare, verificare e comunicare il contenuto riciclato chimicamente nelle nuove bottiglie. L’obiettivo è creare un sistema comune valido per tutte le tecnologie di riciclaggio, sia meccanico sia chimico, e favorire investimenti nel settore. Le bottiglie d’acqua continueranno a essere vendute, ma dovranno contenere una quota crescente di materiale riciclato post-consumo: almeno il 30% dal 2030 e fino al 65% entro il 2040. Sarà inoltre introdotto un sistema di classi di riciclabilità, dalla A alla C, con soglie minime obbligatorie per l’accesso al mercato.
La misura destinata a incidere maggiormente sulle abitudini dei consumatori è il deposito cauzionale: entro il 1° gennaio 2029, gli Stati membri dovranno garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% delle bottiglie monouso per bevande fino a 3 litri. Per raggiungere questo obiettivo, ogni Paese dovrà introdurre un sistema in cui il consumatore paga una piccola cauzione al momento dell’acquisto e la recupera quando restituisce il contenitore vuoto.

Dal 2030 stop a multipack, bustine e plastica monouso
Le novità più visibili per i consumatori arriveranno dal 1° gennaio 2030: da quella data saranno vietati diversi formati di plastica monouso oggi molto diffusi: gli anelli e le pellicole che tengono insieme le bottiglie nei multipack, le reti e i vassoi per frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chili, le bustine monouso di ketchup, maionese, olio e condimenti, i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma negli hotel, piatti e bicchieri di plastica nei locali e gran parte dei sacchetti molto sottili, con spessore inferiore a 15 micron.
Non si tratta quindi di un addio immediato alla plastica, ma di una riduzione progressiva degli usi considerati superflui o più difficili da riciclare: il cambiamento si vedrà soprattutto nei supermercati, nei bar, negli hotel e nei punti vendita dove oggi il monouso è ancora molto presente.
La sfida italiana: dal 68% al 90% di raccolta
In Germania e in altri Paesi europei il sistema di deposito cauzionale è già attivo, mentre in Italia manca ancora un modello nazionale. La sfida sarà significativa: entro il 1° gennaio 2029 gli Stati membri dovranno garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% delle bottiglie monouso per bevande fino a 3 litri. Per l’Italia, serviranno nuove infrastrutture, maggiore coordinamento tra istituzioni e operatori e un cambiamento nelle abitudini dei consumatori.
Il risultato sarà una transizione graduale ma concreta: meno imballaggi superflui, più materiale riciclato, più responsabilità per produttori e consumatori. Per gli italiani, una delle novità più evidenti potrebbe essere proprio il gesto quotidiano di riconsegnare una bottiglia vuota per recuperare la cauzione.