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“È bellissimo, è la visione più ispiratrice che abbia mai goduto, donatrice di vita, madre di tutti noi…” disse Homer guardando un pacchetto di patatine “super croccanti” prima di distruggere il pacchetto e creare caos. In effetti mangiare nello spazio non è facilissimo ed è al centro di molti studi e congressi.

Innanzitutto dobbiamo specificare che il gusto nello spazio è diverso da quello sulla Terra, per tutti. Questo perché l’assenza di gravità, o meglio, la microgravità all’interno della Stazione Spaziale Internazionale, cambia la distribuzione dei fluidi corporei. I menu da poter scegliere sono 2, americano o russo, ma ogni astronauta ha delle bonus track da poter sfruttare che vengono preparate durante l’addestramento. Il cibo degli astronauti viene lanciato mesi prima l’arrivo degli scienziati: va liofilizzato, disidratato, precotto e sterilizzato per essere imbustato in contenitori speciali. I piatti hanno una shelf-life di circa due anni ed a prepararli è la Argotec, una startup italiana che ha lanciato anche una linea di “space food per terrestri”. Gli astronauti hanno poi dei rifornimenti periodici di salse, bevande, dessert o frutta grazie alle navette cargo che fanno la spola tra la Terra e lo spazio.

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Come si cucina a bordo della Stazione Spaziale Internazionale?

Cucinare nella ISS nella maggior parte dei casi vuol dire solo reidratare, riscaldare e comporre il piatto; stesso discorso per l’acqua che viene continuamente rifiltrata, come tutti i liquidi prodotti nella stazione. Le stesse bevande delle navette sono in polvere e perfettamente sigillate perché oggi, rispetto ai primi viaggi spaziali, le condizioni enogastronomiche sono migliorate. Ci sono ancora degli alimenti severamente vietati: sale e pepe (forniti in forma liquida e nelle tipiche bustine di alluminio), le tortilla al posto del pane, perché le briciole possono causare gravi danni ai macchinari ed ovviamente le patatine, come ha dimostrato la puntata della quinta stagione dei Simpson che abbiamo nominato prima. La nostra Samantha Cristoforetti durante la sua missione ha prodotto dei video molto belli di “cooking show spaziali” in cui mostra come si cucina nello spazio, in questo caso tortilla, crema di piselli, funghi e riso integrale con pollo alla curcuma. La sua faccia non esprime la tipica gioia italiana a tavola, ma per la scienza questo ed altro.

Da Gagarin a Paolo Nespoli, l'evoluzione del cibo nello spazio passata da un panino clandestino

Nel 2015 è partito uno studio sulla reazione dei fluidi ad alta pressione in condizioni di microgravità. A bordo della Stazione è arrivata dunque una macchina per il caffè espresso ideata da Agrotec, ASI e LavazzaPaolo Nespoli, ex astronauta con ben 7 missioni all’attivo, ha parlato proprio della ISSpresso, il nome dato alla macchina, con termini entusiastici: “Fare il caffè in orbita è difficile e quando la Nasa ha visto la macchina non voleva portarla, perché c’è acqua a 100 gradi, con tre atmosfere di pressione, praticamente era una bomba: ma è venuto fuori un caffè incredibile. Inoltre – conclude – abbiamo usato un bicchiere speciale, disegnato per poter essere usato in assenza di gravità, che mi ha permesso di mettere il naso nella tazzina, sentire questo sapore e avere le labbra bagnate di caffè, cosa che non succede quando bevi nello spazio. È stata una cosa incredibile, mi ha riportato sulla terra".

Qualche tempo fa a Ilfattoalimentare la Agrotec ha esposto le criticità di questi pasti in maniera molto esaustiva: “Le confezioni, una volta aperte, non devono avere parti volatili. La conservazione a lungo termine viene realizzata grazie alla termostabilizzazione ovvero una sterilizzazione a temperature molto alte, intorno ai 121° per 15 minuti per la carne e il pesce, visto che la carica microbica in quei casi è alta; mentre per la frutta basta una pastorizzazione a 71° che permette di mantenere meglio il gusto e di non distruggere i fitonutrienti necessari agli astronauti. Per cuocere le pietanze e mantenere inalterato il sapore, il cibo sterilizzato viene messo in speciali sacchetti dove non entra né luce né aria per evitare ossidazioni e lì viene cucinato sottovuoto. Un altro metodo consiste nella liofilizzazione”.

Oggi gli astronauti mangiano in maniera simile ai “terrestri” ma non è sempre stato così. I primi cosmonauti pativano grossi disagi per le operazioni più semplici. Il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, si alimentava grazie a tubetti infilati in delle poltiglie prive di gusto. Fino all’arrivo dei primi lanci del programma Apollo, quello è stato l’unico modo di cibarsi e, anche con lo sviluppo statunitense, le cose sono migliorate molto lentamente: al punto che James Young, nono uomo a camminare sulla Luna e grande appassionato di panini, ne portò uno nello spazio perché non sopportava più quel cibo.

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in foto: La copia del panino di Young conservata in museo

La storia è interessante: Young è stato un grande astronauta, capitano dello Space Shuttle, mise un panino con carne di manzo in una tasca della tuta spaziale in un lancio di prova. Dopo un paio d’ore dal lancio, l’astronauta tirò fuori il panino offrendone un pezzo al compagno di viaggio ma dopo il primo morso notarono come il pane si sbriciolasse molto più del previsto con le briciole che cominciarono a fluttuare impazzite per tutta la capsula (proprio come le patatine di Homer). I due scienziati non sembravano molto preoccupati e dopo alcuni morsi decisero fosse meglio riporre il panino. Questo episodio causò tanta indignazione da parte del Congresso degli Stati Uniti e della stessa Nasa che poi decise di spegnere il fuoco, minimizzando l'accaduto: ma ancora oggi è vietatissimo portare del pane lievitato a bordo. Oggi una copia di quel panino è conservata nella resina al Grissom Memorial Museum in Indiana.