Foto di Share the meal
in foto: Foto di Share the meal

C'è un'applicazione su tutti gli store dei nostri cellulari, nata nel 2015, che ha avuto una grandissima risonanza negli ultimi mesi: Share the meal. L'idea alla base è rivoluzionaria, il fine è altissimo. In pratica gli sviluppatori vogliono provare a mettere fine alla fame nel mondo 70 centesimi alla volta. Con Share the meal potete donare anche un singolo pasto, per un singolo giorno, a una singola persona e non rifarlo mai più. Non c'è abbonamento, non c'è un vincolo, nulla. Bastano pochi centesimi per dare un contributo tangibile.

L'esplosione di download dell'ultimo periodo, dopo una "latenza" di quasi un lustro, è dovuta agli annuali Google Award tenuti dall'azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin: il Best App 2020 è infatti andato proprio a Share the meal. Immensa la cassa di risonanza ottenuta dal riconoscimento che ha fatto schizzare l'applicazione in cima alle classifiche. Oggi l'app conta quattro milioni di download, 350mila utenti attivi nel mondo, circa 95 milioni di pasti donati. Per quanto riguarda l'ultimo dato c'è un contatore sul sito, da cui è possibile scaricare l'app, in continuo aggiornamento. Google ha premiato questa idea anche nella categoria "App for Good", Apple invece come "Best of 2020" nella categoria "Trend of the Year: Making a Difference".

Come funziona Share the meal

L'applicazione è stata ideata da un'organizzazione di grande spessore, la World Food Programme, il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, insignito proprio quest’anno del premio Nobel per la Pace. Ai microfoni di SkyTg24 ha parlato Massimiliano Costa, giovanissimo direttore dell'applicazione: "L’idea alla base è molto semplice. Ci sono circa due miliardi di smartphone nel mondo, venti volte il numero di bambini che soffrono la fame e così ci siamo detti: perché non unire questi due punti? Un solo click non può certo risolvere il problema. Ma due miliardi di click, forse sì".

Share the meal è molto intuitiva da usare: una volta effettuato l'accesso è possibile scegliere tra uno dei tanti progetti di sostegno a chi è in difficoltà, in varie zone del mondo. Basta selezionare la quantità di pasti che si intende donare e il gioco è fatto. Con 70 centesimi si può aiutare un bambino per un giorno e poi lo si potrà fare tra una settimana, la sera stessa, oppure mai più. Ogni utente è libero di scegliere, di fare la propria parte, oppure di limitarsi a un solo pasto. "La tavola è un momento conviviale – ha concluso Costa – il cellulare è uno strumento da cui non ci separiamo quasi mai, spesso lo teniamo sul tavolo anche mentre mangiamo. La tavola è quel luogo in cui si divide il cibo con le persone che sono fisicamente presenti. Con Share The Meal è possibile estendere questa condivisione anche con chi si trova dall’altra parte del mondo e ha bisogno di nutrirsi".

Foto di Share the meal
in foto: Foto di Share the meal

Anche la scelta di un'interfaccia così semplice è stata ponderata. Gli sviluppatori hanno pensato che per farla funzionare servisse immediatezza e semplicità: era necessario rendere gradevole l'esperienza della condivisione, da qui un menu facile e piacevole da usare. Per i più competitivi c'è anche la possibilità di creare o cercare un team e raggiungere insieme degli obiettivi di donazione giornalieri o mensili, una sorta di sfida, di gara alla solidarietà.

La donazione viene ripartita in percentuali ampiamente spiegate sul sito del programma: il 62% è destinato a sfamare direttamente le famiglie bisognose, il 28% sarà investito nel fundraising e marketing per far crescere la community, in modo da poter aiutare sempre più persone. Il 6% sarà ancora utilizzato per aiutare a gestire l'organizzazione e il 4% continuerà a contribuire a coprire le commissioni connesse ai pagamenti. Uno degli obiettivi dell'app a lungo termine riguarda addirittura gli sgravi fiscali: in alcuni Paesi del mondo in cui è presente l'app queste donazioni possono essere detratte dalle tasse. Nella maggior parte, purtroppo, sono viste come regali e non come beneficenza, ma il World Food Programme sta provando a intavolare trattative con i Paesi più sviluppati per far sì che i pasti donati siano detraibili. Questo aiuterebbe enormemente l'applicazione e invoglierebbe tante persone a donare di più, salvando di conseguenza un numero di vite sempre maggiore.