
Da giorni gli autotrasportatori protestano contro il caro carburante. Venerdì 16 ottobre i presìdi hanno rallentato o bloccato gli accessi autostradali sia sull’Autostrada del Sole (A1), nei pressi degli svincoli di Napoli Nord, Caserta Sud e Caserta Nord, sia sulla A30 Caserta-Salerno, all'altezza di Palma Campania, Sarno e Nocera-Pagani. Dopo Puglia e Calabria, la mobilitazione è arrivata con forza anche in Campania. Dietro le proteste c’è una catena di rincari: la crisi energetica, legata all’instabilità internazionale, ha fatto salire i costi di produzione e trasporto delle merci.
Le aziende hanno scaricato parte della spesa sui listini e per molte famiglie, soprattutto nelle aree dove il reddito ristagna da anni, fare la spesa diventa sempre più difficile. Secondo l’Istat l’inflazione a Napoli è al 4,4%, sopra la media nazionale del 4,2%. Nel capoluogo campano i beni alimentari sono rincarati del 3,3%, mentre acqua, elettricità e gas segnano un +12,7% e i trasporti un +10,1%. Gli effetti più immediati si vedono nei punti vendita. Con i camion fermi, le consegne rallentano e in alcuni supermercati le scorte potrebbero bastare soltanto fino a questa sera. Per ora non si registrano assalti di massa all'interno dei supermercati, ma l'incertezza cresce: molto dipenderà anche dall'incontro di domani con il Governo.
Scorte ridotte e paure dei consumatori
Il pericolo maggiore riguarda i prodotti freschi. Frutta, verdura, latte e carne richiedono rifornimenti frequenti e non possono restare a lungo in magazzino o sui mezzi di trasporto. Se i tir non riprenderanno a circolare con regolarità, gli scaffali di questi reparti rischiano di svuotarsi rapidamente. Il problema colpisce anche chi produce: la merce ferma nei luoghi di raccolta rischia di deteriorarsi prima di arrivare ai negozi.
Non si registrano corse generalizzate agli acquisti, ma tra i consumatori cresce l’ansia per la disponibilità dei beni essenziali. Qualcuno ha cercato rassicurazioni perfino in farmacia, temendo ritardi nella distribuzione dei medicinali. Va tuttavia ricordato che, per legge (ai sensi della normativa sui servizi pubblici essenziali), il trasporto di farmaci e presidi sanitari rientra tra le categorie protette escluse dai blocchi, e la continuità delle consegne resta garantita.

C’è poi un paradosso, segnalato dagli osservatori a proposito di Napoli: in alcune zone gli scaffali potrebbero restare pieni, ma per la ragione opposta. Se i prezzi continueranno a salire, molte famiglie non potranno più permettersi di acquistare. La questione, inoltre, non si ferma al Sud. Al momento i presìdi si concentrano nelle regioni meridionali e non risultano blocchi analoghi in Piemonte. Ma il trasporto su gomma è il canale principale per la distribuzione alimentare in tutto il Paese. Un aumento prolungato dei costi, oppure uno stop delle forniture nelle aree produttive, potrebbe tradursi in ritardi e in nuove pressioni sui prezzi anche al Nord.
Scomparse soprattutto verdure, ma incide anche il clima
Chi fa la spesa da qualche settimana l’avrà notato: il reparto ortofrutta appare più spoglio e le insalate in busta, in particolare, sono diventate difficili da trovare. Valeriana, misticanza e lattughino spariscono dal banco frigo e il vuoto non si colma nemmeno tornando il mattino dopo. In alcune catene del Centro-Nord sono comparsi cartelli per avvisare i clienti: a causa del clima nelle zone di produzione, alcuni ortaggi potrebbero essere disponibili in quantità ridotta.
Le difficoltà legate al settore, però, precedono lo sciopero dei trasportatori. Alcune materie prime, come per esempio l'insalata, scarseggiano anche per altri motivi e bisogna ritornare a quest'estate. Temperature molto alte e lunghi periodi di siccità hanno stressato le colture, riducendo quantità e qualità dei raccolti. Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori della Campania, gli scarti in alcune produzioni sono saliti al 20-30%. Il clima ha inoltre aumentato il bisogno di irrigazione, con ricadute sui consumi energetici delle aziende agricole.

Francesco Castelluccio, responsabile dell’area tecnica di Cia Campania, parla di una situazione senza precedenti recenti: in dieci-quindici anni non si era mai vista una concomitanza così pesante di fattori negativi. Il commissario Stefano Di Marzo aggiunge che gli scaffali vuoti sono soltanto l’ultimo anello visibile di una difficoltà nata nei campi: se produrre non conviene più, il cibo comincerà a scarseggiare.
Quando e come potrebbe finire il caos
Una prima svolta potrebbe arrivare domani. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le rappresentanze degli autotrasportatori alle 15:00 a Milano, insieme al viceministro Edoardo Rixi e alle sigle autonome di Calabria, Sicilia e Puglia. Il confronto è stato anticipato rispetto al calendario iniziale. La convocazione non ha però fermato la mobilitazione. I calabresi hanno annunciato che il presidio proseguirà almeno fino a mezzanotte di martedì e che, in assenza di risposte concrete, la protesta potrebbe intensificarsi.
Per le verdure, invece, i tempi dipendono dai campi. Secondo una stima di Confcooperative di metà settembre, servirebbe circa un mese per riportare alla normalità i volumi delle insalate di serra. Se la previsione fosse confermata, la situazione tornerebbe a regolarizzarsi tra fine ottobre e inizio novembre.
Un ritorno degli scaffali alla normalità non chiuderebbe però la partita. Finché restano alti i costi di energia, trasporto e produzione, nuove carenze e prezzi più cari sono un rischio concreto. Anche Coldiretti avverte: se la scarsità di piogge dovesse prolungarsi, il conto dei danni climatici potrebbe aggravarsi. Nelle prossime ore si capirà se la protesta rientrerà oppure se i disagi sono destinati a crescere.