
Nel dado vegetale che molti consumatori utilizzano ogni giorno per preparare brodi, risotti e minestre si nasconde spesso una realtà diversa da quella immaginata. Un'analisi pubblicata da Valeria Balboni sul Fatto Alimentare evidenzia infatti come questi prodotti siano, nella maggior parte dei casi, ricchi di sale e poveri di verdure. Un risultato che contrasta con la percezione diffusa di alimento “leggero” e salutare, spesso associata alla dicitura “vegetale”.
Negli ultimi anni la diffusione dei prodotti plant-based ha spinto sempre più persone verso alternative rapide al brodo fatto in casa, complice anche la mancanza di tempo per pulire, tagliare e cuocere le verdure. I dadi – che possono essere preparati anche in casa – rappresentano quindi una soluzione pratica e veloce, entrata stabilmente nelle abitudini quotidiane. Tuttavia, dietro questa comodità si nascondono formulazioni industriali che poco hanno a che vedere con un vero brodo di verdure, sia per qualità degli ingredienti sia per equilibrio nutrizionale.
Tanto sale, poche verdure
Come spiega Balboni il dato più evidente riguarda il sale, quasi sempre primo ingrediente, con percentuali che arrivano fino al 50%. In termini pratici, una porzione di brodo può apportare circa 2,5 grammi di sale, cioè metà della quantità massima giornaliera raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo significa che anche un consumo apparentemente moderato può contribuire in modo significativo al superamento dei limiti consigliati, aumentando nel tempo il rischio di patologie cardiovascolari e altri disturbi legati all’eccesso di sodio.
Allo stesso tempo, le verdure disidratate – che dovrebbero essere l’elemento caratterizzante – sono spesso presenti in quantità minime, talvolta appena il 3- 4%. Una quota troppo bassa per apportare reali benefici nutrizionali o per giustificare l’immagine “vegetale” del prodotto. A completare la ricetta si trovano frequentemente aromi (non sempre naturali), grassi molto discussi come l’olio di palma e additivi come il glutammato monosodico (E621), utilizzato per intensificare il sapore e compensare la scarsa presenza di ingredienti freschi.

Il glutammato, naturalmente presente in alcuni alimenti come pomodori e funghi, è ampiamente utilizzato nell’industria alimentare come esaltatore di sapidità. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito per questi additivi una dose giornaliera ammissibile di 30 mg per kg di peso corporeo e ha evidenziato che, in alcune fasce della popolazione, l’esposizione può superare questo livello, soprattutto in diete ricche di prodotti trasformati.
Le differenze tra i prodotti
Il confronto tra i principali dadi vegetali in commercio mette in evidenza differenze significative, soprattutto per quanto riguarda contenuto di sale, presenza di additivi e quantità di verdure. Dall’analisi emerge una graduatoria qualitativa dei prodotti, che vede ai primi posti le versioni con più verdure e meno additivi, mentre in fondo si collocano i dadi più ricchi di sale e ingredienti industriali.
- Esselunga – preparato biologico. Il migliore: le verdure sono l’ingrediente principale (circa 59%), non contiene glutammato e ha un contenuto di sale più basso rispetto alla media. Qualità elevata, ma prezzo alto.
- Coop BeneSì – ridotto contenuto di sale. Una delle opzioni più equilibrate: buona quantità di verdure (circa 20%), meno sale e assenza di additivi. Buon compromesso tra qualità e prezzo.
- Knorr – “Naturalmente!”. Senza glutammato né aromi artificiali, con una discreta presenza di verdure (circa 10%) e meno sale rispetto ai prodotti standard. Migliore delle linee industriali classiche.
- Coop – dado vegetale. Composizione abbastanza pulita, senza glutammato né aromi artificiali e con circa il 15% di verdure. Resta però un contenuto di sale elevato.
- Star – linea “100% naturale” / ridotto contenuto di sale. Versione migliorata rispetto alla linea classica: ingredienti più semplici e niente glutammato, ma ancora poco equilibrata per il contenuto di sale e la bassa quota di ortaggi.
- Rapunzel – dado vegetale biologico. Ingredienti di qualità e assenza di additivi, ma contenuto di sale molto elevato (circa 50%), che penalizza il profilo nutrizionale complessivo.
- Esselunga – dado granulare standard. Prodotto nella media, con presenza di glutammato e alto contenuto di sale. Non presenta particolari elementi distintivi in positivo.
- Knorr – dado vegetale classico. Molto sale, poche verdure e presenza di additivi. Profilo nutrizionale poco favorevole.
- Star – Il Mio Dado Vegetale. Tra i peggiori: elevato contenuto di sale (fino al 50%), solo il 3–4% di verdure e presenza di glutammato e aromi. Una soluzione pratica ma poco equilibrata.
Qualità e prezzo: un equilibrio difficile
Le differenze tra i prodotti si riflettono anche nelle valutazioni nutrizionali complessive: quelli formulati con meno additivi, una maggiore presenza di verdure e una quantità di sale più contenuta ottengono punteggi sensibilmente migliori. Al contrario, i dadi più ricchi di sale, aromi e glutammato si collocano nelle fasce più basse delle valutazioni, confermando un profilo nutrizionale meno favorevole. Si tratta di un elemento rilevante, perché dimostra come la qualità percepita – spesso legata al marchio o al prezzo – non sempre coincida con la qualità reale del prodotto.
Non sorprende, però, che le opzioni più equilibrate siano anche le più costose: i prodotti con ingredienti biologici, senza additivi e con una maggiore quantità di ortaggi possono superare i 30 euro/kg, contro gli 8 – 15 euro/kg dei dadi più comuni. Questo divario evidenzia un aspetto critico del mercato: mangiare meglio, anche in una categoria semplice come quella dei dadi da brodo, comporta spesso una spesa più elevata.

I dadi vegetali restano una soluzione pratica e diffusa, utile soprattutto quando il tempo a disposizione è limitato: tuttavia, difficilmente possono essere considerati un’alternativa equivalente al brodo fatto in casa. L’elevato contenuto di sale, la presenza di additivi e la ridotta quantità di verdure suggeriscono un consumo occasionale più che quotidiano.
Per orientarsi in modo consapevole è fondamentale leggere attentamente le etichette, prestando attenzione non solo alla lista degli ingredienti ma anche ai valori nutrizionali. Scegliere prodotti con più verdure, meno sale e senza additivi può fare la differenza, anche se implica spesso un costo maggiore. In questo senso, il consumatore è chiamato a trovare un equilibrio tra praticità, qualità e budget, senza lasciarsi guidare esclusivamente da slogan o indicazioni in etichetta.