
Un'inchiesta del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung ha riacceso i riflettori su un mondo che unisce da decenni Italia, Germania e Brasile: quello delle gelaterie artigianali italiane oltralpe. Il reportage racconta le testimonianze di lavoratori brasiliani di origine italiana che descrivono turni massacranti, paghe non sempre corrispondenti alle ore effettivamente svolte e condizioni contrattuali poco trasparenti. La notizia ha scatenato reazioni immediate in Italia, in particolare in Veneto, terra da cui è partita gran parte della tradizione gelatiera che oggi anima le città tedesche.
Italia, Brasile e Germania: un flusso migratorio poco conosciuto
Al centro dell'indagine c'è un flusso migratorio poco conosciuto ma radicato nel tempo. Ogni anno, con l'arrivo della stagione estiva, migliaia di cittadini brasiliani lasciano il proprio Paese per raggiungere la Germania e lavorare nelle gelaterie gestite da famiglie italiane, per poi tornare in Brasile una volta conclusa la stagione, generalmente tra marzo e ottobre.
Molti di loro provengono da Urussanga, comune nel sud del Brasile fondato da emigrati veneti, in particolare originari del Bellunese. Il legame tra i due territori affonda le radici in una delle pagine più dolorose della storia italiana: la tragedia del Vajont del 1963, che devastò Longarone e i paesi limitrofi. Proprio a partire da quel dramma, i contatti tra le famiglie emigrate in Brasile e quelle rimaste in Italia si intensificarono, portando nel 1991 al gemellaggio ufficiale tra Longarone e Urussanga.
Da quel legame è nato negli anni un vero e proprio circuito di lavoro stagionale: i discendenti degli emigrati italiani, spesso in possesso della cittadinanza italiana ereditata dagli antenati, trovano nel passaporto europeo una via d'accesso privilegiata al mercato del lavoro tedesco. Secondo quanto riportato dal quotidiano, però, le condizioni sarebbero tutt'altro che agevoli: gli stipendi si aggirerebbero intorno ai 1.800 euro netti mensili, con un giorno di riposo settimanale previsto.
Diverse testimonianze raccolte dai giornalisti, però, parlano di realtà differenti: orari che arriverebbero a superare le 12-14 ore giornaliere, settimane lavorative distribuite su sei giorni, compensi versati parzialmente in contanti e non dichiarati, contratti formalmente part-time a fronte di un impegno a tempo pieno. In alcuni casi, sempre secondo l'inchiesta, la perdita del posto di lavoro comporterebbe anche quella dell'alloggio messo a disposizione dal datore di lavoro, aggravando la condizione di precarietà dei lavoratori.
Interviene Luca Zaia: "I gelatieri italiani vanno difesi"
La pubblicazione dell'inchiesta ha provocato una rapida presa di posizione da parte delle istituzioni venete, storicamente legate al settore. L'ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, all'agenzia Ansa, ha ribadito la necessità di difendere i gelatieri veneti e italiani attivi in Germania: "I gelatieri vanno difesi senza se e senza ma. Trasformare eventuali singoli casi in un’accusa generalizzata contro un’intera categoria significa offendere generazioni di uomini e donne, e insieme a loro una parte importante della storia della nostra terra, che ha saputo far vedere al mondo cosa significhi emigrare con rispetto e voglia di integrazione in un altro Paese”.
Zaia ha ricordato che il settore dà lavoro a circa 22 mila persone in territorio tedesco, contribuendo a diffondere nel mondo un prodotto identificato come simbolo del made in Italy. Pur riconoscendo che eventuali irregolarità vadano accertate e sanzionate, Zaia ha voluto esprimere piena solidarietà alla categoria, evidenziando il contributo storico delle famiglie del Cadore, della Val di Zoldo, del Bellunese e del Trevigiano allo sviluppo dell'artigianato del gelato oltralpe.

Sulla stessa linea si è espresso Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo e figlio d'arte nel settore gelatiero, oltre che fratello del presidente dell'associazione storica dei gelatieri italiani in Germania. Intervistato dal Corriere delle Alpi, ha parlato di un attacco ingeneroso rivolto all'intera categoria, pur ammettendo che possano esistere singoli casi di violazione delle norme sul lavoro, come del resto accade in qualsiasi settore produttivo. Secondo il sindaco, però, generalizzare simili episodi fino a colpire l'immagine di migliaia di imprenditori onesti risulterebbe profondamente scorretto.