
Con l'arrivo dei primi caldi di giugno, la voglia di piatti freschi e dissetanti si fa sentire, ma per i classici meloni estivi serve ancora un po' di pazienza. Esiste però una varietà che brucia le tappe: il melone serpente. Si tratta di una delle scelte più precoci in assoluto nel mondo degli ortaggi, un vero e proprio velocista dell'orto che si raccoglie all'inizio della stagione, anticipando di molte settimane le varietà tradizionali che richiedono mesi di sole pieno per maturare.
L'aspetto di questo frutto trae facilmente in inganno: ha una forma allungata, sottile e sinuosa che ricorda proprio un cetriolo. Conosciuto nella tradizione contadina del Sud Italia soprattutto come tortarello (e strettamente imparentato con i caroselli pugliesi), questo ingrediente è a tutti gli effetti un melone dal punto di vista botanico, ma si consuma in modo del tutto diverso rispetto alle classiche fette zuccherine da fine pasto.
Un melone che si mangia come un ortaggio
Dal punto di vista scientifico la classificazione è chiara: si tratta di Cucumis melo var. flexuosus. La sua particolarità risiede interamente nel momento della raccolta: mentre il cantalupo o il melone retato vengono lasciati sulla pianta finché la polpa non diventa dolce e arancione, il melone serpente si raccoglie immaturo, quando la buccia è ancora verde chiaro. In cucina si usa quindi come un normale cetriolo, ma ha una marcia in più: è privo di cucurbitacina, la sostanza che rende i cetrioli difficili da digerire per molte persone. Il melone serpente risulta così leggero, fresco e tollerato da tutti. Viene chiamato cetriolo armeno a livello internazionale (specialmente nei paesi anglosassoni come Armenian cucumber) perché l'Armenia è una delle aree storiche di diffusione.
La precocità è il vero vantaggio di questa pianta, i cui primi frutti sono pronti per la raccolta già nel mese di giugno grazie a una crescita rapidissima che permette di raggiungere e superare i 50 centimetri di lunghezza in poche settimane. A differenza di altri frutti estivi, però, il melone serpente ha una buccia sottile che non lo protegge a lungo dalla disidratazione, motivo per cui non è fatto per durare in dispensa e va consumato nel giro di pochi giorni per poterne apprezzare la tipica consistenza croccante. All'interno la polpa si presenta chiara, compatta e uniforme: se il frutto viene raccolto al momento giusto, la cavità centrale non si è ancora formata e i semi restano talmente piccoli e teneri da risultare quasi impercettibili alla masticazione. Il sapore che ne deriva è molto delicato, caratterizzato da note erbacee fresche e da un gusto spiccatamente dissetante, con una sfumatura leggermente dolce sul finale che ne svela l'autentica origine botanica senza avere l'aroma intenso del melone classico.

Come scegliere il frutto migliore
Quando lo si acquista dal fruttivendolo o nei mercati locali, è importante valutare la dimensione, prediligendo i frutti giovani lunghi massimo tra i 30 e i 40 centimetri: se sono troppo grandi o spessi, infatti, la polpa rischia di diventare spugnosa e i semi all'interno si induriscono compromettendo la consistenza.
Bisogna poi osservare la buccia, che deve presentarsi opaca, di un verde chiaro e coperta da una sottile lanugine, segno che il frutto è stato colto da poco. Infine si verifica la consistenza al tatto: il corpo deve essere sodo e rigido, poiché se flette troppo o appare elastico significa che il melone sta perdendo la sua naturale freschezza.

Come usare il melone
Trattandosi di un frutto che sostituisce le verdure da insalata, il melone serpente trova la sua massima espressione nei piatti freddi e salati. Non è necessario sbucciarlo, dato che la pelle è sottile e priva di amaro; se vuoi mangiarlo con tutta la buccia scegli un prodotto da agricoltura biologica o comunque non trattato, lavalo con cura, elimina le estremità e taglialo a rondelle o a cubetti a seconda della preparazione.
Nelle tradizioni locali del Mezzogiorno, questo ingrediente è il protagonista assoluto dei pranzi estivi dei contadini. In Puglia e in Abruzzo viene storicamente consumato in purezza, tagliato a fette spesse e semplicemente intinto nel sale grosso, oppure accompagnato da una fetta di pane fatto in casa e un pezzo di formaggio pecorino non troppo stagionato.
Un altro uso tradizionale immancabile è quello legato all'acquasale: in questa antica ricetta della cucina povera, il melone serpente viene unito al pane raffermo precedentemente bagnato nell'acqua, ai pomodori maturi da insalata spezzettati con le mani, alla cipolla rossa tagliata fine e a un'abbondante manciata di origano secco. Il tutto viene poi irrorato con abbondante olio extravergine d'oliva, lasciando riposare il piatto per qualche minuto in modo che i succhi del melone e del pomodoro si fondano con il pane.

Oltre alle preparazioni classiche, la consistenza croccante e la totale digeribilità di questo frutto permettono di inserirlo in insalate estive più contemporanee. Si sposa divinamente con i pomodorini d'inizio stagione e la cipolla di Tropea, ma crea anche un contrasto perfetto se abbinato alla feta greca o a una ricotta salata artigianale, dove la sua naturale dolcezza bilancia la forte sapidità dei formaggi. Chi ama i sapori freschi e aromatici può servirlo in un'emulsione di olio extravergine d'oliva delicato, succo di lime, pepe nero macinato al momento e foglioline di menta fresca o basilico. Questa combinazione ne esalta la componente dissetante, rendendolo un contorno ideale per alleggerire i piatti di pesce grigliato o le carni bianche.