
Conosciuta con il nome popolare di pesce ragno, la tracina più che essere nota in cucina per la sua polpa soda, protagonista di zuppe saporite e dal mood vacanziero, compare agli onori della cronaca durante la stagione estiva per le fastidiose ferite che può provocare agli ignari bagnanti che per sbaglio entrano in contatto con i velenosi aculei dorsali, un po’ come succede in spiaggia o sugli scogli con i ricci di mare e le meduse. Non si tratta, però, di un pesce pericoloso in cucina: se adocchi una tracina in pescheria non lasciartela sfuggire, perché è magra, digeribile, ricca di proteine e di omega-3.
Che cos’è la tracina, il pesce che punge
Più che tracina, sarebbe meglio dire tracine: proprio come capita con numerosi pesci (a partire dai comuni sogliola e merluzzo), non siamo di fronte a una singola specie, ma a una serie (in questo caso nove) che popola diversi mari, dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico orientale, passando per il Mare del Nord e il Mar Nero. All’interno del mare nostrum, tra le coste spagnole, italiane e africane, sono maggiormente diffuse quattro specie: il Trachinus drago (tracina drago), il Trachinus araneus (tracina ragno), il Trachinus radiatus (tracina raggiata) e l’Echiichthys vipera (tracina vipera) che appartengono tutte alla famiglia delle Trachinidae. Sebbene abbiano caratteristiche uniche che le differenziano l’una dalle altre, sono accomunate da un corpo allungato e compresso ai lati (che va dai 15 cm ai 40 cm), una testa grande con bocca ampia e occhi entrambi rivolti verso l’alto e tonalità che favoriscono il mimetismo nella sabbia, solitamente a profondità di 10-30 metri, con colori che vanno dal grigio-beige al marroncino attraversati da striature e macchioline più scure o che prendono sfumature azzurre e gialle. Senza dimenticare il particolare più importante: le spine dorsali appuntite (da 5 a 7) poste nella zona anteriore che funzionano come aculei pronti a infilzare la preda o il nemico, rilasciando un potentissimo veleno che stordisce.

Proprietà della tracina: digeribile e ricca di omega-3
Dal punto di vista nutrizionale, la tracina è un pesce che offre un buon apporto proteico ed è facilmente digeribile. I lipidi presenti sono in larga parte rappresentati dagli acidi grassi insaturi (quelli considerati “buoni”). Non mancano, inoltre, micronutrienti quali vitamina A, calcio, ferro, selenio e zinco. Riassumendo, possiamo dire che i maggiori benefici di questa tipologia di pesci rientrano in quelli che comunemente si associano alle specie ittiche dalle carni bianche e magre a cui si unisce un'interessante percentuale di omega-3.
1. Amica del cuore
La presenza di EPA e DHA è uno dei principali punti di forza della tracina, messi in luce da uno studio spagnolo di diversi anni fa che analizzava in particolare la composizione della tracina drago. Questi acidi grassi polinsaturi appartengono alla famiglia degli omega-3 e si rivelano utili al benessere generale dell’organismo, tra cui la protezione del sistema cardiovascolare contro le infiammazioni.
2. Alleata di cervello e vista
Omega-3 e vitamina A sono importanti per il cervello e la vista, garantendo le funzioni cognitive e quelle visive, oltre a rafforzare il sistema immunitario.
3. Ricca di minerali
Anche l’insieme dei minerali gioca la loro parte: un apporto quotidiano di ferro, zinco, calcio e selenio è fondamentale per il metabolismo energetico, per contrastare la formazione di radicali liberi in chiave antiossidante, e per la salute di ossa e denti.
4. Fonte di proteine
Grazie al buon contenuto proteico ad alto valore biologico, la tracina fornisce gli aminoacidi necessari al normale mantenimento dei muscoli e dei tessuti. Per questo motivo può essere una scelta adatta a chi pratica attività sportiva, per variare maggiormente la propria alimentazione.

Controindicazioni: il veleno della tracina
Quando si definisce la tracina come pericolosa, ci si riferisce al suo veleno che, però, non rende il pesce tossico a livello di alimento. I pesci ragno, infatti, sono assolutamente sicuri come cibo: diventano temibili, invece, quando si viene punti dai loro aculei, situazione che si verifica piuttosto frequentemente quando i pesci si sentono minacciati e, di conseguenza, attaccano. Le sostanze velenose, tra cui spicca la dracotossina, si concentrano nelle spine dorsali di tutte le tracine, con l’Echiichthys vipera che viene considerata quella dal contenuto più potente, nonostante abbia dimensioni ridotte rispetto a tutte le altre. Come funziona? Il più delle volte il bagnante non si accorge del pesce che si confonde nel fondale e avvicinandosi troppo viene preso di mira sulla pianta del piede, oppure capita che a essere colpite siano le mani. Il dolore è immediato, molto intenso e può durare parecchie ore, con gonfiore e rossore che si estendono a tutto l’arto: come specificato dall’Istituto Superiore di Sanità, tra le sostanze contenute nel veleno ci sono anche istamina e serotonina, che amplificano la sensazione di panico post puntura: tra i sintomi possono verificarsi anche nausea, vomito, vertigini e febbre e, in questi casi, è consigliato recarsi al pronto soccorso. Una soluzione tempestiva è quella di mettere il piede o la mano nell’acqua calda (37 °C – 45 °C) in quanto le tossine sono termolabili e si distruggono al contatto con il calore: per questo, anche la sabbia calda genera sollievo.

Usi in cucina: perfetta per le zuppe
Lo abbiamo accennato in precedenza: la tracina è un pesce molto diffuso nel Mediterraneo e compare lungo le coste di tutti i nostri mari, con una maggiore presenza nell’Adriatico: è un pesce povero, disponibile tutto l’anno – la riproduzione avviene durante la bella stagione – e le specie non sono considerate a rischio. Gastronomicamente, la polpa è soda, saporita e regge bene le cotture prolungate in umido, diventando una delle specie ittiche più adatte alle zuppe e ai sughi con pomodoro fresco, erbe aromatiche, olive e capperi, e quelle arrosto, al cartoccio, ottima da profumare con vino bianco bianco e limone e da accompagnare con pomodorini e patate al forno. Per evitare di ferirsi con gli aculei nel momento della pulizia il consiglio è quello di munirsi di un paio di guanti resistenti e di rimuoverli tagliandoli con le forbici, eliminandoli definitivamente. Le tracine hanno una lisca centrale robusta (da conservare per insaporire il brodo) e tante piccole, ma tenaci, spine secondarie che vanno rimosse con cura con una pinzetta.