La frittatina di Di Matteo da oltre 20 anni mette a dura prova la volontà dei napoletani. Via dei Tribunali a Napoli è come il Giardino dell'Eden dei golosi: al posto del serpente tentatore ci sono le teche delle pizzerie, al posto delle mele tutto il ben di Dio dello street food partenopeo. Impossibile non notare la folla che si accalca ad ogni ora per accaparrarsi la frittata di pasta, altrettanto impossibile è resistere alla tentazione di quel profumo così suadente che ha reso il locale dei Tribunali un sinonimo stesso di "frittatina".

La frittatina di Di Matteo

La frittatina di pasta di questa pizzeria è una delle migliori della città ed è la sicuramente la più iconica. Una frittura sempre pulita, croccante all’esterno, morbida all’interno con un cuore di besciamella, piselli, ragù e carne macinata, che scioglie anche i più fedeli sostenitori del cibo salutistico. E dire che rischiava di non arrivare mai al grande pubblico: la frittatina di pasta nasce come piatto di riciclo e spesso si prepara a casa. La storia della frittatina di Di Matteo comincia molti anni fa tra le mura domestiche, in una dimensione familiare. Come ci racconta Salvatore, "Papà non voleva inserirla in menu, era molto contrario".

In pratica il papà di Salvatore non voleva vendere la frittatina perché un prodotto di rosticceria, un mondo a parte rispetto a quello della pizzeria; non a caso è l’ultimo piatto portato in vetrinetta in ordine cronologico, molto dopo le pizze a portafoglio, i crocchè, gli scagliuozzi e gli arancini.

La cosa strana è che qualsiasi napoletano sopra i 50 anni è convinto di aver mangiato le frittatine di Di Matteo fin da giovanissimo e quando gli viene detto che è stata introdotta a metà degli anni ‘90 resta sbalordito, quasi incredulo. Questa è la forza della memoria sensoriale: la frittatina è così impressa nel Dna dei napoletani da far credere di essere sempre esistita. Ma così non è: "Fino 25 anni fa non avevamo le frittatine in pizzeria. Mio padre era molto contrario, nonostante le insistenze mie e di mio zio, l’inventore morale della frittatina. L’abbiamo proposta al pubblico sfruttando l’assenza di papà, in vacanza per 10 giorni per festeggiare i 25 anni di matrimonio con mia madre. Zio era un innovatore e voleva questo passaggio verso i prodotti di rosticceria, io ero d’accordo e ne approfittammo".

La cosa ha riscosso un successo straordinario, che non poteva essere ignorato: "Le frittatine andarono a ruba, quando tornò papà gli facemmo vedere direttamente il riscontro economico. Non poteva più sottrarsi alla scelta, c’erano numeri troppo importanti. Da quel momento la produzione si è triplicata, oggi non avanza neanche una frittatina”.

Ma qual è il segreto? Resta ancora ignoto ma Salvatore ci dà qualche indizio dicendo che "tutto viene fatto in casa, come quando le preparavamo per le nostre feste. La besciamella ogni giorno, le carni selezionate, l’attenzione per il cliente. Ho sentito tante ricette di bravissimi colleghi ma sono tutte diverse dalla nostra. Noi facciamo alcuni procedimenti molto complicati tecnicamente al punto che, quando incontro chef stellati che mi chiedono come la faccio, loro restano sbalorditi. Questa è anche una soddisfazione".

La frittatina di Di Matteo è uno dei simboli della Napoli contemporanea, quella piena di turisti incuriositi dall’abbondanza gastronomica della città. Tutti i giorni, tutto l’anno, verso la fine di Via Tribunali oltre al profumo si sentono le esclamazioni di giubilo per ciò che si assaggia; dove il "Mammamia" si trasforma in un "Oh my God" dei viaggiatori stranieri.