New York è stata acquistata dagli inglesi per una manciata di noci moscate, solo per questo motivo abbiamo così tanti Smith e così pochi Van der Vaart nella Big Apple. Ma com’è avvenuto il passaggio? Nell’epoca delle grandi esplorazioni i mercati mondiali si sono basati sulle spezie e non sulle azioni come oggi: il valore era così alto che ci sono state addirittura delle compravendite di intere isole, come dimostra la storia della noce moscata.

La noce moscata ha cambiato la storia

New York nasce come New Amsterdam, fondata dagli olandesi nel 1626 che, con la Compagnia delle Indie Olandesi, puntava a espandere il proprio impero. Le spezie nel ‘600 erano importantissime e il loro prezzo oscillava ogni giorno proprio come avviene oggi col petrolio. Le similitudini con l’oro nero non finiscono qui: il ‘600 e il ‘700 si è contraddistinto anche per una moltitudine di conflitti nati a causa delle spezie.

Il dominio dei mari con l’Impero Britannico, le flotte portoghesi e spagnole o, ancora, con i Paesi Bassi, ha tenuto banco per tanto tempo arrivando a una risoluzione nel 1667 con la Compagnia Olandese delle Indie Orientali che ottiene il monopolio delle Isole Molucche, oggi un paradiso tropicale dell’Indonesia. Il passaggio avviene dopo numerose battaglie con gli avamposti portoghesi e spagnoli, scacciati dagli olandesi, che successivamente firmeranno un trattato di esclusiva con tutti i capi villaggio delle isole.

Sfortunatamente per i colonizzatori, i nativi non hanno ben chiaro il concetto di esclusiva ma hanno ben chiaro il concetto di libero mercato e continuano a vendere ai concorrenti vicini, su tutti i malesi, nonostante le proteste degli europei.

Dato che gli indonesiani continuano a vendere alla concorrenza, gli olandesi invadono e conquistano le isole militarmente, perpetuando massacri, stupri e razzie. Per vendicarsi contro gli indigeni distruggono tutte le piantagioni di alberi della noce moscata che non possono coltivare personalmente, bruciano i villaggi e rendono schiava la popolazione. Distruggere un albero di noce moscata è un danno incalcolabile ancora oggi perché il primo raccolto si ottiene dopo 7-9 anni dall'impianto e la piena produzione dopo 20 anni.

Nonostante l’ignobiltà dei conquistatori una piccola isola indonesiana resiste a tutti questi attacchi grazie a un alleato molto forte: l’Isola di Run, un atollo nella parte più estrema dell’arcipelago firma infatti un trattato commerciale con gli inglesi in cambio di protezione. L’Impero Britannico costruisce un avamposto e gli olandesi non si avvicinano neanche alle coste, almeno inizialmente. C’è un problema, però: l’Isola di Run è ricca di noce moscata.

Run è grande quanto Procida in un arcipelago da 17.508 isole ma c’è talmente tanta noce moscata in uno spazio così piccolo che gli alberi crescono abbracciati alle scogliere. Questo basta e avanza per risvegliare l’interesse degli olandesi che scagliano una serie di attacchi molto duri. Gli inglesi cercano di intavolare un trattato di pace.

La flotta della Regina rinuncia ad ogni pretesa sull’Isola di Run, in cambio della cessione dell’Isola di Manhattan: New Amsterdam diventa New York e gli olandesi ottengono il controllo totale sul commercio planetario della noce moscata.

Cosa resta oggi degli olandesi a New York? I Knicks

Curioso vedere come la storia della noce moscata sia stata quasi totalmente oscurata dalla propaganda inglese nelle colonie americane. La corona d'Inghilterra prova infatti a ottenebrare la vecchia New Amsterdam, ma il ricordo continua a vivere grazie all’amatissima squadra di basket della Grande Mela.

I Knicks, prendono il nome da Diedrich Knickerbocker, il personaggio creato nel 1809 da Washington Irving che racconta la storia tradizionale di New York. Il curioso cognome diventa un sinonimo stesso di "newyorkese" nell’800 e le prime squadre sportive nate in città hanno voluto omaggiare il personaggio iconico: parrucca in cotone, cappello a tre punte, scarpe con fibbie e, naturalmente, pantaloni a maglia, con il bianco, il blu e l’arancione, i colori della città di New York, della squadra NBA e della nazionale di calcio olandese. Un filo che unisce la storia della città, della gastronomia  e dello sport.