Ancora niente delivery in Campania, l’unica regione italiana in cui vige il divieto di consegna a domicilio. Tante le proteste arrivate in questi giorni con le associazioni di categoria che si sono unite per far sentire la propria voce. Abbiamo intervistato Massimo Di Porzio, titolare di Umberto, locale storico di Napoli fondato nel 1916, tra i promotori di una richiesta arrivata sul tavolo di Vincenzo De Luca.

La proposta dei ristoratori campani

"Abbiamo protocollato un piano di riapertura per la fase 2″ spiega Di Porzio "in cui chiediamo un’applicazione più severa del piano HCCP e della sicurezza sul lavoro, a cui vanno aggiunti una serie di accorgimenti da applicare all’interno delle aziende per lavorare in sicurezza". In cosa consisterebbero questi accorgimenti? Posizioni sterili, misurazione della temperatura corporea ai dipendenti prima di ogni servizio, organizzazione di gruppi di lavoro e possibilmente la consulenza di un medico. "Tutte queste cose le facevamo già. In Italia siamo abituati, molto più degli altri Paesi, a standard di pulizia elevatissimi. Nel piano presentato alla Regione sono presenti delle procedure che i ristoratori seri fanno già normalmente; poi certo, abbiamo previsto delle accortezze in più. Una cosa vorrei che fosse chiara: il nostro primo obiettivo è lavorare in sicurezza, per tutti i consumatori che sono i nostri clienti e per il nostro staff, che dobbiamo anche proteggere".

Come reagisce De Luca a questa proposta? "Pare ci sia un’apertura"

Il governatore De Luca ha attuato un piano molto più severo durante l’emergenza che, combinato con il senso di responsabilità dei campani, sta portando ottimi risultati. I contagi in Campania sono pochissimi e questo è un risultato eccellente, visto che la regione è quella a più alta densità abitativa d’Italia. Non c’è ancora una risposta in merito alla proposta ma "Pare ci sia un’apertura. Pare che addirittura da lunedì possa riprendere il delivery".

I ristoratori si proiettano già alla fase successiva, oltre la consegna a domicilio: "Non solo delivery e asporto ma vogliamo pensare già a come comportarci quando potremo riaprire. La cosa più importante sarà arrivare preparati a quella fase perché la Campania è già indietro rispetto alle altre regioni d’Italia. Mi auguro che ci sia una normativa del Governo, uguale per tutti, riguardo la somministrazione del cibo perché diventa complicato gestire regole diverse tra regione e regione". La richiesta al momento riguarda solo la consegna a domicilio comunque: "In questa fase chiediamo il delivery, sarebbe meraviglioso se il Governatore ci permettesse di fare anche l’asporto".

Il delivery incide davvero così tanto?

La battaglia per il food delivery ha spaccato la ristorazione campana: per qualcuno è assolutamente indispensabile, per altri una perdita di tempo. Massimo Di Porzio spiega la sua visione, molto più neutra: "La verità è che non sappiamo ciò che succederà perché il mercato è cambiato. Molti si basano sul mercato precedente alla pandemia e non vedono la convenienza ma è un punto interrogativo perché non sappiamo quale sarà la risposta del popolo. A me piace quantomeno l’idea di riaccendere i macchinari, di rimettere in moto la macchina. Questo già è importante" e risponde a chi ha paura di non avere clienti con le consegne a domicilio dicendo che "la paura è legittima ma neanche all’apertura totale ci aspettiamo gli stessi clienti di prima. Tutto è un punto interrogativo. Sarà dura per la ristorazione, con una riduzione delle entrate del 30 o 40%".

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Un altro punto su cui si è interrogato il titolare di Umberto è la reazione delle persone al fattorino che arriva a casa. In Campania da oltre un mese non c’è la consegna a domicilio e questo potrebbe aver disabituato le persone: "Un po’ di paura ci sarà sicuramente all’inizio. Vediamo che succede quando ci daranno la possibilità di farlo. C’è anche un’altra questione che incide, ovvero la crisi economica. Questa è una situazione talmente irreale, inaspettata, che non possiamo prevedere nulla fino a quando non saremo aperti. Certo, ci possiamo basare su quanto fatto nelle altre città: i colleghi hanno almeno un minimo di liquidità per pagare qualcosa. Gli aiuti che ci sono stati promessi non sono arrivati, né per noi né per i dipendenti. Speriamo che l’apertura del delivery possa aiutare".

Come sono state gestite le altre pandemie

Quella del Covid-19 non è la prima pandemia che il mondo ha dovuto fronteggiare in epoca moderna e la famiglia Di Porzio ha superato 4 momenti tragici del ‘900, alcuni dei quali fin dall’apertura, in piena I Guerra Mondiale: "Abbiamo superato due guerre, l’epidemia di Spagnola e quella del colera. Ero piccolo per quest’ultima e ho ricordi sbiaditi ma sia i miei nonni che mio padre mi hanno raccontato sempre di quei momenti. C’era molta paura, c’era attenzione alla sanificazione e veniva usato il disinfettante per qualsiasi cosa. Ci fu una riduzione importante della clientela ma superata la prima fase di paura il ristorante tornò a lavorare normalmente".

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Ci sono state due crisi affrontate in prima persona proprio da Massimo Di Porzio che lo rassicurano sul futuro post emergenza: "Non esistono periodi continui di benessere e di lavoro, ce lo insegna la storia. Anche se non lo ricordiamo, perché non hanno colpito in maniera così dura le vite degli italiani, abbiamo avuto due crisi profonde negli anni 2000. La prima dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle, la seconda dopo il 2008 con la crisi economica globale. La gente aveva paura nel primo caso, nel secondo non aveva soldi ma le abbiamo superate entrambe queste crisi. Le attività sane si salveranno, sono ottimista. Superata la fase di virulenza riusciremo a lavorare in sicurezza e le persone sceglieranno le aziende di cui si fidano. Qualcuno purtroppo chiuderà, soprattutto chi ha aperto tanti punti vendita negli ultimi anni in maniera repentina ma questa è la legge del mercato. Cercheremo di dare una mano a tutti ma qualcuno non si salverà".