Non c’è niente di meglio che cucinare con ingredienti freschi, ma non sempre è facile capire quando lo sono. La poco invitante presenza di muffa e l’orribile odore di marcio sono senz’altro i campanelli di allarme più evidenti, eppure per molti alimenti i segnali non sono così chiari, soprattutto se si tratta di prodotti delicati come ad esempio le uova. Abbiamo selezionato sette alimenti di uso comune, che tutti hanno in frigo o in dispensa, per capire come valutarne la freschezza.

1. Formaggi

Non sempre il cattivo odore è un brutto segno, soprattutto se parliamo di formaggi erborinati: il formaggio è infatti un prodotto "dinamico", in continua evoluzione, anche quando lo teniamo in frigo. Ma come fare a capire se quell'odore è "normale" o se si sta iniziando a degradare?

Per quanto riguarda i formaggi cremosi, è semplice: in questo caso, un odore troppo acido o di muffa è il campanello d'allarme principale, insieme al colore che tende a ingiallirsi. Questa tipologia, infatti, ha un aroma molto delicato: è per questo che è più facile capire se sono andati a male. Se fosse così, questi formaggi vanno buttati senza esitazione.

Diverso il discorso dei formaggi stagionati: anche se si dovesse formare uno strato di muffa basterà rimuoverla, rimuovendo anche 2-3 cm di pasta sotto lo strato di muffa, per poterli consumare nuovamente.

E gli erborinati? Gorgonzola e formaggi simili, infatti, "puzzano" per natura: si producono proprio grazie alle muffe – in questo caso il Penicillium glaucum – che sono considerate muffe "buone", ovvero non nocive per l'essere umano. Ma, in questo caso, è facile riconoscere il sentore di ammoniaca e il marcire della crosta, segni inequivocabili che l’alimento sta andando a male e non può essere consumato.

2. Olio

Ebbene sì, anche l’olio può andare a male. Pensare che duri per sempre è una convinzione sbagliata poiché, se non ben conservato, l’olio può irrancidire. Si tratta di un cambiamento graduale, alla base del quale c’è una reazione chimica che porta le molecole di grasso a disintegrarsi: l’esposizione al calore e alla luce possono accelerare questo processo. Perciò è fondamentale assicurarsi di conservare l’olio in un posto fresco e asciutto e, se possibile, in una bottiglia schermata con della carta stagnola o, meglio ancora, nera.

Per capire se l'olio si è irrancidito basta annusarlo: l'odore dell'olio andato a male, infatti, ricorda l’odore della vernice. Se questa tecnica non dovesse essere sufficiente a determinarne la freschezza, si può provare a scaldarne un po’ in una padella e, se emana cattivo odore, meglio non rischiare.

3. Uova

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Le uova sono protette dal guscio, che, sporco o pulito che sia, ne preserva il contenuto: è però proprio il guscio a ostacolarci quando vogliamo capire se siano più o meno fresche. Fortunatamente, ci sono svariati metodi che possiamo mettere in pratica per risolvere il dilemma. Il più diffuso prevede che l’uovo venga messo in una ciotola con dell’acqua: se questo resta sotto la superficie dell’acqua è possibile che non sia freschissimo, ma può essere comunque consumato senza problemi. Se, al contrario, dovesse galleggiare, vuol dire che è andato a male e fareste meglio a buttarlo via.

4. Aceto

Essendo l’aceto il risultato di una fermentazione, è spesso molto difficile capire se sia andato a male. Si tratta di un alimento che tende a conservarsi piuttosto bene grazie alla sua elevata acidità, ragion per cui in molti sostengono che possa sempre essere consumato senza problemi. Può capitare di notare il formarsi di una sostanza viscida, detta “madre”, che indica che l’aceto sta invecchiando bene. Nulla di cui preoccuparsi, però: renderà solo l’aceto più forte.

5. Burro

Sì, anche il burro va a male. I modi migliori per determinarne la freschezza sono l’attenzione a macchie, odore sgradevole e sapore acido, senza dimenticare di tenere d’occhio la data di scadenza nel caso in cui dovesse trattarsi di un prodotto preconfezionato. Ad ogni modo, il tempo di conservazione del burro non desta troppe preoccupazioni poiché, se conservato nel modo giusto, può durare fino a sei mesi dalla data di produzione.

6. Farine

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Qualunque sia il tipo di farina, i campanelli d’allarme in questo caso semplici da riconoscere: la presenza di muffa, di piccoli insetti, macchie e cattivo odore sono sicuramente un segno che la farina è andata a male e che va perciò buttata.

7. Lievito in polvere

Il lievito andato a male può causarci parecchi problemi nella realizzazione di ricette al forno. Prima di usarlo, meglio accertarsi sempre di controllarne la freschezza attraverso un piccolo test.

Basterà metterne mezzo cucchiaino in una ciotola e versarvi sopra circa 60 ml di acqua bollente. Se la miscela inizierà a bollire violentemente vorrà dire che il lievito è ancora attivo, se, invece, ciò non dovesse accadere, sarà preferibile non usarlo.

E il gioco è fatto: grazie a questi sette semplici trucchi potrete essere sempre certi di star usando ingredienti freschi.