
Il matrimonio di Aurora Ramazzotti e Goffredo Cerza ha riempito le schermate dei social per tre giorni, tra tavolate imbandite, frammenti video della festa e distese di ceramiche di Caltagirone. Ma a colpire davvero l’opinione del web è stata una decisione quanto mai controcorrente: per la scelta del menu, la coppia ha messo da parte la cucina d'autore a favore della tradizione siciliana, affidandosi a maestranze del posto invece che a grandi nomi della ristorazione. Il risultato è stato un lungo fine settimana di festa dove il cibo di strada e i grandi classici dell'isola hanno preso il posto di spume e sferificazioni.
La cena di benvenuto: street food siciliano
Le nozze sono andate in scena sabato 4 luglio 2026 al Castello Xirumi Serravalle di Lentini, in provincia di Siracusa, una dimora fortificata del Cinquecento circondata da agrumeti e uliveti. Il primo appuntamento del weekend è stato una cena informale all'aperto, e per accogliere gli ospiti gli sposi hanno puntato tutto sullo street food dell'isola, con postazioni dedicate ai grandi nomi della rosticceria siciliana. In tavola sono arrivate le panelle, le frittelle di farina di ceci tipiche di Palermo, lo sfincione, la focaccia soffice condita con pomodoro, cipolla e acciughe, e le focacce della tradizione.
È senz'altro una scelta che ribalta totalmente le abitudini dei grandi ricevimenti. Al posto del catering elegante e distaccato, un servizio più spontaneo dove ci si serve da soli e si mangia con le mani.
Il banchetto di nozze: i grandi classici dell'isola
Il giorno delle nozze il menu ha messo in fila i piatti simbolo della cucina siciliana, quelli che ogni famiglia dell'isola conosce a memoria. La caponata di melanzane in agrodolce ha dato il via, seguita dalle arancine al ragù e al burro. Come primo, una pasta alla Norma in versione monumentale, con le melanzane fritte e una pioggia di ricotta salata.
Non è mancato il pesce, protagonista naturale di un matrimonio a pochi chilometri dal mare: ravioli di cernia e pesce spada alla ghiotta, cotto con capperi e olive secondo una delle preparazioni più tipiche dello Stretto. A chiudere, un buffet di cannoli farciti al momento con ricotta freschissima, perché il cannolo perde la sua magia se la cialda aspetta troppo e si inumidisce.
Il colpo di scena e i cornetti di notte
Il dettaglio che ha fatto parlare di più si è palesato a notte fonda. Quando la festa in pista era entrata ormai nel vivo, gli ospiti sono stati sorpresi da vassoi di cornetti caldi, serviti intorno all'una e mezza di notte come all’uscita dalla discoteca. La farcitura dei lievitati ha rispettato il tema con un ripieno al pistacchio e una inconsueta crema al gelso nero, un frutto fortemente identitario dell'isola e poco utilizzato nella viennoiserie.
È il tipo di trovata che dà una svolta al ricevimento: dopo ore di balli, uno sfogliato caldo appena uscito dal forno vale più di qualsiasi dessert elaborato. Il gran finale è stato poi affidato a una torta a tre piani dal profilo disneyano a base di pan di Spagna e ciliegie.

Perché questa scelta ha diviso il pubblico
La decisione di rinunciare a proposte di fine dining firmate da uno chef stellato in favore di una cucina regionale ha conquistato una buona fetta di pubblico e ne ha lasciata perplessa un'altra. C'è chi ha apprezzato l'autenticità e il legame con il territorio, e chi invece, per un evento di questa portata, si sarebbe aspettato un banchetto più formale e ricercato.
In fondo è lo stesso dibattito che accompagna molti matrimoni oggi, ovvero puntare sull'esperienza gastronomica d’autore oppure su sapori riconoscibili e amarcord che suscitino qualche emozione tra gli invitati.