26 Luglio 2022 12:45

“Mancano i camerieri perché abbiamo oppresso i giovani” secondo il miglior maître al mondo

Il maître più famoso del mondo sta dalla parte dei giovani: "Questa generazione è sensibile. Nessuno vuole fare il cameriere, stanno scappando per colpa nostra".

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Per molti è il miglior maître del mondo: parliamo di Josep Roca, uno dei titolari del El Celler de can Roca in Spagna. Secondo il capo cameriere del ristorante "se non si trovano lavoratori è colpa di chi è venuto prima, è colpa di una generazione che ha pensato solo al profitto", ignorando il benessere (più che gli stipendi) dei dipendenti. Per l'imprenditore spagnolo, infatti, "i giovani di oggi sono più sensibili, più emotivi nel senso buono del termine. Non basta più uno stipendio equo, che è comunque la base, vogliono sentirsi apprezzati, vogliono sentirsi parte del progetto. Se non si trovano camerieri è perché i giovani stanno scappando da questo mestiere e le colpe sono nostre, non certo le loro".

"Non è solo questione di soldi"

Nella lunga intervista che Josep Roca ha concesso alla rivista gastronomica digitale 7canibales si evidenzia il problema della carenza di personale in tutta Europa: non è solo italiano, dunque, ma internazionale. Questo dovrebbe risolvere l'annosa questione sul reddito di cittadinanza, secondo molti all'origine di tutti i mali del nostro Paese. Come abbiamo raccontato tramite le parole di Roberto Di Pinto e Alfonso Califano, la carenza di personale nella ristorazione è un sintomo di un problema più grave.

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Anche Roca è d'accordo con "i nostri" e lo dice senza mezzi termini: "Bisogna accettare questa nuova realtà, la sfida oggi è nel rispetto della vita delle persone, nella dignità del lavoro. Bisogna cambiare i paradigmi. Non è più accettabile un settore dell'ospitalità con questi termini, soprattutto perché questa generazione è diversa dalla nostra: sono più sensibili e nella loro vita hanno visto solo crisi economica, pandemia e guerra. Bisogna dar loro lo spazio per crescere, non opprimerli".

Roca non ne fa una questione di salario, quindi, che ovviamente dà per scontato. Per lui è più "un equo scambio tra azienda e lavoratore. Oggi i ragazzi pretendono di più sul piano economico, è vero, ma non è quella la cosa principale. Vogliono sentirsi ascoltati, accuditi, rispettati, accompagnati nella crescita personale e professionale. Dobbiamo incoraggiare il talento e motivare la passione perché la passione è il fuoco della conoscenza".

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