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2 Agosto 2022 12:18

Pinne di squalo: i due terzi di quelle vendute in Asia sono di specie a rischio

Nei mercati asiatici oltre i due terzi delle pinne di squalo vendute nei appartengono a specie considerate a rischio. È il triste risultato di uno studio condotto da un team di ricercatori internazionali.

A cura di Alessandro Creta
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Oltre i due terzi delle pinne di squalo vendute nei mercati di Hong Kong, il più grande e importante centro al mondo per questo tipo di commercio, appartengono a specie considerate a rischio. È il triste risultato di una ricerca condotta da un team di studiosi internazionali che hanno analizzato oltre 10 mila campioni di pinne vendute regolarmente nei banchi dei mercati del pesce nel Sud Est della Cina. Prendendo in esame questi ritagli di pinne di squalo i ricercatori ne hanno estratto il Dna, scoprendo come delle 86 specie di squali interessate ben 61 fossero a rischio. In estrema sintesi, poco più del 70% delle pinne.

Oltre i due terzi delle specie totali (oltre agli squali anche razze e chimere), insomma, sono inserite nelle liste internazionali delle varietà in pericolo estinzione oppure minacciate, vittime di overfishing, data la grande richiesta delle loro pinne (utilizzate in una zuppa tradizionale) proprio nel mercato asiatico.

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Quali sono le specie di squalo più interessate da questo crudele fenomeno? Dalla ricerca è emerso come siano le varietà che vivono nelle zone più costiere come, per esempio, gli squali pinna nera, squali bruni, spinner e sandbar. Il monito dei ricercatori che hanno condotto la ricerca è chiaro: senza la dovuta consapevolezza e una gestione più sostenibile ed etica della pesca, queste specie costiere potrebbero presto scomparire. Vittime della massiccia pesca operata dall’uomo e, in particolare, di una crudele operazione chiamata finning.

Che cos'è il finning

Proprio contro questa pratica si sono schierati i cittadini dell’Unione Europea tramite la raccolta, qualche mese fa, di più di un milione di firme per vietare l’importazione, l’esportazione e il transito delle pinne di squalo all’interno dei suoi confini.

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Oggetto della petizione è l’abolizione del finning (o spinnamento), vale a dire il crudele metodo di pesca non selettivo che porta alla rimozione della pinna degli squali operata dai pescatori, prima di rigettare la carcassa del pesce (ancora vivo) in mare senza una sua parte fondamentale per il nuoto e la sopravvivenza. Senza la pinna, infatti, lo squalo si inabissa sul fondale, dove muore dissanguato.

Si è calcolato come ogni anno tra i 60 e i 270 milioni di squali muoiono a causa di questa cruenta pratica. Nella Comunità Europa un regolamento in vigore dal 2013 vieta “… senza eccezioni lo stoccaggio, il trasbordo e lo sbarco di tutte le pinne di squalo nelle acque dell'UE e su tutte le navi dell’UE”. Nonostante ciò, sembra che nel corso degli anni le catture siano comunque aumentate, soprattutto a opera di pescherecci portoghesi, spagnoli e francesi.

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