3 Luglio 2021 15:00

Un tesoro a Montalcino: storia della Tenuta Greppo-Biondi Santi, dove nacque il Brunello

Continuiamo il racconto dei grandi vini italiani andando, questa volta, a Montalcino a conoscere la Tenuta Greppo-Biondi Santi, azienda iconica del panorama enologico mondiale. Una storia iniziata con l'Unità d'Italia e che prosegue tutt'oggi anche grazie a importanti cambiamenti. D'altronde Al Greppo si parla di evoluzione e non di rivoluzione.

A cura di Francesca Ciancio
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Ci sono aziende di vino nelle quali è giusto entrare e uscire in punta di piedi. Una di questa è la Tenuta Greppo-Biondi Santi, la cantina più iconica di Montalcino e un pezzo di storia vitivinicola italiana davvero importante. È lo spazio stesso che te lo suggerisce, i vigneti, la cantina con le vecchie botti, la scrivania di Franco Biondi Santi, viene da fare tutto con garbo e grazia mentre ci si muove dentro e fuori le mura. È indubbiamente una forma di rispetto e anche di soggezione verso bottiglie di cui si è spesso sentito parlare, raramente si ha avuto modo di bere.

Fare la storia con il vino, l'origine della Tenuta Greppo

Dobbiamo pensare a una dinastia fatta di pochi uomini molto carismatici che si susseguono – e che arriveranno a disgregarsi – la cui forza è stata quella non solo di guardare a sé ma a tutta Montalcino, un borgo toscano tra i più poveri dell'intera regione fino agli anni ’60 del secolo scorso, assurto poi a uno dei luoghi del vino più famosi al mondo. Molto di questo successo lo si deve proprio a Biondi Santi, il creatore del Brunello, le cui annate di punta scatenano delle vere cacce al tesoro.

Tre sono i vini prodotti, il Rosso di Montalcino, il Brunello di Montalcino e il Brunello di Montalcino Riserva, ottenuto questo dalle vigne più vecchie della tenuta e solo in annate eccezionali. Vere follie si potrebbero fare per la 1955, la 1964 e la 1975. In tutto le riserve sono 39, solo 39 annate a partire dal 1888. L'ultima uscita è la 2012 che ha anche un valore simbolico importante, essendo stata l'ultima realizzata da Franco Biondi Santi, scomparso nel 2013 all'età di 91 anni. In Tenuta si racconta della 1888, aperta nel 1994 alla presenza del Master of Wine Nicolas Belfrage che la definì "deliziosa". Di questa annata esistono ancora due bottiglie custodite gelosamente nella cantina ilcinese.

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In principio c'era solo Santi, Clemente Santi, che nel 1865 iniziò a vinificare il Sangiovese utilizzando botti grandi con l'idea che il suo vino potesse invecchiare. Il primo imbottigliamento, anno 1865, si chiamò Brunello con riferimento al colore del liquido e venne assaggiato all'Esposizione di Parigi nel 1867. Toccherà al nipote, Ferruccio Biondi unire i due cognomi e continuare la sperimentazione del nonno, selezionando un clone specifico di Sangiovese, il Grosso. Nasceva così Il Brunello di Montalcino 100% da uve Sangiovese. Alla notorietà internazionale lavorerà il figlio di Ferruccio, Tancredi, classe 1893, che portò il vino della tenuta Greppo anche sulle tavole di una giovane regina Elisabetta nel 1955. La famiglia inoltre decise di non tutelare il marchio, dando così la possibilità ad altri vignaioli della zona di fare un vino che seguisse l'esempio di Biondi Santi. Anche per questo motivo fu creata una cooperativa e realizzato il disciplinare Doc dettato da Tancredi. A lui si devono anche le prime "ricolmature", ovvero l'aggiunta di vino alle bottiglie che cedono liquido per traspirazione. Sarà lui a ricolmare le Riserve 1888, 1891, 1925 e 1945. Nel solco di Tancredi si muove il figlio Franco, anche lui enologo, anche lui lungimirante e appassionato. Fa una ricerca certosina sui cloni aziendali e arriva a individuare il BBS11, il Brunello Biondi Santi più resistente alle crittogame.

Il presente della Tenuta Greppo

Le ultime due generazioni dei Biondi Santi, Jacopo e Tancredi, non fanno parte più della tenuta montalcinese e l'azienda fondata da Clemente Santi è oggi proprietà di Christopher Descours, capo del gruppo francese EPI, che possiede Charles Heidsieck Champagne, Piper Heidsieck Champagne e altre prestigiose proprietà vinicole. Nel rispetto della storia e delle innovazioni che si sono susseguite al Greppo si continua a tener ben presenti gli insegnamenti della famiglia e a fare cambiamenti con passo felpato. L'azienda si estende su circa 150 ettari, con meno di trenta ettari di vigneto, diviso su tre siti diversi, dove Il Greppo rappresenta l'appezzamento storico piantato da Tancredi nel 1936. Oggi come allora si parla di botti grandi di rovere di Slavonia, di lieviti indigeni, densità alta in vigna e diminuzione delle rese, tutte scelte già fatte tempo addietro.

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Nella Tenuta anticipata da un bellissimo viale di cipressi non è mai soffiato il vento della moda dei Supertuscan e, dunque, uve come Merlot e Cabernet Sauvignon non hanno mai avuto asilo da queste parti. La nuova direzione ha puntato su importanti investimenti in vigna e in cantina, lavorando sulle parcellizzazioni sia dei vigneti che del vino proveniente dai singoli appezzamenti, vendemmiati singolarmente. Sono stati acquistati tini più piccoli, in rovere e cemento, per consentire le singole vinificazioni e alcune importanti novità si sono affacciate nel futuro del Greppo, come la nascita dei grandi formati, cosa mai fatta dalla famiglia, che vede il Brunello Biondi Santi proposto in versioni da un litro e mezzo, tre litri e sei litri. L’"uomo al comando”, ma con un folto team di persone accanto a lui, è Giampiero Bertolini, Ceo della società. A lui abbiamo voluto porre qualche domanda sul presente e sul futuro della Biondi Santi. E, per chiudere, una curiosità.

Per la presentazione dell’annata di Brunello 2015 avete “osato” abbinare la vostra etichetta a tartare di pesce e cruditè ittiche preparate dal ristorante Langosteria di Milano. Solo una provocazione o un tassello in più nel cambiamento del brand?

“In realtà penso che la collaborazione con Langosteria sia perfettamente in linea con ciò che è sempre stato il posizionamento di Biondi-Santi nella ristorazione di livello. Quello che stiamo cercando di fare ora, puntando a una cucina non solo di terra, ma anche di mare, è fare vedere al mondo quanto sia versatile il nostro Brunello. Va bene la bistecca fiorentina come abbinamento, ma possono andare bene anche una tartare di tonno o una pasta alla polpa di granchio. È per noi un messaggio importante che stiamo diffondendo a livello di stampa, trade e consumatori. A inizio giugno abbiamo per esempio presentato il Brunello di Montalcino 2015 e la Riserva 2013 alla clientela romana dove abbiamo spaziato dal pesce al topinambur fino al Bbq, proprio per fare vedere che la freschezza e naturale sapidità del nostro vino ben si presta agli usi più diversi. Quando abbiamo cominciato a servire i nostri vini al bicchiere al ristorante di Langosteria a Milano non sapevamo ancora dei loro piani di aprire a Parigi, ma è per noi stato un passo naturale accompagnare il marchio anche nell’esordio all’estero, visto che l’ambizione di entrambi è quella di portare nel mondo l’eccellenza italiana, il nostro “gusto del buono”, basato sulle materie prime e sulla lavorazione artigianale".

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Quanto un marchio così prestigioso “frena” nel cambiamento? E quanto peso hanno avuto le critiche di chi era in disaccordo sul cambio di proprietà?

Bisogna sempre ascoltare le voci di chi ci sta attorno. È naturale che siano state dette molte cose su Biondi-Santi a seguito dell’acquisto aziendale da parte di Christofer Descours alla fine del 2016. Il marchio occupa un posto speciale nella storia vitivinicola italiana. Per molti è un orgoglio nazionale, e tutti avevano paura di cosa potesse portare il futuro con la cessione dell’azienda a una famiglia francese. Io sono arrivato in azienda nel 2018 e ho passato moltissimo tempo a incontrare giornalisti, clienti e consumatori, per spiegare loro cosa stesse succedendo. Ho spiegato la visione che ha il proprietario per il futuro di Biondi-Santi: continuare a costruire sulle fondamenta storiche aziendali affinché il brand si affermi tra le migliori aziende a livello mondiale, o meglio, tra le aziende più desiderate. La visione è a lungo termine e prevede molti investimenti a livello di produzione, per assicurarci di avere tutti i mezzi e la conoscenza indispensabili per sostenere e allevare ancora l’eccellenza per cui è conosciuta Biondi-Santi. Il nostro motto è “Evoluzione, non Rivoluzione”. Andiamo avanti come è sempre andata avanti l’azienda, evolvendosi con il tempo, ma con l’obiettivo di mantenere lo stile dei vini che tutti noi conosciamo. È un processo lungo, ma quando le persone stanno con noi e toccano con mano quello che facciamo, credo capiscano quanto sia stato importante per Biondi-Santi la nuova infusione di energia arrivata con la nuova proprietà. Quindi, parlare è importante, così come lo è ascoltare e condividere.

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Si parla solo di uomini nella storia di Biondi Santi, ma cosa si sa delle donne di famiglia?

Si parla sempre degli uomini nella storia di Biondi-Santi, perché come da tradizione familiare il timone aziendale veniva sempre passato di padre in figlio. Il figlio maggiore di ogni generazione ha sempre studiato enologia per questa ragione. Detto questo, ci sono state molte donne forti nella storia di Biondi-Santi. È ancora in vita la Signora Maria Flora, moglie di Franco Biondi Santi, che oltre a portare con sé, nel matrimonio con Franco, dei terreni e delle vigne atte a Brunello, permettendo all’azienda di crescere, è conosciuta per il suo carattere spiccato, che ha sempre sostenuto il marito nella sua difesa del Brunello di Montalcino. Per lei Franco aveva prodotto un rosato, vino che le piaceva molto.

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