orto sinergico

L'agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione inventato dalla permacultrice spagnola Emilia Hazelip che, a partire dagli anni Ottanta, ha adattato al clima mediterraneo le teorie elaborate da Masanobu Fukuoka, microbiologo e ideatore dell'agricoltura naturale; le regole dettate dall'agricoltore giapponese, che sono alla base dell'orto sinergico, prevedono che la terra, una volta costruita e preparata, non vada più lavorata.

Conosciuta anche come "agricoltura del non fare", si fonda sulla riduzione delle azioni umane, lasciando che sia la natura stessa ad autocrearsi e ad autorigenerarsi in base alle sue regole. Secondo questa filosofia, la natura rappresenta la fonte della vita ed è talmente complessa che gli occhi e la mente dell'uomo sono in grado di vedere e comprendere solo una minima parte di questa; quando l'umanità interferisce in modo eccessivo con essa, è lì che sorgono i problemi e, proprio per questa ragione, sempre secondo Fukuoka, è bene lasciar fare alla natura stessa.

Emilia Hazelip definisce l'agricoltura sinergica come "la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute"; in antitesi con i metodi di lavorazione tradizionali, che tendono a coltivare le piante in maniera intensiva e a depauperare il suolo, questa promuove i meccanismi di autofertilità del terreno, senza arature né concimi chimici; sono le piante stesse a rendere feconda la terra, grazie ai loro residui organici e a batteri, insetti, funghi e lombrichi, attirati da un ecosistema sano e "vivo". La semplicità, dunque, è il concetto chiave di questa tecnica.

L'orto sinergico prevede che piante diverse tra di loro, alcune stagionali, altre perenni, crescano e convivano perfettamente insieme; la loro disposizione, però, deve seguire alcune regole precise, per favorire la crescita delle piante e rendere più agevole la fase di raccolta. In ogni bancale – ovvero un letto di terra rialzato largo circa 120 cm e alto massimo 60 cm – dovranno essere inserite piante appartenenti ad almeno tre famiglie diverse: non può mancare una leguminosa (fagioli, piselli, ceci, fave…), in grado di recuperare l'azoto dall'aria e di fissarlo nel terreno, una liliacea (aglio, cipolla, porro, scalogno…), per la sua capacità di tenere a distanza i parassiti nocivi alle altre colture, e infine un altro ortaggio a scelta. È consigliabile anche seminare dei fiori, come per esempio la calendula, per la loro attività antibatterica, e delle erbe aromatiche, che favoriscono lo sviluppo di certe coltivazioni e migliorano il sapore del raccolto. La scelta di queste sarà ovviamente soggettiva e dipenderà da gusti, clima, territorio e stagione; fondamentale sarà tenere conto delle dimensioni e della forma che ciascuna pianta, sviluppandosi, assumerà e anche dei tempi di crescita e maturazione degli ortaggi. In ogni caso ciascun orto sinergico sarà diverso dall'altro ed è proprio questa la caratteristica che lo rende così speciale.

Le regole dell'orto sinergico

Alla base dell'agricoltura naturale, e dunque dell'orto sinergico, troviamo i quattro principi cardine stabiliti da Masanobu Fukuoka.

1. Non lavorare la terra: una volta costruite le aiuole rialzate, i cosiddetti bancali, il terreno non andrà più lavorato; non si dovrà più vangare, zappare o smuovere. Il suolo, infatti, con l'aiuto delle piante e grazie all'attività dei microrganismi, dei lombrichi e degli insetti, sarà perfettamente in grado di provvedere alla sua fertilizzazione.

2. Nessun fertilizzante: non c'è bisogno d'impiegare concimi chimici o composti preparati poiché, come ci spiega Emilia Hazelip, "il suolo, se trattato correttamente, si comporterà come quello naturale ‘selvaggio' (incolto)".

3. Nessun diserbo: le erbe spontanee non sono delle nemiche e dunque non occorre eliminarle avvelenando contemporaneamente anche le verdure, l'acqua e noi stessi; andranno controllate e tenute a bada, tutto qui.

4. Nessun pesticida: è sconsigliato l'utilizzo dei pesticidi per evitare parassiti e avversità poiché le verdure sane e ben nutrite sono capaci di difendersi da sole.

I passaggi fondamentali

Quali sono i passaggi chiave per realizzare un orto sinergico? Il primo passaggio fondamentale è mettere nero su bianco il proprio progetto e dunque realizzare un bozzetto: non esiste un modello ideale, ciascuno realizzerà il proprio scegliendo in base alle proprie preferenze; in genere, però, si prediligono le linee curve e sinuose che ricordano i modelli naturali.

Dopodiché si pulisce il terreno, eliminando tutte le erbe spontanee, e poi si passa alla creazione dei bancali, la fase sicuramente più faticosa. I bancali sono delle aiuole di terra rialzate, larghe circa 120 cm e alte massimo 60 cm, su cui si pianta e si semina seguendo lo schema progettato all'inizio; questi vengono solitamente disposti seguendo le linee del terreno e tra un bancale e l'altro vengono previsti dei camminamenti larghi circa 50 cm. Possono essere realizzati in forme diverse, l'importante è poter arrivare al centro senza il rischio di calpestare il terreno del bancale. Carote, insalate, radicchi, cicorie e bietole vanno collocate lungo le sponde dei bancali; leguminose, pomodori, basilico, zucchine, zucche e melanzane vanno piantate preferibilmente nella parte piana. Le patate possono essere collocate ovunque.

Il metodo di irrigazione consigliabile è quello cosiddetto a goccia; nonostante l'investimento iniziale maggiore, consentirà negli anni di risparmiare acqua e risorse energetiche.

Una volta terminata la preparazione dei bancali e del sistema di irrigazione, prima di iniziare la coltivazione, vengono installati i tutori permanenti per le piante che, nell'orto sinergico, sono i classici tondini di ferro utilizzati in edilizia.

La pacciamatura, ovvero la copertura del terreno con materiale organico, è un altro aspetto imprescindibile; protegge il suolo dall'azione aggressiva degli agenti atmosferici (pioggia, vento e sole), riduce la perdita di umidità e facilita lo sviluppo di lombrichi, insetti e della microfauna in generale. In questo modo si ricreano le condizioni naturali del suolo, che non dovrebbe mai rimanere scoperto. Il materiale più utilizzato è la paglia, ma si possono impiegare anche foglie, segatura, legno sminuzzato, lana di pecora, canne e persino carta di giornale ridotta a striscioline. Insomma tutto ciò che è naturale o comunque già a nostra disposizione.

In fase di raccolta, invece, è bene tagliare gli ortaggi alla base ed evitare di sradicarli dalle radici: queste rappresentano il sostentamento e il nutrimento del suolo che va considerato come un vero e proprio organismo vivente. E pertanto va rispettato e lasciato libero di agire secondo le sue leggi naturali.