birra-biova-pane-invenduto

“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”, una delle frasi più celebri di Galileo Galilei che dei ragazzi di Torino hanno preso come ispirazione per il proprio progetto: creare una birra col pane invenduto. Da questa idea nasce Biova, una birra artigianale ottenuta con il pane giacente di ristoranti, pub e panetterie per combattere gli sprechi e che prende il nome dal tipico pane piemontese.

Ogni giorno in Italia si gettano oltre 13mila quintali di pane, buttati nella spazzatura perché invenduti.  Per questa ragione Franco Dipietro, un regista, insieme a Enrico Ponza e Fabio Ferrua, due mastri birrai, hanno cercato un metodo alternativo per utilizzare questo prodotto e combattere lo spreco alimentare.

All’Huffington Post i tre giovani spiegano che “Abbiamo raccolto l'invenduto che restava sugli scaffali a fine giornata e l'abbiamo trasformato in un ingrediente per la nostra birra. Una birra artigianale ha solo 3 ingredienti: malto, acqua e lievito. Aggiungendo il pane abbiamo eliminato fino al 30 per cento di malto e aggiunto altri cereali che il pane aveva tra gli ingredienti: grano, frumento e farine integrali".

birra-biova-pane

Sono tre le tipologie di birra ottenute dai mastri birrai: la Bread Kölsch, 4,8% vol dal colore ambrato a causa dell’alta fermentazione, un sapore leggermente fruttato e debolmente amaro tipico delle birre di Colonia; la Bread IPA, 6,2% vol, quella col sapore più caratteristico ottenuto proprio grazie al pane utilizzato e la Bread Cream Ale, 4,2% vol, una birra chiara di facile bevuta.

Tutte e tre produzioni hanno la caratteristica comune dell’elevata sapidità, dovuta al sale presente nel pane utilizzato. Il grano usato per il materiale riciclato ha donato alle birre un sapore molto più corposo, inserendo una quantità di sentori che normalmente non si hanno nelle birre.

Per ogni cotta di Biova ci sono oltre 150 kg di pane recuperato: 150 chili che permettono di diminuire le materie prime come il malto d'orzo del 30%, riducendo l'impatto ambientale. L’obiettivo dei tre ragazzi è di riuscire a esportare questo metodo in altre zone d’Italia, mantenendo la filiera corta e la vocazione ecologica: perché per ogni 2500 litri di Biova prodotta si risparmiano 1365 chili di co2 all'ambiente, una quantità elevatissima rispetto alle altre birre in commercio.