2 Febbraio 2022 13:00

Perché a Milano si mangia il panettone nel giorno di San Biagio?

Una delle più belle tradizioni gastronomiche di Milano: il 3 febbraio, giorno di San Biagio, si mangia l'ultimo pezzo di panettone rimasto dalle feste di Natale. Due le leggende che riguardano questa usanza: la prima legata strettamente al santo, la seconda legata alla città meneghina.

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Una tradizione antica, legata a una cultura contadina, ha stretto indissolubilmente il giorno di San Biagio al panettone di Natale. Dove se non a Milano poteva nascere questa usanza? La città meneghina che ha dato vita al dolce simbolo del Natale oggi è una metropoli tentacolare che tiene il passo con le grandi città del mondo, ma un tempo non era altro che un dedalo di case divise dal reticolo dei Navigli. Una città in cui, similmente a Venezia, le merci si spostavano sui barconi o sui muli, al massimo a cavallo per chi poteva permetterselo. Proprio alla Ambrosiana antica è legata questa usanza.

Il 3 febbraio a Milano va mangiato "il panettone di San Biagio", ovvero il "superstite" del Natale, quell'ultimo pezzo di panettone che le nonne milanesi conservano appositamente per questo giorno speciale. Ma perché il panettone va mangiato proprio in questa giornata particolare?

Le leggende sul panettone di San Biagio

"San Bias el benediss la gola e el nas", ovvero "San Biagio, il protettore della gola e del naso", questo il più celebre detto in dialetto milanese dedicato a San Biagio. Il legame tra questo santo, imprigionato, torturato e decapitato dai romani, e la città meneghina viene da due leggende molto particolari, che spiegano i perché dell'ultimo boccone di panettone:

  • La più famosa tra le leggende è quella che ha portato proprio alla santificazione del vescovo armeno. Un bambino rischiava di soffocare a causa di una lisca di pesce sopravvisse grazie a un pezzo di pane che il prelato gli porse. Semplice buon senso più che miracolo direte voi, e avete ragione non c'è che dire, ma questo è il motivo per il quale la chiesa cattolica lo ha dichiarato santo e protettore della gola. Il richiamo del panettone, soprattutto raffermo, sta proprio in quella mollica di pane usata dal prelato caucasico.
  • La seconda storia è quella più legata a Milano, riguarda una divertente dimenticanza: una massaia portò un panettone a frate Desiderio per farlo benedire. Questo francescano, procrastinatore seriale, si fece lasciare il dolce per benedirlo in un secondo momento ma dimenticò completamente questa mansione. Dopo diversi giorni cadde al peccato di gola e cominciò a mangiarlo, finendolo tutto. Il 3 febbraio tornò la massaia, incollerita per la tanta attesa, ma Desiderio tirò fuori una gran faccia tosta: non si perse d'animo e, facendo finta di nulla, le disse che il panettone era scomparso e che aveva conservato l'involucro vuoto come prova. Con grande sorpresa dei due però, il panettone "riapparì", grosso il doppio. Un'apparizione sovrannaturale che il frate attribuì a San Biagio.

Queste sono le ragioni che hanno portato le famiglie contadine milanesi a festeggiare col panettone il giorno di San Biagio: l'ultimo panettone superstite delle feste natalizie, quello da consumare a colazione, tutti insieme e in famiglia. Purtroppo questa tradizione si sta un po' perdendo per tutta una serie di ragioni: i panettoni commerciali fuori stagione sono venduti a prezzi stracciati quindi molte persone preferiscono comprarlo "nuovo". Inoltre negli ultimi anni c'è stata l'esplosione della cultura del panettone artigianale: tantissimi pasticcieri in tutta Italia ormai lo fanno tutto l'anno e non più solo a Natale.

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