
Gli strozzapreti sono uno dei formati di pasta più diffusi in Italia: tipici dell’Emilia – Romagna, sono presenti in realtà sulle tavole di diverse regioni, per esempio in Toscana, Lazio, Abruzzo e Umbria (qui spesso il termine utilizzato è strangozzi). Sono anche uno dei tipi di pasta dal nome più particolare, uno di quelli che è difficile dimenticare e che strappa sempre un sorriso. Ma perché questa pasta dalla forma avvitata si chiama “strozzapreti” e cosa c’entrano gli uomini di chiesa con un loro eventuale strangolamento? Risalire all’effettiva origine del nome è piuttosto difficile: la pasta è antica e già si preparava nel 1500, motivo per cui la storia reale si è mescolata, nei secoli, a racconti e leggende relative a questo appellativo singolare. Vediamo alcune teorie che tentano di spiegare l’origine del nome di questo formato di pasta così gustoso.
Perché gli strozzapreti si chiamano così?
Già nel 1500 un manoscritto di cucina cita il termine moderno “strozzapreti”, un appellativo dalla valenza fortemente anticlericale. Esistono diverse teorie sull’origine di questo nome e, come in altri casi in cui per parlare di cibo bisogna tornare molto indietro nel tempo, è difficile scindere la realtà dalla leggenda, quasi tutte legate alla cattiva nomea del clero nella Romagna del Cinquecento. Prima di addentrarci nelle leggende più particolari legate a questo formato di pasta e al suo nome concentriamoci su una delle teorie ritenute più credibili, quella legata prettamente all’etimologia linguistica del termine.

Secondo questa ipotesi il termine “strozzaprete” non ha niente a che vedere con l’eventuale morte degli uomini di Chiesa: tutto risalirebbe al verbo greco stranguláō (dal greco στραγγαλάω, “strozzare, stringere”) che vuol dire anche arrotolare, unito al termine prepto, che invece vuol dire incavare; entrambe le parole che indicano le caratteristiche operazioni necessarie per ottenere questo formato di pasta, ovvero arrotolare e incavare. Da qui potrebbe derivare il sostantivo strangulapriévete, che tramandato e tramutato inizialmente in forma esclusivamente orale è diventato “strozzaprete”.
Origini e tradizioni legate agli strozzapreti
Se filologicamente il mistero si risolve in fretta, le leggende dietro all’origine del nome non si contano: quando si parla di strozzapreti è difficile scindere la realtà dai racconti popolari, con il risultato di avere diverse storie davvero curiose. Prima di affrontarle, però, è bene avere un contesto storico generico. La Romagna, tra il 1500 e metà del 1800, era governata dallo Stato Pontificio, noto per le rigide tasse imposte ai contadini. Gli strozzapreti nascono in questo contesto e rappresentano un simbolo della cucina di resistenza, in cui la povertà degli ingredienti si trasformava in una forma di protesta sociale contro il clero.
Non a caso è un tipo di pasta che si prepara usando dolo acqua e farina, senza uova, e proprio da questo dettaglio nasce una delle leggende più diffuse: in quest’epoca era comune che i preti riscuotessero le uova dalle massaie e quindi queste, rimaste senza, impastavano solo acqua e farina, augurando con rabbia al prete di "strozzarsi" mentre mangiava le uova rubate. È stata tramandata anche un’altra storia legata all'anticlericalismo, in particolare legata alla sostanziosa forma della pasta e al suo ricco condimento, una combinazione che poteva risultare di difficile deglutizione. Cosa c’entrano i preti? Sembra che proprio loro venissero tacciati (specialmente dai poveri, spesso costretti a combattere la fame) di essere oltremisura delle buone forchette e da qui l’augurio che, ingozzandosi di questa pasta, finissero per strozzarsi per la loro eccessiva ingordigia. La storia esiste anche in una versione meno anticlericale, ovvero che per via delle dimensioni importanti e del condimento ricco la pasta risultasse difficile da ingoiare anche per i preti, notoriamente considerati delle buone forchette.

Un'altra tesi si rifà a un'antica tradizione secondo cui le donne romagnole preparavano gli strozzapreti per offrirli agli uomini di Chiesa del paese, mentre i mariti erano costretti a mangiare la solita minestra: in questa versione sono proprio gli uomini, tra una cucchiaiata di brodo e l’altra, ad auspicare che qualche prete rimanesse per l’appunto strozzato dal ricco piatto di pasta offerto dalle loro mogli. C’è anche chi afferma come il nome non abbia nulla a che vedere con gli ecclesiastici, bensì si riferisca semplicemente al gesto compiuto per trattare la sfoglia in fase di realizzazione della pasta, quasi strozzandola per darle la tipica forma quasi a spirale (anche se questo non spiega la parola “prete”, ma qui ci si ricollegherebbe alla teoria linguistica esposta precedentemente). Esiste un'ultima tesi, decisamente macabra, secondo cui il formato di pasta ricorda i lacci per scarpe utilizzati per strangolare gli ecclesiastici all’apice degli scontenti anticlericali.
Come si preparano gli strozzapreti
Gli strozzapreti sono a base di due soli ingredienti, acqua e farina, impastate per formare delle piccole fettucce di pasta attorcigliate a mano e poi suddivise in tanti piccoli cordoncini leggermente ricurvi che ricordano nell’aspetto le trofie liguri, anche se queste ultime sono più appuntite e allungate. Gli strozzapreti si caratterizzano per il colore, insolitamente chiaro per la pasta fresca, dovuto alla mancanza di uova nell’impasto.
Preparare in casa gli strozzapreti è davvero facile, devi solo prendere dimestichezza con la stesura della pasta e con l’arrotolamento delle strisce di impasto. Partiamo dall’inizio: per ottenere l’impasto degli strozzapreti disponi la farina a fontana e aggiungi un pizzico di sale, poi versa a filo l’acqua tiepida e incorpora gradatamente il liquido alla farina con l'aiuto di una forchetta. Lavora con le mani per circa cinque minuti, fino a ottenere un panetto liscio e omogeneo; se il composto risulta troppo umido e appiccicoso, aggiungi un po’ di farina. Lascia riposare l’impasto per mezz’ora (a temperatura ambiente e avvolto in pellicola trasparente) poi stendilo su un piano di lavoro infarinato fino a ottenere una sfoglia di 2mm di spessore.

Con un coltello a lama liscia ritaglia tante strisce larghe circa 1,5 cm e poi arrotola ciascuna fettuccia fra i palmi delle mani. Stacca dei pezzetti lunghi 8-10 cm e avrai i tuoi strozzapreti; man mano che sono pronti disponili su un tagliere infarinato e prosegui in questo modo fino a esaurire tutto l'impasto. A questo punto devi solo cuocere la pasta in acqua bollente leggermente salata per 5-6 minuti e poi scegliere il condimento più adatto per esaltarne tutta la bontà.
Condimenti e varianti degli strozzapreti
Gli strozzapreti, grazie alla forma arrotolata, sono ideali per trattenere il condimento, motivo per cui sono ottimi con sughi particolarmente corposi, per esempio col ragù, con sughi di funghi e salsiccia, ma anche con ricchi sughi di pesce come quello che ti proponiamo a base di canocchie. Saporiti e gustosi, gli strozzapreti sono buonissimi anche con un semplice sugo di pomodoro, basilico e una ricca spolverata di formaggio grattugiato, oppure con un condimento come il pesto, quello classico genovese o qualsiasi altra sua variante. Infine, per chi preferisce una variante vegetariana, questa pasta è ottima servita con un sugo alle verdure, perché si lascia avvolgere perfettamente: prova a condirli con il nostro mix di zucchine e zafferano, goloso e cremosissimo.

Pur essendo originari dell'Emilia Romagna, gli strozzapreti sono conosciuti anche nel resto d'Italia, dove assumono nomi e forme differenti. Nella stessa regione d’origine gli strozzapreti esistono in diverse varianti, di cui una delle più diffuse è quella tipica del ravennate, dove gli strozzapreti vengono “annodati” su loro stessi, una forma particolare pensata per trattenere i sughi più rustici. In altre regioni gli strozzapreti, pur mantenendo una forma simile a quella originale, cambiano nominazione: in Umbria si chiamano strangozzi o umbricelli e si condiscono con tartufo, cacio e pepe, o alla spoletina (pomodoro e peperoncino), nel Lazio e in Abruzzo si chiamano strozzapreti ma sono più corti e più attorcigliati rispetto alla versione romagnola, mentre in Calabria si chiamano come strangugghi o stranguji e si condiscono tradizionalmente con ‘nduja, sugo di carne o funghi. Particolare il caso del Trentino, dove esistono gli strangolapreti, noti anche come strozzapreti ma dalla forma totalmente differente: sono dei veri e propri gnocchi ovali e morbidi a base di pane raffermo e spinaci da condire con burro e salvia.