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3 Settembre 2026 9:40

I supermercati più convenienti del 2026: la classifica Altroconsumo

L'indagine annuale di Altroconsumo su 1.158 punti vendita in 67 città indica le insegne meno care per ogni tipo di spesa, i negozi più economici e i capoluoghi più convenienti dove riempire il carrello.

A cura di Rossella Neiadin
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Al supermercato ci si affeziona come alla squadra del cuore, con la differenza che questo tifo lo paghiamo alla cassa e la quota dell'abbonamento supera i tremila euro l'anno. Lo certifica lindagine annuale di Altroconsumo, che tra il 16 febbraio e il 13 marzo 2026 ha confrontato 1,5 milioni di prezzi in 1.158 fra supermercati, ipermercati e discount di 67 città italiane, su 124 categorie di prodotto scelte fra le più acquistate secondo l'Istat.

Il numero che salta all'occhio riguarda lo scenario più radicale, quello di chi compra soltanto gli articoli meno cari: una famiglia di quattro persone che spende in media 9.450 euro l'anno ne può risparmiare 3.790, cioè il 40%, se riempie il carrello nella catena più economica della rilevazione, ovvero il discount Eurospin.

Che cosa significa l'indice 100 nella classifica dei supermercati

Le graduatorie non sono espresse in euro, poiché i listini cambiano da città a città e un confronto secco falserebbe il verdetto. Altroconsumo assegna quindi l'indice 100 alla catena più conveniente di ciascuna classifica e misura tutte le altre come si misurano le quote di una montagna sopra il livello del mare, dove il fondovalle corrisponde al prezzo più basso. Un'insegna a quota 110 è più cara del 10%, una a quota 135 del 35%, e ogni metro di dislivello si traduce in euro sullo scontrino.

Gli operatori di Altroconsumo annotano i prezzi esposti sugli scaffali, promozioni comprese, senza alcun preavviso al personale del punto vendita. Il confronto tiene conto dei soli prodotti effettivamente disponibili in reparto, poiché un prezzo conveniente su una scatola introvabile varrebbe quanto una promessa elettorale.

Quali sono i quattro carrelli confrontati dall'indagine

Nello stesso supermercato si muovono clienti molto diversi, e l'indagine li segue uno per uno riempiendo quattro carrelli distinti. Il primo raccoglie il primo prezzo, cioè l'articolo meno caro disponibile in ogni categoria, a prescindere dalla marca. Il secondo si limita ai prodotti a marchio dell'insegna, il terzo contiene solo i prodotti di marca, i grandi nomi dell'industria alimentare che compaiono negli spot pubblicitari, mentre il quarto mescola tutte le tipologie nella cosiddetta spesa mista, quella che somiglia al carrello reale delle famiglie italiane.

Proprio la spesa mista viene classificata in due graduatorie separate, una per i discount e una per supermercati e ipermercati. Nei discount i prodotti di marca occupano una frazione minima dello scaffale, quindi un confronto diretto con la distribuzione tradizionale non reggerebbe.

Qual è il supermercato più conveniente del 2026

Per quanto riguarda il primo prezzo, la classifica parla la lingua dei discount. Eurospin conserva l'indice 100 e si lascia alle spalle In's, Lidl e Prix Discount, appaiati a 102, mentre il primo ipermercato della classifica, Ipercoop, compare soltanto a 117 punti, con un rincaro del 17% sulla stessa spesa. In coda Carrefour Market tocca 135, e fra la vetta e l'ultimo posto si apre una forbice del 35%.

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Rispetto all'edizione precedente dell'indagine, i discount guadagnano ancora terreno, mentre supermercati e ipermercati arretrano sul fronte delle referenze più economiche, dove i margini di manovra si sono ormai ridotti al minimo.

Dove conviene comprare i prodotti a marchio del supermercato

Le private label, ovvero i prodotti che portano il logo della catena e che escono spesso dagli stessi stabilimenti dei grandi marchi, rappresentano il compromesso più efficace fra qualità e prezzo. Qui vince Spazio Conad con indice 100: chi sceglie la sua linea base, quella standard e non premium, spende il 19% in meno rispetto a Eurospar, ultima della graduatoria.

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Il ribaltone dell'anno porta due nomi molto noti: Carrefour, che guidava questa classifica nel 2025, ora scende a 105 punti, mentre Esselunga compie il tragitto opposto e dalle retrovie risale fino alle prime posizioni.

Quanto si risparmia con la spesa mista

I discount confermano il proprio vantaggio strutturale sul carrello che riproduce le abitudini reali degli italiani. Eurospin e In's si dividono il primo posto con un margine del 16% su Todis, ultima del gruppo, mentre nessuna insegna tradizionale si avvicina a quei valori.

Fra supermercati e ipermercati il margine si restringe parecchio. In testa alla graduatoria si colloca Dok, insegna del gruppo pugliese Megamark che raduna oltre duecento negozi fra Puglia, Campania, Molise, Basilicata e Calabria e quest'anno debutta al primo posto. Chi si rifornisce nei suoi punti vendita spende il 10% in meno rispetto a chi sceglie Carrefour Market, ultima della classifica.

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Sui prodotti di marca le distanze quasi svaniscono, perché i prezzi dei grandi brand sono simili a prescindere dal negozio in cui mettiamo piede. Ipercoop e Spazio Conad guidano la classifica a pari merito con un solo punto di vantaggio sulle inseguitrici, Famila ed Esselunga Superstore, mentre in coda Carrefour Market si ferma a un rincaro del 7%. Chi compra soltanto marchi noti affronta quindi la spesa più cara e ottiene il risparmio più magro, in qualsiasi supermercato entri.

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Qual è il punto vendita più economico d'Italia

La classifica per insegna somiglia alla media dei voti di una classe, utile a inquadrare l'andamento generale del gruppo ma superflua per giudicare il rendimento di un alunno in particolare. Altroconsumo stila perciò una seconda graduatoria dedicata ai singoli negozi, dove il primo posto assoluto spetta al Mega di Treviso, insegna del gruppo vicentino Unicomm, che piazza bene anche i punti vendita di Pordenone e Udine. Alle sue spalle, con indice 101, compaiono due Coop di Lucca e l'Iperal di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano.

In queste tre città la spesa annua scende intorno ai 6.500 euro, quasi 900 in meno rispetto ai 7.390 stimati sui dati Istat per la famiglia italiana media. Il Mezzogiorno compare molto più in basso, con lo Spazio Conad di Cavallino, vicino Lecce, primo del Sud a quota 107, seguito dallo Spazio Conad di Taranto e dall'Ipercoop di Foggia a 108.

In quali città e regioni la spesa costa meno

La Toscana firma il risultato più netto dell'anno, visto che Pistoia, Lucca, Firenze e Prato chiudono intorno ai 6.900 euro annui a famiglia, mentre Genova, Sassari, Aosta e Teramo superano i 7.700. Sul piano regionale Veneto e Trentino-Alto Adige si attestano sui 7.000 euro, contro i 7.900 di Valle d'Aosta e Lazio, con un divario del 13%.

Spostarsi da un supermercato all'altro dentro la stessa città conviene soprattutto dove le insegne si fanno concorrenza. A Milano chi abbandona l'indirizzo più caro per il più conveniente risparmia fino a 1.390 euro l'anno (il 18% del totale), mentre Bologna, Treviso, Reggio Emilia e Venezia superano i 1.100 euro. Al Sud le differenze si assottigliano sotto i 50 euro in città come Potenza, Cosenza o Catanzaro, anche perché diversi negozi hanno negato l'ingresso a chi conduceva l'indagine e le insegne confrontabili si sono sensibilmente ridotte.

Il dato più severo riguarda però il peso del carrello sul bilancio familiare. In Calabria e in Campania, dove le famiglie dichiarano fra 38 e 41mila euro l'anno, la spesa alimentare assorbe il 19% del reddito, mentre in Trentino-Alto Adige si ferma al 10%. Nove punti di scarto equivalgono a un carico quasi doppio per chi guadagna meno.

Come risparmiare sulla spesa al supermercato

Nessuna insegna vince su tutte le categorie, quindi conviene dividere la spesa in tre parti, come si spezza un giro di commissioni tra il fornaio, il fruttivendolo e la farmacia.

Nel discount si prende la merce che resta in dispensa per mesi, cioè pasta, riso, scatolame, zucchero, detersivi e prodotti per l'igiene. Il marchio del supermercato conviene per gli articoli che consumiamo di più, dai latticini ai sughi pronti, dove ogni centesimo risparmiato si moltiplica per il numero di volte che rimettiamo quel barattolo nel carrello. Il prodotto di marca, infine, vale il prezzo pieno solo quando ci sembra irrinunciabile per gusto o abitudine, oppure quando è in promozione.

Chi teme di rimetterci in qualità può stare tranquillo, perché nei test di Altroconsumo le linee a marchio del supermercato e del discount ottengono buoni voti, e un prezzo più alto non corrisponde per forza a un prodotto migliore.

Anche la scelta del negozio conta quanto quella dell'insegna, perché lo stesso prodotto di marca può costare più del doppio da un punto vendita all'altro, con punte che sfiorano il triplo, e il costo della benzina si ammortizza subito quando si fa scorta per l'intero mese.

In fondo cambiare supermercato costa una deviazione di dieci minuti, mentre restare fedeli a quello sotto casa, a leggere questi numeri, può costare quanto una vacanza al mare.

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