La punta di Ischia, con il Castello Aragonese sullo sfondo, ospita un bellissimo albergo a 5 stelle, il Grand Hotel Punta Molino. Le restrizioni dovute al Covid-19 hanno rallentato la macchina del turismo soprattutto sulle isole di Ischia e Capri in Campania ed è per questo motivo che la dirigenza dell’albergo ha deciso di puntare maggiormente sulla ristorazione, presentando una cena ischitana che ha offerto spunti nostalgici e interessanti.

Come sta reggendo Ischia al calo dei turisti

Con l’ultima ordinanza della Regione Campania probabilmente salterà tutta la stagione estiva per le mete più ambite dei turisti stranieri: De Luca ha infatti emanato l’obbligo di quarantena per chi arriva dall’estero. Va da sé che le isole in particolare diventino mete da mordi e fuggi ed infatti i dirigenti del Punta Molino hanno parlato proprio di questo: "Sorprendente la risposta del vacanziere della fase 3, preferisce trascorrere meno giorni di vacanza, preferendo luoghi che offrono maggiori possibilità di relax, tra spiaggia privata, piscine, alta cucina e centri benessere, tutto a portata di mano".

I dati sono chiari: nel weekend si arriva al sold out e durante la settimana si tocca il 50% di occupazione. Un risultato sotto la media stagionale – ma sorprendente dato il periodo storico – perché bisogna tener conto delle restrizioni nel viaggiare, che hanno portato alla mancanza dei turisti stranieri e non solo, che soggiornano di norma più di una settimana. Dalla prenotazione di due notti si è passati alle tre notti con partenza il lunedì.

Il lato food può essere migliorato

Tutta la cena è stata accompagnata da un piacevole sottofondo musicale di un terzetto di chitarristi, sostituiti poi dal classico piano bar, un marchio di fabbrica del Punta Molino.

Durante tutto il pasto abbiamo avvertito l’immensa cura nella scelta della materia prima, a cominciare dall’antipasto con un’ottima tartare di ricciola, molto colorata e abbinata con dei frutti che hanno donato una forte spinta acida ma piacevole. Il primo, con i paccheri di Gragnano della Fabbrica della pasta, uno dei partner dell’albergo, è stata la portata più zoppicante nel concetto stesso di gastronomia: Paccheri di Gragnano allo scorfano, stracciatella di friarielli e provola campana Dop; una verdura tipicamente invernale sulla spiaggia non è stata una scelta azzeccata, inoltre la provola ha coperto totalmente il sapore dello scorfano.

Il secondo è stato invece il piatto della serata, sia per preparazione sia per significato storico: Dentice in cesto di patate rosse e salsa alla puttanesca. Il dentice di ottima qualità, con una carne saporita e cotta a puntino, abbracciato da questo cesto di patata rossa (più secca rispetto a quella gialla e quindi consigliabile per le “sculture” col cibo), e sormontato da una splendida salsa alla puttanesca. Questo condimento al Punta Molino non si può sbagliare perché la puttanesca, secondo una delle storie che riguardano la sua nascita, sarebbe nata proprio all’esterno dell’albergo.

L’episodio lo racconta a tavola il cuoco del locale, Arcangelo Arcamone: "Pare che la salsa alla puttanesca sia stata inventata proprio al Rancio Fellone, locale storico che trovate proprio all'uscita dall'albergo e che ora è chiuso a causa della pandemia. L'idea è degli anni '50, con questo architetto che una sera ha avuto degli amici a mangiare, molto affamati, ma lui aveva finito tutto. Aveva solamente capperi, olive di Gaeta e pomodorini; questi amici gli hanno chiesto di fare una puttanata qualsiasi e da lì il nome così strano". Lo chef Arcamone ha centrato perfettamente il bersaglio con questo piatto dal gusto semplice e rassicurante.

Il giorno dopo abbiamo avuto anche la possibilità di provare la colazione in albergo post-Covid, un’esperienza nuova col buffet servito. Dal Punta Molino fanno sapere che il format del buffet sta piacendo molto ai clienti ma noi abbiamo provato un senso di ingabbiamento dovuto alla presenza del cuoco e del cameriere per il servizio. Ovviamente è indipendente dalla decisione dell’albergo questa scelta, ma abbiamo provato un senso di tristezza rispetto alle colazioni di qualche mese fa.

I prodotti serviti al mattino si confermano di primissima qualità, a partire dalla frutta fino ad arrivare a yogurt biologici, brioches o il celebre cornetto ischitano. Ottime anche le torte fatte in casa, in particolare la torta alla carota la consigliamo calorosamente. La raccomandazione è di prediligere piatti semplici, soprattutto le tartare, per godere appieno della qualità delle materie prime, oltre a provare il canestro di dentice, davvero fantastico.

Com’è stata l’esperienza complessiva al Punta Molino

La struttura dell’albergo è meravigliosa con la gran parte delle stanze che affacciano sul mare. Quelle interne godono della bellezza del boschetto che fa sempre parte dell’hotel, fondamentale per lenire la calura dell’estate sull’Isola Verde. All’ingresso siamo passati per un rapido triage, oltre all’ormai classica misurazione della temperatura corporea e all’igienizzazione delle mani.

L’arredamento è sfarzoso ma elegante, si apprezzano in particolare gli arazzi e il design molto classico che accoglie i clienti dalla reception fino alle piscine all’aperto. Qui troviamo due grosse vasche con la vista sul Tirreno e un flusso continuo che rilassa e incanta gli ospiti. Una è con acqua dolce, l’altra con acqua termale. Stessa tipologia di piscina anche al coperto, nella Spa al piano sotterraneo per la terza piscina del complesso a cui si aggiunge la palestra e il bagno turco. Il panorama poi è semplicemente mozzafiato: vista mare da ogni punto della struttura, spiaggia a meno di 10 metri, acqua cristallina e un panorama che ti rimette in pace col mondo.

L’ospitalità in questo albergo è ciò che ci si aspetta in un 5 stelle: attenzione massima al cliente, pulizia capillare con profumo di pulito su ogni superficie, disponibilità a risolvere problemi prima ancora che questi vengano posti. Ogni grande hotel deve provare ad anticipare il bisogno del cliente piuttosto che aspettare che si ponga: al Grand Hotel Punta Molino l’obiettivo è centrato.