Il blocco degli autotrasportatori contro il caro gasolio, cominciato il 16 ottobre, sta mettendo in difficoltà i supermercati di diverse regioni del Sud, dove le consegne sono rallentate o ferme e gli scaffali cominciano a svuotarsi. Tra le situazioni più critiche documentate c'è quella del Napoletano: un punto vendita ha già annunciato la sospensione delle vendite e alcune catene temono di dover chiudere se i rifornimenti non riprenderanno. "Senza merce non ha senso stare aperti", avverte l'amministratore delegato di una delle insegne coinvolte.
I supermercati che rischiano di chiudere
A raccontare la situazione è Francesco Siciliano, amministratore delegato di Flor do Cafè, catena napoletana che fino a lunedì aveva retto meglio di altre grazie a solide riserve di magazzino.
Secondo le previsioni dell'azienda, le scorte di ortofrutta nei negozi del marchio sono ormai prossime all'esaurimento: "Riusciremo a resistere ancora un paio di giorni al massimo, dopodiché dobbiamo sperare che arrivino nuove scorte. Se non c'è una svolta arriveremo al punto che dovremo chiudere. Se non abbiamo più merce da vendere non ha senso stare aperti". Nel Napoletano un altro negozio, di cui non è stato reso noto il nome, ha già diffuso alla clientela un avviso di sospensione delle vendite fino al 25 ottobre, salvo ripresa delle consegne.
A sparire per primi sono stati i prodotti freschi, trascinandosi dietro tutto il resto: "Inevitabilmente i freschi sono quelli che risentono di più subito della mancanza di approvvigionamenti. Tutto il confezionato, tutto l'industriale, piano piano andrà anche quello a finire", ha chiosato Siciliano.
Sole 365, mille pedane di freschi verso il macero
Il paradosso della crisi sta nei depositi pieni a pochi metri dai banchi vuoti.
Mario Gasbarrino siede nel consiglio di amministrazione di AP Commerciale, la società che controlla il marchio Sole 365, con circa 135 negozi in Campania e un giro d'affari di trenta milioni di euro alla settimana. Dal deposito principale, racconta, non entra né esce un mezzo gommato da venerdì scorso.
Dentro quel magazzino giacciono mille pedane di prodotti freschi per un valore di circa due milioni di euro, destinate al macero se i mezzi non ripartiranno. Gasbarrino definisce i commercianti "i veri danneggiati" della vicenda, lamentando il trattamento riservato alla categoria, a suo giudizio fatta di "figli di un dio minore".

Eleonora Graffione, presidente del consorzio Coralis, riconosce le ragioni degli autotrasportatori, ma avverte: i prodotti freschi durano dieci o venti giorni, quindi rischiano di essere gettati prima ancora di raggiungere gli scaffali, con evidenti ricadute sui prezzi finali.
Cosa manca negli scaffali dei supermercati
Se i banchi del fresco del Sud sono ridotti all'osso e la frutta e verdura risulta introvabile, ci arrivano segnalazioni anche dal Centro portando la conta delle regioni coinvolte a sette, Lazio compreso, mentre al Nord il blocco comincia a pesare sui prezzi.
Alla scarsità di merce si somma la corsa alle scorte, con la farina presa d'assalto, le uova esaurite e il reparto delle conserve ormai depredato. Per Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, i punti vendita della regione hanno i ripiani riforniti praticamente a metà.
Quando tornerà la normalità tra gli scaffali
In alcune regioni del Sud i trasportatori hanno annunciato l'intenzione di proseguire i presidi almeno fino al 27 ottobre, data prevista per un nuovo confronto con il governo. Il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha intanto parlato di uno "sblocco di circa un miliardo di euro" per il settore.
Il ritorno alla normalità, però, non coinciderà con la fine dello stop, perché secondo il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli serviranno almeno due o tre giorni per riportare il flusso dei trasporti alla normalità.