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27 Luglio 2026 13:31

La BBC accende i riflettori sull’Italia: “In Campania c’è una delle capitali dell’obesità infantile”

L'emittente britannica non riesce a spiegarsi come l'Italia, terra della dieta mediterranea, abbia un numero così elevato di bambini in stato di obesità. Numeri critici sopratutto nel Sud del Paese, dove c'è una delle capitali mondiali dell'obesità infantile: Ponticelli, quartiere della zona Est di Napoli.

A cura di Lorenzo Napolitano
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Per anni l'Italia è stata sinonimo di alimentazione sana: olio d'oliva, legumi, cereali integrali, pesce. Un modello studiato in tutto il mondo e preso come riferimento da nutrizionisti in ogni angolo della Terra. Oggi, però, la decantata dieta mediterranea sembra essersi allontanata dalla quotidianità di migliaia di famiglie italiane. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, i bambini italiani figurano tra i più in sovrappeso d'Europa, con punte drammatiche in alcune aree del Sud, specialmente in Campania, dove ci sarebbe una delle "capitali mondiali dell'obesità infantile", come scrive la BBC, ossia Ponticelli, quartiere della zona Est di Napoli. L'emittente britannica ha acceso i riflettori su questo fenomeno, raccontando storie di ragazzi che convivono ogni giorno con l'obesità e con le conseguenze fisiche e sociali che ne derivano.

La storia di Salvatore, 17 anni e 170 chili

Tra le testimonianze raccolte, una delle più incisive è quella di Salvatore, diciassettenne che pesa 170 chilogrammi. Per lui anche i gesti più semplici – come allacciarsi le scarpe o salire sullo scooter – sono diventati difficili: nell'articolo della BBC si legge che le ruote del suo ciclomotore si sono rotte sette volte in una sola settimana, a causa dell'eccessivo sforzo. Salvatore avrebbe bisogno di un intervento chirurgico per la riduzione dello stomaco, una procedura ormai frequente, ma nel suo caso non è così "semplice". Infatti, alla luce delle sue condizioni l'operazione appare troppo rischiosa per i medici, che gli hanno prescritto un'iniezione dimagrante a base di GLP-1 per ridurre l'appetito e aiutarlo a perdere peso a sufficienza, così da rendere meno pericoloso l'intervento. Questo caso, purtroppo, non è l'unico. Come ha affermato la dottoressa Sonja Chiappetta, che lavora da 15 anni all'ospedale Betania di Ponticelli: "Fino a poco tempo fa la maggior parte dei pazienti aveva cinquant'anni, ora vedo molti adolescenti, anche di soli sedici anni. Ci sono sempre più giovani, è spaventoso".

Le cause del fenomeno

Dietro questo problema non c'è soltanto una causa, ma una combinazione di fattori: in primis, la scarsa educazione alimentare. Molti genitori non dispongono degli strumenti per trasmettere ai figli un rapporto equilibrato con il cibo, spesso perché non l'hanno ricevuta neanche loro. Questo è quanto emerge anche dalla testimonianza del dottor Roberto Berni Canani: "Ho trattato bambini di appena 2-3 anni che pesavano già 25 chili. I genitori vengono per altri problemi del bambino come tosse, mal di stomaco, dissenteria. Non si rendono conto che tali disturbi sono provocati dal peso".

In questo contesto lacunoso, anche la scuola non riesce a colmare il vuoto: un'attenzione limitata all'educazione alimentare, infatti, lascia ai più piccoli poche occasioni concrete per imparare abitudini sane. A questo si somma la povertà, soprattutto nelle periferie: quando il budget familiare è ridotto, la scelta ricade spesso su alimenti economici, molto calorici e altamente sazianti, ma privi di nutrienti. Completa il quadro il ricorso a diete fai da te, spesso trovate online o consigliate da persone non qualificate, che nella maggior parte dei casi non affrontano il problema alla radice e rischiano di peggiorare il rapporto tra i giovani e il cibo.

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Il paradosso che la BBC non si spiega: com'è possibile che ciò avvenga in Italia?

Uno dei punti più scomodi e dibattuti dell'indagine dell'emittente britannica è proprio questo: com'è possibile che un paese che ha dato i natali a uno dei regimi alimentari più studiati e celebrati al mondo, si ritrovi tra le nazioni europee con più bambini in sovrappeso? La risposta, secondo Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell'Università della California del Sud, è che la dieta mediterranea, così come viene concepita all'origine, non esiste più nella vita quotidiana degli italiani. A suo dire, oggi sarebbe seguita soltanto da una piccola minoranza della popolazione, mentre il modello alimentare prevalente si è ridotto a quello che viene definito da Longo "la dieta delle Cinque P": pizza, pasta, patate, proteine e pane; spesso, tra l'altro, nelle loro versioni a basso valore nutrizionale. Totalmente assenti, quindi, le componenti fondamentali della dieta mediterranea, come legumi e verdure di stagione.

"La dieta mediterranea tradizionale è andata perduta", ha affermato Longo, "solo il 10% degli italiani la segue realmente". Il paradosso, quindi, non è solo statistico ma anche culturale. L'immagine della dieta mediterranea continua a essere un biglietto da visita dell'Italia, ma oggi è sostituita da abitudini alimentari che non hanno niente a che fare con quel modello. È proprio questo scarto tra immagine e realtà a rendere il fenomeno dell'obesità infantile in Italia tanto sorprendente quanto difficile da affrontare.

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