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16 Ottobre 2026 10:40

Spesa alimentare, 228 euro in più all’anno per le famiglie: aumentano soprattutto caffè, acqua e pesce

In Italia 5 milioni e 435mila persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Secondo gli ultimi dati Istat, il cibo pesa soprattutto sul bilancio delle famiglie in Calabria (28,9%), mentre l’incidenza più bassa si registra in Trentino-Alto Adige (16,1%).

A cura di Francesca Fiore
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Fare la spesa costa sempre di più agli italiani: secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 le famiglie hanno speso in media 552 euro al mese per alimenti e bevande analcoliche, 19 euro in più rispetto alla spesa mensile del 2024, equivalenti a 228 euro su base annua. A registrare gli aumenti maggiori sono soprattutto le spese per caffè, acqua e pesce, ma anche carne, oli e latticini. E mentre il costo del carrello continua a pesare sui bilanci familiari, quasi tre famiglie su dieci dichiarano di aver ridotto la quantità o la qualità del cibo acquistato. È quanto emerge dal rapporto "Le spese per i consumi delle famiglie – Anno 2025″, pubblicato dall'Istat a ottobre 2026, che fotografa come sono cambiate le abitudini di consumo degli italiani e quali voci incidono maggiormente sui bilanci familiari.

Quali alimenti registrano gli aumenti maggiori

Nel 2025 la spesa media mensile per alimenti e bevande analcoliche è cresciuta del 3,6%, passando da 533 a 552 euro, anche per effetto dell'aumento dei prezzi alimentari, pari al 3%. Guardando alle singole categorie, gli incrementi più consistenti della spesa riguardano il caffè (+14,6%), seguito dall'acqua confezionata (+8,3%) e dal pesce (+7,8%). Aumenti significativi anche per oli e grassi (+6,7%), tè e infusi (+6,7%), carne (+5,4%) e latte, latticini e uova (+4,2%). Le percentuali si riferiscono alle somme spese dalle famiglie, non direttamente ai rincari dei singoli prodotti, e possono quindi dipendere sia dall'andamento dei prezzi sia dalle quantità acquistate.

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A crescere non è soltanto l'importo destinato agli acquisti alimentari, ma anche il suo peso sul bilancio delle famiglie. Nel 2025 il cibo ha assorbito in media il 19,8% della spesa complessiva, contro il 19,3% dell'anno precedente. Un aumento che assume ancora più rilevanza se confrontato con l'andamento dei consumi generali: la spesa media mensile delle famiglie italiane, considerando tutti i beni e servizi, è stata di 2.782 euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 2.755 euro del 2024. Questo significa che, mentre la spesa complessiva è rimasta pressoché invariata, quella destinata agli alimenti è aumentata in misura maggiore. Anche la spesa per beni non alimentari è rimasta stabile, attestandosi a 2.230 euro mensili.

Quasi tre famiglie su dieci riducono la spesa alimentare

L'aumento della spesa si accompagna a un cambiamento nelle abitudini di acquisto. Secondo l'Istat, il 29,4% delle famiglie italiane dichiara di aver limitato la quantità o la qualità del cibo acquistato, mentre il 33,8% ha ridotto gli acquisti di bevande. In altre parole, quasi tre famiglie su dieci hanno cercato di contenere la spesa alimentare comprando meno prodotti o modificando la qualità degli acquisti. Il rapporto non specifica quali alimenti siano stati sacrificati maggiormente, ma mostra come il risparmio continui a interessare anche una voce essenziale come quella del cibo. Rispetto al 2024 si registra comunque un miglioramento: la percentuale di famiglie che ha ridotto la spesa alimentare è passata dal 31,1% al 29,4%, mentre quella relativa alle bevande è scesa dal 35,3% al 33,8%.

Le rinunce, però, non riguardano soltanto gli alimenti. Tra le voci su cui gli italiani cercano maggiormente di risparmiare ci sono abbigliamento e calzature, con il 43,8% delle famiglie che dichiara di averne limitato gli acquisti, escludendo quelle che non hanno sostenuto questa spesa.  Nel Mezzogiorno la percentuale sale al 52,1%.

Il rapporto segnala inoltre cambiamenti nelle abitudini di acquisto relative alla sanità, alla cura e igiene personale, ai carburanti e ai viaggi: dati che mostrano come molte famiglie intervengano su diverse voci del bilancio domestico, cercando di contenere le uscite, anche se rispetto al 2024 diminuisce la quota di chi dichiara di aver limitato gli acquisti alimentari.

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Chi spende di più per mangiare e su cosa

La spesa alimentare cambia sensibilmente in base al numero dei componenti della famiglia e al luogo in cui si vive. Le coppie con tre o più figli, per esempio, destinano in media 864 euro al mese ad alimenti e bevande analcoliche, pari al 23,8% della spesa complessiva. Una quota molto più elevata rispetto a quella delle giovani coppie senza figli, nelle quali la persona di riferimento ha tra i 18 e i 34 anni: in questo caso la spesa alimentare media è di 459 euro al mese e rappresenta il 13% dei consumi totali. Il rapporto evidenzia inoltre che, all'aumentare del numero dei componenti, cresce il peso dei prodotti alimentari sul bilancio familiare, perché si tratta di una spesa su cui è più difficile ottenere gli stessi risparmi possibili per altre voci, come quelle relative all'abitazione.

Anche le differenze territoriali sono importanti. Nel Sud Italia gli alimenti e le bevande analcoliche assorbono il 25,4% della spesa familiare, mentre nelle Isole la percentuale è del 24,1% e nel Nord-ovest si ferma al 17,7%. La regione in cui il cibo pesa maggiormente sul bilancio domestico è la Calabria, con il 28,9%, mentre la quota più bassa si registra in Trentino-Alto Adige, con il 16,1%. Questo non significa necessariamente che le famiglie del Sud acquistino più alimenti o spendano importi maggiori: al contrario, l'Istat evidenzia come nei territori con disponibilità economiche generalmente più contenute una parte più consistente dei consumi venga destinata ai bisogni essenziali, tra cui proprio il cibo. A confermarlo sono anche i dati sulla spesa complessiva, che nel 2025 ha raggiunto in media 3.087 euro mensili nel Nord-est, contro i 2.215 euro del Sud.

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Il peso degli acquisti alimentari emerge anche osservando la condizione lavorativa delle famiglie. Nel 2025 la spesa per cibo e bevande analcoliche è aumentata del 15,1% tra i nuclei in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione, mentre è cresciuta del 6,5% tra quelli con una persona di riferimento inattiva ma non pensionata e del 3,5% nelle famiglie di pensionati. Incrementi che non indicano necessariamente un miglioramento della capacità di acquisto, ma che mostrano come anche i nuclei economicamente più vulnerabili abbiano dovuto destinare somme maggiori agli alimenti.

A completare il quadro sono i dati del "Rapporto La povertà in Italia – Anno 2025", pubblicato dall'Istat il 15 ottobre 2026. Nel nostro Paese 5 milioni e 435mila persone vivono in condizioni di povertà assoluta, tra cui 1 milione e 136mila minori. Si tratta di famiglie la cui spesa per consumi non raggiunge la soglia necessaria per soddisfare i bisogni essenziali, compresa l'alimentazione. La povertà assoluta resta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, ma i dati sui consumi mostrano che una parte importante delle famiglie continua a dover prestare particolare attenzione a quanto spende per mangiare, arrivando in molti casi a ridurre la quantità o la qualità dei prodotti che mette nel carrello.

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