Ce n'è davvero per tutti i gusti: dalla pasta, al vino, passando per olio e panettoni. A patto che sia tutto rigorosamente fatto in carcere. Sono infatti sempre più numerose le case circondariali che favoriscono il reinserimento sociale dei detenuti attraverso lo sviluppo di un'economia carceraria. Si possono comprare tantissime cose, tutte realizzate a mano e in maniera artigianale, che raccontano storie di vite a volte inimmaginabili, ma reali e pronte al cambiamento e al riscatto sociale. Si possono acquistare individuando in ogni regione i negozi che li commercializzano oppure si possono selezionare anche a partire dall'istituto penitenziario che ha avviato l'impresa, in collaborazione con le diverse cooperative coinvolte. Una scorciatoia può essere anche la pagina web dedicata dal Ministero di Grazia e Giustizia.

1. Il panettone di San Patrignano

Sono tantissimi gli appassionati del panettone che non amano i canditi all’interno del dolce natalizio: San Patrignano ne propone uno solo con uva sultanina, miele e aromi naturali. La ricetta è quella proposta già 11 anni fa con lievito madre curato e lavorato dai ragazzi della comunità di recupero.  I lieviti hanno anche un nome, “Attila” e “Orni”, dato dai ragazzi stessi che impastano con farine selezionate e rimangono alla larga da conservanti e additivi. Tre giorni di lavorazione per una doppia lievitazione di 24 ore.

2. Alta pasticceria nel carcere di Padova

Annoverato tra i migliori panettoni italiani da anni, quello prodotto dalla pasticceria Giotto del carcere Due Palazzi di Padova ha raggiunto una fama che è andata ben oltre le sbarre della casa circondariale, ma anche le praline di cioccolato vanno considerate. Da provare quelle al miele di Montello, al rosmarino alle arachidi e al passito fior d'Arancio dei Colli Euganei. Un vero laboratorio di lavoro e di vita che ha aperto i battenti nel 2005  e che ha conquistato premi e riconoscimenti ovunque, grazie a un panettone lievitato ben  72 ore.

3. I formaggi delle colonie penali sarde

Il marchio è "Galeghiotto"  ha origine da un progetto di integrazione sociale e lavorativa dei detenuti delle colonie penali sarde di Isili, Is Arenas e Mamone e ha ormai quasi quindici anni. I detenuti si sono specializzati nei formaggi soprattutto di pecora, dalle ricotte ai pecorini, ma anche nei mieli come quello di timo, eucalipto e di cardo. Utile il vasetto di polline da vari fiori, un integratore naturale, ricco di sali minerali e vitamine. Prodotti che sono graditi anche ai turisti che affollano l'isola nei mesi estivi, tant'è che sono stati stipulati accordi tra le colonie penali e alcuni albergatori sardi per l'acquisto dei prodotti a marchio galeghiotto, sia da vendere sia da usare nelle cucine degli hotel.

4. Un vino che vale la pena bere

Un Barbera di un bel rosso squillante e dal sapore morbido e fruttato. È il Valelapena, prodotto nel carcere di Alba in collaborazione con gli studenti della scuola enologica della città in provincia di Cuneo. C’è sia la versione solo acciaio sia quella passata in barrique e le etichette sono state disegnate da Giuseppe Casertano, firma di Dylan Dog. Poche le bottiglie, circa duemila, e non manca qualche magnum per un regalo importante. Il valore, certo, è altrove, ma è pur sempre un Barbera fatto in una delle zone viticole più famose al mondo.

5. Tutto il sapore delle mandorle con Dolci Evasioni

La tradizionale pasta di mandorla, i golosi canditi ricoperti di cioccolato, lo stuzzicante ciliegino essiccato, lo sciroppo di carruba dei nonni, i sali con le erbe dei monti Iblei. Un concentrato di Sicilia che di più non si può e tutti in un cesto. Sono quelli che prepara la cooperativa L'Arcolaio che lavora con i detenuti del carcere di Siracusa con il marchio Dolci Evasioni, tutti prodotti derivanti da agricoltura biologica. Dal 2014 inoltre, con il sostegno della Fondazione di Comunità Val di Noto, di cui l’Arcolaio è socio fondatore, viene avviato il progetto Frutti degli Iblei: attraverso il recupero di terreni incolti e il coinvolgimento di altre categorie di persone svantaggiate (principalmente giovani e donne immigrate), vengono introdotte nuove categorie merceologiche, come erbe aromatiche, sali aromatizzati e ortaggi essiccati.

6. Una tazzulella di caffè al femminile

Nel carcere femminile di Pozzuoli un po’ di anni fa è nata una torrefazione che ha dato vita al Caffé Lazzarelle, una miscela di alta qualità impacchettata in confezioni di colore ora e argento. L’accurata scelta dei chicchi provenienti da Brasile, Costa Rica, Colombia Guatemala, India e Uganda ha dato modo anche di aiutare piccoli produttori del sud del mondo. Dalla scorsa estate esiste un bistrot con punto vendita nella Galleria Principe di Napoli, mentre le confezioni natalizie contengono anche tazze e poggia moka in ceramica di Vietri.

7. La pasta buona è anche una buona pasta

Il progetto “Ucciardone” nasce dall’azienda Giglio Lab e dalla direttrice della Casa di Reclusione Calogero di Bona – Ucciardone di Palermo, che hanno creato un’impresa sociale competitiva sul mercato della produzione di pasta secca all’interno del carcere. Così tre anni fa è arrivato il pastificio tra le mura del penitenziario. I formati sono davvero tanti e viene utilizzata semola di grano duro siciliano e quella integrale di Perciasacchi. Fate attenzione al logo: i nove raggi del logo sono in realtà le nove sezioni del famoso carcere palermitano che, in questa veste, vuole rappresentare un sole, mentre uno dei raggi diventa una freccia, quasi a voler spingere fuori la parola "Ucciardone", dando l'idea di un ponte tra la vita del carcere e tutto ciò che esiste fuori le sbarre.

8. I sapori sprigionati da prodotti biologici

La cooperativa Sprigioniamo Sapori opera all’interno della Casa Circondariale di Ragusa, con un laboratorio di produzione di torroni, croccanti e di altri prodotti dolciari a base di mandorla, pistacchio e nocciola. È nata nel 2013 come reale impresa che sviluppa buone pratiche di economia carceraria, valori e nuove possibilità. Da subito ha aderito all’agricoltura biologica, valorizzando alcuni prodotti di eccellenza del territorio, in particolare le mandorle e il miele locale.

11. Dolci, biscotti e corone dell'avvento dal carcere di Opera

Volendo c'è anche il pane fresco tutti i giorni, fatto da persone detenute nel laboratorio di panetteria gestito dalla cooperativa sociale IN OPERA e venduto da persone detenute a cui è stato concesso l’art. 21 per poter lavorare di giorno, rientrando in carcere la sera. C'è poi la cooperativa Opera in Fiore, specializzata in corone dell'avvento e allestimenti natalizi per negozi e case. In-Opera nasce nel 2013 mettendo al centro della propria attività la possibilità di offrire ai carcerati un lavoro da imparare e svolgere durante il periodo di pena. Non si attua una generica formazione, ma un reale coinvolgimento dei detenuti in un percorso che conduce a un vero accrescimento di competenze e a un prodotto di alta qualità, fatto seguendo le migliori regole della panificazione.

12. Cesti personalizzati di Vialedeimille

Il Consorzio Vialedeimille  è un’organizzazione del terzo settore nata per dare un’opportunità concreta di sviluppo all’economia carceraria e alle cooperative che operano negli istituti di pena. Nato nel 2015 su iniziativa dell’Assessorato alle politiche del Lavoro del Comune di Milano, è stato fondato da cinque cooperative sociali che lavorano negli istituti di San Vittore, Opera e Bollate con lo scopo di favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti dentro e fuori dal carcere. Al momento sono oltre cento le persone detenute in carcere impegnate nei progetti. Il catalogo Natale 2020 è ricchissimo di proposte e le box partono da 40 euro. Si può selezionare ciò che si vuole per creare un cesto personalizzato, oppure si può andare a sbirciare presso lo store, in Viale dei Mille per l'appunto, dove poter trovare un po' tutte le produzioni realizzate negli istituti di pena italiani.