9 Giugno 2022 12:53

Perché si paga il coperto? Storia e motivi di un’abitudine che potremmo abolire

Che cos'è il coperto e perché lo paghiamo? Come è nato, qual è la sua storia e perché oggi (considerando le motivazioni della sua origine) potrebbe anche essere abolito?

A cura di Alessandro Creta
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Lo diciamo sin da subito: il titolo è una provocazione. Storia alla mano, vedremo, una provocazione però nemmeno così campata per aria.

Perché diciamo questo? Seguiteci nel racconto di come è nato il coperto così da potervi fare un'idea sul motivo, ipoteticamente, oggi questa tassa pagata da ogni commensale al ristorante potrebbe anche essere abolita. Proprio, perché, basandoci su fatti reali, su abitudini e realtà oggi scomparse, la natura del coperto non avrebbe più modo d'esistere. La sua origine storica, la sua motivazione primaria, è ormai e da tempo venuta a decadere.

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Ci sarebbe un valido motivo per cui la necessità di pagare il coperto, in poche parole, non esisterebbe più, o quasi. Ma, ripetiamo, la nostra è una pura provocazione per spiegarne l'origine.

Che cos'è il coperto

Al giorno d'oggi quando ci viene presentato il conto, tra le varie voci, quasi sempre compare il coperto. Una sorta di tassa (comunque a discrezione del ristoratore) da uno o più euro per quanto riguarda le vettovaglie utilizzate (posate, stoviglie, bicchieri, tovaglia e tovagliolo, pure se questi ultimi sono di carta) e la susseguente pulizia del tavolo. Un plus nel conto capace di infastidire più di qualcuno e al quale i turisti stranieri non sono nemmeno abituati, in quanto all'estero questa voce non compare.

Come, quando e perché è nato il coperto

Probabilmente, e il condizionale quando si parla di passato è spesso d'obbligo, l'origine del coperto risalirebbe addirittura al Medioevo, quando era abituale andare per locande già provvisti di un fagotto pieno di cibarie. Il motivo? Vuoi perché alcuni locali non erano provvisti di cucina, quindi tolto il vino non potevano proporre cibo ai visitatori, oppure perché oltre a qualcosa da mangiucchiare l'offerta era ben parca. Le prime fraschette, addirittura, spesso erano delle semplici case o anche solo delle cantine, in cui potersi esclusivamente abbandonare agli effluvi del vino novello.

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Il business dei locandieri, in sostanza, si reggeva sul vino e in parole povere i visitatori, consapevoli di ciò, si portavano cibo precedentemente preparato oppure acquistato altrove per accompagnare i loro bicchieri traboccanti del nettare di Bacco.  "Tu sosti nel mio locale, tu acquisti da me solamente il vino e ti mangi il cibo portato da casa, tu paghi a parte questa sosta e il beneficio di un posto al coperto" in estrema sintesi, il ragionamento del locandiere. Nemmeno così tanto azzardato, anzi.

Questa abitudine era diffusa e tollerata dagli osti, anzi gli avventori più mangiavano più consumavano vino, ma poi qualcuno di loro cominciò a stufarsi degli avanzi abbandonati sui tavoli. Cosi, anche per motivi di igiene, decisero di stendervi grandi fogli di carta, per coprirli e proteggerli. L'usanza si diffuse e rimase anche quando ristoranti e trattorie si moltiplicarono. In modo analogo pare che il coperto sia anche nato per una motivazione prettamente logistica: durante la stagione invernale i viandanti si fermavano nelle locande per trovare riparo dal freddo e dalle intemperie, consumando il proprio cibo servendosi di tavoli, sedie e posate della locanda stessa.

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In questo caso l'oste si ritrovava a far pagare questa tassa di "permanenza" ai suoi visitatori, che potevano beneficiare, appunto, di un posto al coperto. Se questi consumavano il cibo qui preparato, invece, solo in tal caso la tassa era già inclusa nel conto finale. Nessun extra, quindi, nell'eventualità in cui venisse ordinato cibo preparato nella locanda.

È ancora giustificato pagare il coperto?

Sintetizzando, quindi, tutto o quasi pare sia nato in un periodo in cui alcune locande, inizialmente sprovviste di cucina o comunque dall'offerta cibaria molto limitata, non potevano che offrire da bere e un posto al coperto a viandanti in cerca di ristoro o di un tetto per ripararsi da freddo, pioggia e neve. Questi avventori, sapendo di non trovare cibo lungo la via, si portavano i loro bei fagotti pieni di vivande, usufruendo di tavoli e sedie della locanda. In questo caso l'oste, qualora avesse solamente venduto del vino, si ritrovava a dover gonfiare il conto finale per aver garantito quantomeno anche un posto al coperto, mentre se si fosse ritrovato pure a servire del cibo, allora questa tassa veniva in qualche modo abbonata all'ospite.

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Oggi non è di certo permesso recarsi in una trattoria, osteria o ristorante portandosi il da mangiare da casa, quindi fattualità storica alla mano e rispettando le motivazioni alla base della nascita della tassa di coperto, questo extra nel conto avrebbe perso la sua giustificazione primaria.

Ma, come abbiamo detto, questa è solamente una provocazione, per quanto in passato anche a livello politico si sia dibattuto se eliminare o meno questa voce.

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