
Nuovo appuntamento con MasterChef Italia 15 che è finalmente arrivato con l’undicesimo e il dodicesimo episodio. Lo show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy va in onda tutti i giovedì in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand. Queste due puntate hanno messo in luce diverse fragilità degli aspiranti chef, chiamati a confrontarsi con sfide ad alta intensità sia emotiva sia gastronomica. Il livello delle prove si sta alzando nettamente e chi ambisce a diventare il prossimo MasterChef italiano deve necessariamente restare al passo con difficoltà sempre più complesse, episodio dopo episodio.
Protagonista assoluta della serata è stata la cucina siciliana, celebrata attraverso l’ospitata di Ciccio Sultano, due Stelle Michelin al Duomo di Ragusa e voce autorevole della gastronomia isolana. Un racconto culinario fatto di tecnica, memoria e identità, che ha dialogato anche con il tema dell’agrodolce, protagonista della Mystery box e linguaggio trasversale della Sicilia, profondamente radicato nella sua tradizione. Come sempre a giudicare ci sono i tre chef Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli, chiamati a leggere nei piatti molto più di ciò che appare in superficie.
Una Red mystery box dal sapore agrodolce
L’episodio inizia con i quattordici concorrenti alle prese con la Red mystery box, la più temuta tra le Mystery. In palio non c’è solo la gloria del miglior piatto, ma anche la Golden pin, un vantaggio che permette di salvarsi direttamente e che può essere utilizzato a scelta nelle prove successive. Chi non riesce a realizzare un buon piatto, invece, finisce direttamente al Pressure test. Il tema della prova è l’agrodolce, un gusto antico scolpito nella storia mediterranea e mediorientale, un sapore complesso da bilanciare, soprattutto quando entra in gioco la salatura che, come spiega chef Locatelli, è l’aspetto più complesso della prova.

Ci sono diversi ingredienti obbligatori e due grandi assenze: aceti e dolcificanti, che diventano però i protagonisti concettuali della sfida. Tra anguilla, pancia di maialino, radice di loto, cipolline borettane, mela renetta, indivia belga e zucchine, gli aspiranti chef si mettono all’opera. In cucina emergono anche i percorsi personali dei concorrenti. Matteo Lee, ad esempio, racconta come l’esperienza a MasterChef abbia cambiato il suo rapporto con gli altri: prima di entrare nella Masterclass conduceva una vita molto ritirata, uscendo raramente di casa, mentre oggi descrive il programma come un’occasione che gli ha permesso di aprirsi e vivere la condivisione con maggiore serenità.
All’assaggio vengono chiamati sia i piatti migliori sia quelli che hanno mostrato crepe evidenti. Tra i più convincenti spiccano interpretazioni capaci di rispettare il tema senza forzarlo, dove acidità e dolcezza dialogano con armonia. Chi convince di più i giudici conquista la Golden pin e la salvezza. Vengono chiamati i migliori e la prima è Carlotta che porta un piatto chiamato “Agrodolce come me”: maialino in padella glassato con aceto di lamponi e miele d’acacia, con un chutney di mela renetta e aceto di birra, su crema di zucchine e indivia belga. A seguire il piatto di Niccolò, “Dall’Oriente al Mar dei Sargassi”: anguilla marinata con melassa di dattero e radice di loto glassata, chutney di cipolle borettane, mela e salsa di melograno. Lo chef Barbieri apprezza particolarmente il piatto. È proprio Niccolò a vincere la Mystery box e a conquistare la Golden pin.

Tra i peggiori c’è invece Matteo R., che presenta un maialino impiattato in modo poco convincente e un piatto che, per Barbieri, è “tutto da rifare”. C’è poi Irene, la cui presenza sorprende gli stessi giudici, considerando le sue origini siciliane. Il suo piatto “Moya sem’ya” è un’anguilla al forno con chutney di mela renetta, cipolle borettane e chips di radice di loto. Cannavacciuolo sottolinea la mancanza di sale, una cottura sbagliata dell’anguilla e un’idea di agrodolce che, per Locatelli, non riesce a funzionare. Non viene apprezzato nemmeno l’atteggiamento della concorrente, sorpresa di essere tra i peggiori.

Seguono Georgina e Dounia che non convincono gli chef e mostrano un atteggiamento forse troppo superbo, sostenendo di aver realizzato un buon piatto. Un comportamento che non piace affatto ad Antonino Cannavacciuolo, che invece apprezza l’approccio di Teo, anche lui tra i peggiori. Il concorrente è l’unico a riconoscere apertamente di non aver fatto un buon piatto. Tra tutti i peggiori, l’unico a salvarsi è Matteo R., che sale in balconata. Irene, Georgina, Dounia e Teo vanno direttamente al Pressure test.
Le "mille facce" del pomodoro nel Pressure test
Come sempre il Pressure test è una prova di cultura, memoria e sangue freddo. Al centro c’è il pomodoro, ambasciatore della cucina italiana, arrivato dall’America e inizialmente utilizzato come elemento ornamentale, che con il tempo è diventato un pilastro gastronomico. Una prova divisa in due step: nel primo si devono riconoscere quattro varietà di pomodoro tra le sedici presenti. Ogni errore comporta uno svantaggio di cinque minuti nella fase successiva.

Sedici tipi da riconoscere, quattro per ogni concorrente. Inizia Georgina, che indovina tutte e quattro le varietà e ottiene 40 minuti per cucinare. Irene, invece, ne sbaglia due e perde 10 minuti per la fase successiva. Fa anche peggio Dounia, che individua una sola tipologia su quattro e ottiene 25 minuti di tempo per cucinare. Teo affronta la prova con 30 minuti a disposizione. Nella seconda manche il pomodoro deve essere il protagonista assoluto del piatto.
Irene presenta la Sopa pamplonica: vellutata di pomodoro con peperone, cipolla, aglio e crema di ricotta, una rivisitazione calda del gazpacho. Il piatto non convince del tutto i giudici. Teo porta un gel di pomodoro con aceto balsamico, taralli sbriciolati, pomodorini confit, stracciatella e basilico vetrificato. Decide di usare la Golden pin, forse poco saggiamente, perché il piatto viene comunque molto apprezzato dagli chef. Georgina, che ha avuto più tempo di tutti, presenta un pomodoro gratinato ripieno di pangrattato, parmigiano e lardo, su una crema di mozzarella e yogurt. Cannavacciuolo e Barbieri spiegano che mancano diversi elementi fondamentali per il gusto. Dounia presenta un gazpacho di pomodoro ramato con alici marinate, crema di stracciatella e olio al basilico. Il piatto piace moltissimo ai giudici e la concorrente si salva. A lasciare MasterChef è Georgina, eliminata per un piatto giudicato senza sapore e anonimo. Irene si salva, ma i giudici la mettono in guardia per le prossime prove.

La cucina stellata di Ciccio Sultano per lo Skill test
Siamo al secondo episodio della serata che parte forte con lo Skill test. Ad accogliere i concorrenti c’è Ciccio Sultano, due Stelle Michelin con il suo ristorante Duomo di Ragusa. Ambasciatore della Trinacria nel mondo, Sultano porta con sé una visione che lui stesso definisce antropologia gastronomica, dove la cucina diventa racconto identitario. Per lui l’acidità è scintilla, accento emotivo, firma invisibile. "Chi viene a mangiare da noi, anche bendato – spiega – deve sapere di trovarsi in Sicilia".

Anche questa prova è divisa in due manches . Chi supera la prima fase è direttamente salvo, chi invece non convince i quattro chef dovrà continuare a cucinare nella seconda prova. Nella prima parte si deve fedelmente replicare il Timballo del Gattopardo, un piatto che Sultano racconta come simbolo di storia, politica e aristocrazia siciliana. Pasta brisée, melanzane, prosciutto, caciocavallo, tartufo, polpette, besciamella alla vaniglia, uova di quaglia e, a chiudere tutto, il temutissimo petto di piccione. Novanta minuti in cui l’organizzazione e la pulizia sul piano di lavoro diventano fondamentali. Lo chef spiega che ogni passaggio deve incastrarsi alla perfezione come in un’orchestra ben diretta.

Il primo a essere chiamato all’assaggio è Franco: il timballo è giudicato buono, ma il piccione non convince, motivo per cui dovrà continuare a cucinare. Teo, invece, conquista subito la balconata con un timballo considerato perfetto dallo chef Ciccio Sultano. Iolanda e Matteo C, in difficoltà durante tutta la prova, presentano un timballo che non piace agli chef. Stesso risultato per Matteo Lee che, nonostante la Green pin (vantaggio di dieci minuti aggiuntivi), non convince Cannavacciuolo e gli altri giudici. Dorella, Niccolò e Irene conquistano la salvezza. Irene, siciliana di nascita, spiega che per lei la prova ha un forte valore simbolico. Vanno in balconata anche Alessandro e Dounia, mentre Carlotta, Jonny e Vittoria sono costretti alla seconda fase.

Nella fase successiva dello Skll test, i concorrenti devono realizzare un piatto ispirato allo sgombro omega-3 arabo normanno di Ciccio Sultano. Melone in osmosi con vermouth e chicchi di caffè, latte di mandorla, verbena e zagara, con il pesce che deve essere protagonista assoluto. La prova dura 60 minuti e chi fallisce viene eliminato.
Il primo all’assaggio è Matteo R., che presenta uno sgombro marinato agli agrumi con emulsione di fico, latte di mandorla e buccia di melanzana con garum di sarde. Il piatto colpisce Sultano e i giudici, che lo mandano direttamente in balconata. Carlotta presenta Prima volta in Sicilia: sgombro marinato al limone, garum di ricotta, melanzana al miso, garum di sarde e crumble di mandorle. Nonostante la determinazione, il piatto non la salva.
Segue Vittoria, con uno sgombro affumicato e marinato con olio di rose e arancio, melanzana glassata, latte di mandorla e olio di fico. Per Ciccio Sultano il piatto non restituisce l’identità siciliana: "Se chiudo gli occhi, non sembra di essere in Sicilia". Jonny presenta Negroni sgombrato: sgombro marinato all’arancia, melone al vermouth, melanzana laccata al miso, latte di mandorla e olio di fico. Racconta il suo desiderio di unire cucina e mixology e si salva, salendo in balconata.

Matteo Lee porta Millefoglie: sgombro al garum di sarde, maionese e miso di pane, melanzane e cannolicchi al vermouth. Il piatto convince e si salva. Franco presenta uno sgombro marinato all’olio di rose e vermouth, con melone, agrumi e olio di fico, ma il piatto non convince i giudici. Chiude Iolanda, con una tartare di sgombro marinato all’olio di rose, ricotta di mandorla, melanzana fritta, peperoncino e olio di fico. Il piatto è giudicato molto buono e la concorrente sale in balconata. A lasciare per sempre la cucina di MasterChef è Vittoria, eliminata per non aver valorizzato correttamente lo sgombro, elemento centrale della prova. Carlotta e Franco si salvano e raggiungono la balconata.

La sesta serata di MasterChef Italia 15 si chiude così, con l’agrodolce ancora sulle labbra e la Sicilia negli occhi. Una puntata che conferma come, in questa cucina, non basti saper cucinare: serve visione, disciplina e il coraggio di raccontarsi, un piatto alla volta.