Roots: a Modena la diversità culturale ha radici in cucina
in foto: Foto dalla pagina Facebook di AIW

Il progetto ROOTS, in partenza a Modena entro la fine dell'anno, non poteva che puntare sul concetto di radici per dare vita alla sua iniziativa. Radici che affondano nello spazio e nel tempo; a quando cioè all'inizio del 1900 una signora si trasferì dalla Calabria a New York. Era una dei tanti immigrati in cerca di fortuna nel Paese delle opportunità. Ora, a distanza di quasi 120 anni, la nipote ha avviato un progetto di inclusione sociale rivolto alle donne migranti di Modena, messe nelle condizioni di far conoscere la propria cultura (gastronomica e non solo) attraverso il cibo.

Era il 1902 quando la bisnonna della ventisettenne Caroline Caporossi dalla Calabria viaggiò negli Stati Uniti, nella Grande Mela, con nelle mani pochi soldi ma molti sogni e speranze. Era una delle tante emigrate italiane che nel Paese a stelle e strisce provò a integrarsi attraverso il cibo e la trasmissione di una cultura gastronomica nazionale che con lei aveva attraversato l'Oceano. Ora, a suo modo, la storia si ripete grazie proprio a Caroline, che a Modena ha avviato un progetto di inclusione sociale (che al momento conta 12 assistite) dedicato alle donne emigrate nel capoluogo emiliano. E in una delle città più importanti della Food Valley, terra ricca di poli gastronomici famosi e apprezzati in tutto il mondo, la AIW (Association for the Integration of Women, fondata nel 2020) offre alle nuove arrivate la possibilità di farsi conoscere (e far conoscere la propria cultura) attraverso il cibo come fu, a inizio novecento, per la bisnonna di Caroline dall'altra parte del mondo.

ROOTS: il progetto del ristorante e le parole di Caroline

Dal concetto di "radici" nasce il nuovo progetto di AIW; quello cioè di aprire un ristorante, chiamato appunto ROOTS, in cui lavorino le donne migranti giunte e accolte a Modena che, attraverso la cucina, riescano a mantenere e mostrare la loro identità.

"ROOTS è un progetto di integrazione che si basa sul cibo – spiega la responsabile Caroline Caporossi – che ci apre idealmente il sipario su questa iniziativa. Con una rete di partner e individui del settore privato e pubblico della città abbiamo sviluppato il nostro modello preciso per cercare di creare un futuro più inclusivo a Modena. ROOTS è unico perché fa leva sul capitale culturale e umano delle donne migranti che vivono qui, che sono appassionate di cibo e che vogliono condividere i loro sapori con la comunità".

Allo stesso tempo l'associazione offre alle donne la possibilità di formarsi per poter trovare poi un lavoro nel settore della ristorazione. "A loro garantiamo una formazione a tutto tondo – spiega Caroline – che fornisce le abilità e la confidenza in sé stesse necessarie per poter avere successo in questo settore, creando allo stesso tempo una piattaforma per mostrare le loro capacità e condividere la propria cultura culinaria". Sapori e saperi dunque, per un progetto di inclusione che ha subito inevitabili rallentamenti nel corso dell'ultimo anno e mezzo: "Nella primavera dell'anno scorso eravamo pronti a partire con la prima lezione tra i fornelli proprio il giorno in cui Modena è entrata in lockdown. Non potendo avviare il progetto in cucina dovevamo fare un passo indietro e pensare a cosa poter fare, tenendo in considerazione i bisogni della comunità di Modena, dove le migranti si trovano spesso in situazioni lavorative precarie e non regolari".

Un ritardo che si è trasformato in opportunità per l'intero progetto,e che ha permesso a Caroline, ai suoi collaboratori e partners, di poter implementare e perfezionare la loro iniziativa sociale, per offrire qualcosa di davvero speciale e unico al momento dell'apertura. "Sapevamo che molti membri della nostra comunità erano sarte nei loro paesi d'origine, quindi abbiamo ideato il progetto Cucire Insieme", dove le donne hanno cucito mascherine di stoffa a casa. In questo modo abbiamo potuto impiegare più di 800 ore di lavoro nel 2020 e raccogliere oltre 20 mila euro. Nel frattempo abbiamo lavorato alla pianificazione di ROOTS, facendo modifiche ai nostri piani per la formazione culinaria e coinvolgendo sempre più partners".

Roots: a Modena la diversità culturale ha radici in cucina
in foto: Riso Jollof – Dalla pagina Facebook di AIW

ROOTS sarà il primo ristorante multietnico della città e lo gestirà proprio Caroline, guidata dalla volontà di offrire alle migranti giunte a Modena (inizialmente il progetto coinvolgerà quattro donne africane) le stesse opportunità che la bisnonna trovò negli Stati Uniti all'inizio del secolo scorso. "Verranno organizzate – racconta Caroline – delle cene etniche con i menù ispirati alle origini delle tirocinanti. Adesso il nostro gruppo proviene dal Ghana e dalla Nigeria, quindi stiamo sviluppando piatti tipici di questi paesi, come il riso Jallof, per qualche evento quest'estate prima dell'apertura".

Cucina e non solo in ROOTS: ci saranno infatti diverse attività con uno scopo sociale. "Verranno organizzati anche eventi culturali, laboratori e corsi di formazione per l'intera comunità" spiega la giovane responsabile del progetto.

Se i piani dell'associazione non subiranno ulteriori ritardi, ROOTS dovrebbe aprire entro fine anno nel Complesso San Paolo, tra il Cortile del Banano e il Cortile del Leccio. Uno spazio fornito direttamente dal Comune di Modena, che Caroline ringrazia per il sostegno ricevuto in questo progetto: "Abbiamo avuto fin dall'inizio una forte collaborazione con il Comune di Modena. Con le politiche sociali abbiamo una stretta partnership e le donne con cui lavoriamo ci vengono indirizzate dai servizi sociali tramite un processo che abbiamo sviluppato insieme".

ROOTS: a Modena la diversità culturale ha radici in cucina
in foto: Credits AIW

"L'obiettivo – conclude Caroline – è formare, tramite ROOTS, 16 donne ogni anno, e di avere una rappresentazione ampia delle diverse culture nei nostri locali. A Modena vivono 135 nazionalità e la speranza sarebbe quella di offrire l'opportunità a tutte le donne migranti con la passione per il cibo che non hanno potuto ancora realizzare i loro sogni".