
Tra gli agrumi che raccontano la creatività agricola del Mediterraneo, il Tacle occupa un posto curioso e ancora poco conosciuto. Nato in Sicilia dall’incontro tra due protagonisti assoluti della frutticoltura isolana, l’arancio Tarocco e la clementina Monreal, questo frutto rappresenta un esempio riuscito di innovazione varietale. Non si tratta di un prodotto geneticamente modificato, ma di un agrume ottenuto attraverso incroci naturali, frutto di ricerca e pazienza agronomica.
Sviluppato nei laboratori e nei campi sperimentali di Acireale, alle pendici dell’Etna, il Tacle racchiude alcune delle qualità più apprezzate dei suoi “genitori”: la colorazione vivace e le sfumature rosse tipiche delle arance pigmentate siciliane e la praticità delle clementine, amate per la loro dolcezza e l’assenza di semi. Il risultato è un agrume che incuriosisce già dal nome, una fusione linguistica tra Tarocco e clementina, e che sorprende al primo assaggio.
Disponibile per un periodo relativamente breve, tra dicembre e gennaio, il Tacle è uno di quei frutti stagionali che compaiono quasi in punta di piedi nei mercati invernali, lasciando però un ricordo aromatico intenso. Per questo motivo viene spesso considerato una piccola gemma della produzione agrumicola siciliana, ancora poco diffusa ma sempre più apprezzata da chef, gastronomi e appassionati di prodotti di territorio.
Origini e ricerca: un agrume nato ad Acireale
La storia del Tacle inizia in Sicilia orientale, dove la coltivazione degli agrumi è da secoli parte integrante del paesaggio e dell’economia locale. Qui, nei centri di ricerca agrumicola di Acireale, gli studiosi hanno lavorato per sviluppare nuove varietà capaci di combinare qualità organolettiche elevate con caratteristiche agronomiche utili alla produzione. L’obiettivo era ambizioso: unire la ricchezza aromatica e la pigmentazione del Tarocco con la facilità di consumo della clementina, priva di semi e facile da sbucciare. Attraverso incroci controllati e selezioni successive, è nata così una varietà che conserva la personalità di entrambe le specie.
A prima vista, il Tacle può ricordare una piccola arancia, ma basta aprirlo per coglierne l’originalità. Il frutto ha dimensioni medie, con una buccia di colore arancione intenso, liscia e profumata. All’interno, la sorpresa: una polpa arancione vivace attraversata da leggere screziature rosse, eredità genetica del Tarocco. Questa pigmentazione, dovuta alla presenza di antociani, non è soltanto estetica. È anche uno degli elementi che contribuiscono al profilo aromatico del frutto, rendendolo più complesso rispetto a molte altre varietà di agrumi. Un altro dettaglio che lo rende particolarmente apprezzato è l’assenza di semi, caratteristica che richiama chiaramente la sua origine clementina.
Dal punto di vista gustativo, il Tacle riesce a trovare un equilibrio interessante tra dolcezza e vivacità: il sapore è prevalentemente dolce, ma con una nota acidula delicata che rinfresca il palato e rende il frutto estremamente piacevole. Il profumo è intenso, con sfumature che ricordano contemporaneamente l’arancia rossa e la clementina.
Una combinazione che lo rende un agrume versatile: perfetto da consumare al naturale, ma anche interessante in cucina, dove può essere utilizzato per insalate invernali, dessert agrumati o marinature leggere.

Un agrume di stagione breve
Uno degli aspetti più affascinanti del Tacle è la sua stagionalità limitata: il periodo di raccolta si concentra tra dicembre e gennaio, una finestra relativamente breve che contribuisce a mantenerne l’aura di prodotto raro. Nei mercati locali siciliani compare spesso insieme alle prime arance rosse della stagione, portando con sé il profumo degli agrumeti invernali.
Questa disponibilità ridotta è anche uno dei motivi per cui il Tacle non è ancora diffusissimo nella grande distribuzione e rimane, in molti casi, una scoperta per chi frequenta mercati agricoli, botteghe di qualità o filiere corte.