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21 Agosto 2026 15:00

Si possono lavare i piatti con la candeggina? Rischi e regole da seguire

La candeggina viene da sempre associata all’idea di massima igiene, ma non è sempre garanzia di sicurezza: un uso scorretto, infatti, può diventare pericoloso. Come ti devi comportare quando si tratta di usarla in cucina, per piatti, stoviglie e superfici? Ecco le regole, i rischi e quando evitare di utilizzarla.

A cura di Martina De Angelis
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La candeggina è uno dei prodotti più conosciuti e utilizzati nelle case di tutto il mondo. Chiamata anche varechina, è una soluzione acquosa di ipoclorito di sodio, un liquido giallo chiaro con un forte odore di cloro, usato in casa per pulire, disinfettare e sbiancare diversi oggetti e superfici. Per il suo forte potere di eliminare i microrganismi, la candeggina è associata da sempre all’idea di massima igiene, diventando un prodotto immancabile nell’economia domestica. Questa familiarità col prodotto, però, ha creato anche un po’ di confusione su quando sia giusto usarlo e quando sarebbe meglio non farlo. Ognuno ha sviluppato una sua linea di pensiero del tutto personale, spesso basata solo sull’abitudine: per alcuni rappresenta una garanzia di sicurezza in ogni situazione, mentre per altri è un prodotto da evitare per i possibili rischi legati a un uso scorretto.

Il dibattito diventa particolarmente acceso quando si parla di cucina, stoviglie e superfici che entrano in contatto con gli alimenti. In questo ambito, infatti, si incontrano due esigenze fondamentali: da una parte la necessità di mantenere elevati livelli di igiene, dall'altra quella di utilizzare i prodotti chimici in modo proporzionato, consapevole e sicuro. Nessuna delle due fazioni ha completamente ragione o completamente torto. La candeggina non è un prodotto "buono" o "cattivo", può essere sia un valido alleato sia un elemento di pericolo: tutto dipende dal comprendere quale sia il suo corretto uso all'interno delle pratiche quotidiane di igiene. Scopriamo, basandoci su quello che dice la scienza, quale può essere il ruolo della candeggina nella pulizia della cucina, quali criteri ne determinano un utilizzo corretto e quali sono i comportamenti che possono compromettere la sicurezza.

Si possono lavare i piatti con la candeggina?

Rispondiamo subito al grande quesito che crea tanta confusione: si possono lavare i piatti con la candeggina? In linea teorica sì, è possibile farlo, ma non quotidianamente, solo in circostanze specifiche e con modalità ben diverse da quelle di un normale lavaggio. Ricorda sempre, infatti, che la candeggina non è un normale detersivo: è un disinfettante, ideato per ridurre la carica microbica sulle superfici, non per rimuovere grasso, residui alimentari e sporco. Questa distinzione, apparentemente semplice, è il punto su cui convergono tutte le principali autorità sanitarie internazionali ed è anche la ragione per cui l'argomento genera spesso confusione.

Pulire e disinfettare sono due operazioni differenti e complementari. La detersione, effettuata con acqua e detergente, ha lo scopo di eliminare lo sporco visibile e la maggior parte dei microrganismi mediante un'azione prevalentemente meccanica e chimica. La disinfezione, invece, interviene successivamente per inattivare i microrganismi residui attraverso l'impiego di sostanze biocide. Le evidenze scientifiche dimostrano che la presenza di materiale organico, come residui di cibo, grassi o proteine, riduce significativamente l'efficacia dell'ipoclorito di sodio. Se è necessario procedere con una disinfezione, la procedura corretta richiede che prima si effettui una detersione con un normale detersivo, e solo in un secondo momento si passi alla disinfezione con la candeggina.

La convinzione che la candeggina sia il prodotto "più igienico" per qualsiasi situazione deriva in parte dalla sua elevata efficacia come disinfettante, ampiamente documentata in ambito sanitario e alimentare. Tuttavia, proprio questa reputazione ha favorito l'idea che possa sostituire il normale detergente per piatti. Al contrario, nella vita quotidiana, la semplice detersione con acqua calda e un comune detersivo è sufficiente per la pulizia  delle stoviglie che sporchi cucinando e mangiando, mentre la disinfezione rappresenta una misura aggiuntiva, da riservare a circostanze nelle quali esista un reale rischio microbiologico.

È proprio questa differenza tra necessità percepita e necessità reale a rendere il tema così divisivo. Da una parte vi è una tradizione domestica, tramandata da generazioni, che attribuisce alla candeggina un ruolo quasi universale nell'igiene della casa; dall'altra, la moderna letteratura scientifica distingue chiaramente tra pulizia e disinfezione e invita a utilizzare ciascun prodotto esclusivamente per la funzione per cui è stato progettato.

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Candeggina: quando e come puoi usarla per igienizzare stoviglie e superfici

L'ipoclorito di sodio, principio attivo della maggior parte delle candeggine domestiche, è uno dei disinfettanti più studiati e utilizzati al mondo. La sua efficacia nei confronti di batteri, virus e numerosi funghi è ampiamente documentata, tanto da essere impiegata in ambito sanitario, alimentare e nella potabilizzazione dell'acqua. Tuttavia, il fatto che sia un ottimo disinfettante non significa che possa essere utilizzato su qualsiasi superficie o in qualsiasi concentrazione.

Nell'Unione Europea i prodotti a base di ipoclorito di sodio sono disciplinati dal Regolamento (UE) n. 528/2012 sui biocidi (BPR), secondo cui ogni prodotto deve essere autorizzato per specifici impieghi. Questo significa che la candeggina può essere utilizzata per la disinfezione di superfici e oggetti a contatto con gli alimenti, ma solo se tale destinazione d'uso è espressamente indicata in etichetta. L'etichetta, infatti, costituisce parte integrante dell'autorizzazione del prodotto e riporta le concentrazioni di impiego, il tempo di contatto, le modalità di preparazione della soluzione e l'eventuale obbligo di risciacquo: sono tutte regole fondamentali da seguire, pensate proprio per preservare la sicurezza di chi dovesse utilizzare il prodotto anche nel quotidiano.

Anche le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ribadiscono che lavare i piatti tutti i giorni con questo prodotto non è una pratica utile. Lavare le stoviglie con un disinfettante così forte, infatti, è una pratica “estrema” da applicare in condizioni sanitarie particolari, ad esempio in contesti assistenziali, nella ristorazione collettiva, durante specifiche emergenze sanitarie (tutti ricordiamo quanto disinfettante abbiamo usato durante la pandemia da Covid-19) o in presenza di persone particolarmente vulnerabili.

Anche in questi casi specifici non devi semplicemente prendere la candeggina e usarla sui piatti, ma c’è una procedura da seguire. Nella maggior parte dei casi la candeggina non si usa pura, ma diluita in una quantità specifica di acqua indicata nelle istruzioni riportate sull’etichetta del prodotto. Il procedimento corretto prevede di:

  • pulire le stoviglie sporche (o le superfici della cucina) con detergenti per la casa contenenti sapone o detersivo;
  • indossare i guanti per proteggere le mani e/o occhiali protettivi e assicurare alla cucina una buona ventilazione;
  • usare la normale candeggina domestica, non profumata, con una percentuale di ipoclorito di sodio tra il 5% e il 9%: è la percentuale adatta per le stoviglie, diversa da altri tipi di candeggina, per esempio quella per il bucato, che contengono molto più ipoclorito di sodio e non sono adatte a trattare strumenti che entreranno in contatto con gli alimenti;
  • preparare la soluzione con acqua e candeggina seguendo le quantità riportate sull'etichetta del prodotto;
  • lasciare le stoviglie nella soluzione per l'intervallo raccomandato dalle istruzioni, noto come “tempo di contatto” per la disinfezione;
  • risciacquare abbondantemente ogni pezzo sotto l'acqua fredda o tiepida per almeno 15-30 secondi; l’acqua elimina i residui di cloro e impedisce che il cattivo odore o la sostanza finiscano nel cibo.

Quello dei residui è un altro argomento che crea una certa preoccupazione ed è lecito che sia così, perché l’ipoclorito di sodio è certamente una sostanza pericolosa se usata in modo scorretto. Eventuali residui di candeggina sulle stoviglie sono un rischio concreto per la tua sicurezza? Se è vero che l’ipoclorito di sodio è una sostanza dalla natura pericolosa, è vero anche che è corrosivo ad alte concentrazioni. Le valutazioni effettuate dalle autorità regolatorie europee e internazionali concordano nel ritenere che, quando il prodotto è utilizzato secondo le istruzioni autorizzate e le superfici o gli oggetti vengono correttamente risciacquati, i residui presenti sulle stoviglie non costituiscono un rischio tossicologico significativo. Questo perché l'ipoclorito è una molecola fortemente ossidante e relativamente instabile. Durante la disinfezione reagisce rapidamente con microrganismi e sostanze organiche, perdendo progressivamente la propria attività. La quota residua viene in larga parte eliminata dal risciacquo, oppure si trasforma in composti molto meno reattivi, che rendono le esposizioni residue dopo un utilizzo corretto estremamente basse.

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Un ulteriore aspetto riguarda la formazione di sottoprodotti della clorazione. L'ipoclorito può reagire con elevate quantità di sostanza organica formando composti come le clorammine e, in condizioni particolari, alcuni sottoprodotti organo-clorurati. Tuttavia, nelle normali operazioni domestiche di disinfezione delle stoviglie, questi fenomeni sono limitati proprio perché la materia organica dovrebbe essere stata eliminata durante la fase di lavaggio. È uno dei motivi per cui tutte le linee guida insistono sulla pulizia preliminare.

Rischi ed errori da evitare nell’impiego della candeggina per lavare i piatti

Come abbiamo visto, le evidenze scientifiche disponibili dimostrano che la candeggina, se  utilizzata correttamente quando necessario, è un disinfettante efficace e, dopo il risciacquo previsto dalle istruzioni, non lascia residui tali da costituire un rischio per la salute. La maggior parte dei problemi documentati deriva da errori di impiego, uso improprio o miscelazione con altri prodotti chimici. L'errore più comune è dare per scontato che una maggiore concentrazione corrisponda a una maggiore efficacia. In realtà, utilizzare la candeggina pura, o preparare soluzioni più concentrate di quelle raccomandate, non migliora in modo significativo la disinfezione, ma aumenta il rischio di irritazione della pelle, degli occhi e delle vie respiratorie, può danneggiare le superfici e favorisce la corrosione di metalli, guarnizioni e alcuni materiali plastici. Inoltre, concentrazioni eccessive possono lasciare residui più difficili da eliminare e rendere necessario un risciacquo ancora più accurato.

Un secondo errore, tra i più pericolosi, è la miscelazione con altri prodotti per la pulizia. La candeggina non deve mai essere mescolata con detergenti acidi, prodotti anticalcare, acido muriatico o altri prodotti contenenti acidi, perché queste reazioni possono liberare cloro gassoso, un composto altamente irritante per occhi, naso, gola e polmoni. Allo stesso modo, la miscela con prodotti contenenti ammoniaca può generare clorammine volatili, anch'esse tossiche per l'apparato respiratorio. Anche la combinazione con alcuni detergenti multiuso o sgrassatori può dare origine a reazioni indesiderate se il produttore non ne dichiara esplicitamente la compatibilità. Un altro errore frequente riguarda il risciacquo finale con l'acqua: non è un passaggio facoltativo, ma parte integrante della procedura di utilizzo. Il suo scopo è eliminare l'eventuale disinfettante residuo e qualsiasi sottoprodotto formatosi durante la reazione con lo sporco. Saltare questa fase significa utilizzare il prodotto in modo non conforme alle indicazioni autorizzate e può determinare alterazioni dell'odore o del sapore degli alimenti, oltre a un'inutile esposizione ai residui chimici.

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Anche il tempo di contatto merita attenzione. Rimuovere la soluzione disinfettante troppo presto può ridurre l'efficacia della disinfezione, mentre lasciarla agire molto più a lungo di quanto indicato non offre benefici proporzionati e può aumentare il deterioramento dei materiali. L'efficacia dell'ipoclorito, infatti, è il risultato di un equilibrio tra concentrazione, tempo di contatto e pulizia preliminare: modificare arbitrariamente uno di questi fattori non rende il trattamento più efficace. Ricorda sempre, infine, che la candeggina non è indicata per tutti i materiali e può scolorire tessuti, rovinare superfici delicate, opacizzare alcuni metalli come alluminio e rame e degradare, nel tempo, gomma e silicone. Prima dell'impiego, quindi, verifica sempre la compatibilità del materiale con quanto indicato dal produttore del disinfettante e dell'oggetto da trattare.

Le alternative più sicure per il lavaggio quotidiano

Per l'igiene quotidiana di piatti, bicchieri, posate e utensili da cucina, nella maggior parte delle abitazioni non è necessario ricorrere alla candeggina. Un normale detergente per stoviglie è generalmente sufficiente per eliminare grassi, residui alimentari e la maggior parte dei microrganismi presenti sulle superfici. Usalo sempre con acqua calda: contribuisce al processo di igienizzazione, perché facilita la rimozione dei grassi e migliora l'azione dei tensioattivi contenuti nei detergenti. È importante anche che presti attenzione all’asciugatura, un aspetto spesso sottovalutato. L'asciugatura all'aria su una superficie pulita è generalmente preferibile rispetto all'uso ripetuto di strofinacci umidi, che possono diventare un ambiente favorevole alla crescita batterica se non li lavi e sostituisci frequentemente.

Anche la lavastoviglie rappresenta una soluzione efficace per il lavaggio quotidiano. I programmi automatici combinano detergenti specifici, temperature elevate, tempi di contatto prolungati e un risciacquo controllato, condizioni che consentono una rimozione efficace dello sporco e una significativa riduzione della carica microbica sulle stoviglie. I cicli ad alta temperatura, quando previsti dall'apparecchio e dal programma selezionato, possono offrire un livello igienico difficilmente raggiungibile con il solo lavaggio manuale, anche grazie all'asciugatura finale che limita la permanenza di umidità sulle superfici.

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