
Di solito finire ricoperti di pomodori al termine di una prestazione sportiva è tutt'altro che un complimento, ma le cose in Spagna vanno diversamente. I calciatori Fabián Ruiz e Pablo Gavira, detto Gavi, centrocampisti della Spagna campione del mondo, una volta ritornati in patria sono stati accolti con un omaggio parecchio insolito: una quantità di pomodori pari al loro stesso peso corporeo. Ruiz, che ha giocato anche nel campionato italiano con il Napoli, si è visto consegnare ben 84 chilogrammi di pomodori, mentre il giovane centrocampista del Barcellona ne ha ricevuti 68.
Perché Gavi e Fabián Ruiz hanno ricevuto chili di pomodori?
Perché proprio i pomodori? La risposta è nell'identità di Los Palacios y Villafranca, cittadina di poco meno di 40.000 abitanti situata nel Basso Guadalquivir, in Andalusia. Oltre a esser noto per aver forgiato il talento di questi – e altri – calciatori, il paese è specializzato nella coltivazione di un pomodoro particolarmente pregiato, soprannominato "bombón colorao", ovvero "bonbon rosso". Sapore, polpa intensa e un equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità hanno reso questa materia prima un punto di riferimento della gastronomia locale e nazionale. Il segreto risiede nelle caratteristiche uniche del territorio: qui, i terreni argillosi delle paludi del Guadalquivir, e un sole scottante per gran parte dell'anno, unito alle tecniche agricole tramandate negli anni, conferiscono al pomodoro proprietà difficili da replicare. Ogni anno la città celebra questa produzione con feste ed eventi dedicati, a conferma di come l'agricoltura rappresenti ancora oggi un pilastro fondamentale dell'economia di Los Palacios y Villafranca.
Cetrioli, pesce, mucche e uova: quando lo sport premia con la dispensa
Quello dei pomodori non è un caso isolato nel mondo dello sport, in cui spesso capita che i successi vengano premiati con riconoscimenti legati al cibo o al mondo agricolo. Restando in Spagna, il Leganés, club della periferia di Madrid, organizza ogni estate il Trofeo Villa de Leganés, torneo amichevole in cui il vincitore si aggiudica un trofeo dalla forma decisamente insolita: un cetriolo d'oro, noto come "Pepino de Oro".
Che sia chiaro, non è commestibile ed è realmente una coppa, ma la forma racconta una storia profondamente identitaria: agli inizi del Novecento Leganés era uno dei principali centri di produzione di cetrioli della Spagna centrale, e riforniva la Capitale di continuo. Da qui il soprannome ai residenti e, di riflesso, ai tifosi del club: "Los Pepineros". Nonostante l'espansione urbana e il ridimensionamento del ruolo dell'agricoltura nell'economia locale, l'identità contadina non si è mai persa, anzi, è diventata un fiero motivo di orgoglio. Il soprannome è stato fatto proprio dalla squadra e, come se non bastasse, la mascotte ufficiale è un simpatico "Super Cetriolo".
L'edizione 2026 di questo torneo ha già una data: l'8 agosto il club ospiterà il Tenerife, alla sua prima partecipazione, nella gara che chiuderà la preparazione della squadra in vista della nuova stagione sportiva. Sarà la quarantaseiesima edizione di una manifestazione che si disputa dal 1980, con la sola eccezione del 2020 a causa della pandemia di Covid-19.
Negli ultimi anni il grande calcio ha premiato spesso dalla dispensa. Nel 2019, per esempio, il centrocampista norvegese Martin Odegaard, allora in forza alla Real Sociedad, fu eletto miglior giocatore del mese di settembre grazie a un ottimo periodo di forma con la maglia del club di San Sebastián: la ricompensa, consegnata in un supermercato locale, fu un lunghissimo pesce servito su un letto di prezzemolo.
Un episodio che, a distanza di anni, trova un curioso parallelo nella storia arrivata più di recente dalla Norvegia, dal Bryne FK, il club dov'è cresciuto calcisticamente Erling Haaland. Dopo essere stato eletto migliore in campo nella sfida di Europa League contro il Bodø/Glimt, il portiere Jan de Boer fu premiato con quattro confezioni di uova fresche. Un gesto che, più che un semplice vezzo, celebra il legame profondo del club con l'agricoltura locale, dominata dalla produzione di carne e latticini: un rapporto talmente sentito che sugli spalti i tifosi intonano spesso il coro "Siamo agricoltori e ne siamo orgogliosi". E non è stato un caso isolato: nelle partite successive, altri giocatori distintisi in campo hanno ricevuto latte, avena, fragole e persino un agnello vivo.
Tra le immagini più iconiche di questo filone c'è senza dubbio quella legata a Roger Federer. Nel 2013 lo svizzero fu omaggiato di una mucca di nome Desirée durante il torneo di Gstaad: "Oggi la mia nuova amica sembrava un po' timida quando mi ha visto… ma devo ammettere che lo ero anch'io", scherzò all'epoca sui social. Non era la prima volta: già nel 2003, dopo il trionfo a Wimbledon, gli era stata regalata una mucca, di nome Juliette, rimasta poi sotto la cura di un allevatore locale. Anche fuori dall'Europa non mancano esempi curiosi, soprattutto quando si tratta di premiare gli atleti dopo le Olimpiadi: in Indonesia, ad esempio, è tradizione ricompensare i medagliati con bestiame e beni immobili. Nel 2021 le campionesse di badminton Greysia Polii e Apriyani Rahayu ricevettero cinque mucche, una nuova casa e persino un ristorante di polpette. In altre edizioni, tra i doni non monetari agli atleti è comparso anche il riso, come accaduto in Giappone.