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30 Luglio 2026 12:23

Coca-Cola: e se fosse nata in un convento di Firenze?

Nel convento di San Marco, a Firenze, è riemerso il nome di un elisir ottocentesco a base di coca e noce di kola, gli stessi ingredienti della Coca-Cola.

A cura di Rossella Neiadin
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Prima di diventare la bibita più venduta al mondo, la Coca-Cola è stata sicuramente un medicinale. E prima ancora esisteva in tutta Europa un'intera categoria di tonici a base di foglie di coca che le farmacie preparavano e vendevano legalmente, spesso dentro i conventi.

È con questa consapevolezza che va letta la scoperta annunciata dal settimanale Toscana Oggi e ripresa da ANSA: a Firenze i frati domenicani hanno ritrovato la pubblicità di un elisir che, sulla carta, somiglia parecchio alla Coca-Cola.

Che cos'è l'«Elixir vinoso ricostituente» dei frati di San Marco

Il documento in questione è un foglietto pubblicitario di metà Ottocento, riemerso durante il riordino del patrimonio storico dell'antica Farmacia di San Marco, in via Cavour. A trovarlo è stato padre Manuel Russo, il rettore del convento, che ci tiene a sottolineare quanto la bevanda fosse uno dei prodotti più richiesti del dispensario conventuale .

Il documento lo descrive come un tonico contro la stanchezza fisica e mentale, il mal di testa e le debolezze dovute all'età (o alle "fatiche straordinarie"), e la composizione è precisa: trenta grammi di noce di kola e dieci grammi di foglie di coca boliviana, infusi in un litro di misto alcolico.

Ingredienti che, con ogni probabilità, giungevano nella struttura passando per le mani dei missionari domenicani attivi in America Latina e in Africa. Secondo il rettore, la ricetta risalirebbe addirittura al Settecento, per poi diffondersi con capillarità tra fine Ottocento e primi del Novecento.

Perché ricorda la Coca-Cola

Questo è il dato che rende la scoperta interessante. Come proclamato urbi et orbi dalla Coca-Cola Company, la bevanda gassata più famosa al mondo nasce nel 1885 ad Atlanta, quando il farmacista John Stith Pemberton mette in commercio il suo French wine coca, una pozione portentosa a base di vino, estratto di foglia di coca, noce di kola e damiana (un arbusto aromatico sudamericano).

L'anno dopo la città di Atlanta e la contea di Fulton, tramite un'ordinanza proibizionista, costringono lo speziale della Georgia a togliere l'alcol, che viene prontamente sostituito da acqua gassata e sciroppo di zucchero. Da quella riformulazione, nel 1886, nasce la Coca-Cola moderna.

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A dirla tutta però, il French wine coca non era un'invenzione originale: ricalcava la ricetta del Vin Mariani, il vino alla coca creato nel 1863 dal chimico corso Angelo Mariani, che negli anni Ottanta dell'Ottocento diventa il tonico più famoso e imitato d'Occidente.

Si ipotizza che gli stessi frati domenicani si siano ispirati proprio alla ricetta del Mariani, inserendo però un ingrediente, la noce di kola, che fu proprio l'aggiunta con cui Pemberton differenziò il suo prodotto da quello francese. Insomma, il documento di San Marco mette insieme "coca e kola" prima di lui.

Chi beveva l’elixir vinoso e quando è sparito dalla circolazione

Sempre secondo la ricostruzione riportata da Toscana Oggi, durante il periodo di Firenze Capitale, fra il 1865 e il 1871, anche i funzionari e impiegati del ministero delle Finanze si fermavano apposta a San Marco per sorseggiare il tonico. Una pausa caffè ante litteram, con un profilo farmacologico decisamente più interessante.

La produzione andò avanti fino agli anni Trenta del Novecento, quando i progressi della farmacologia e le nuove conoscenze sui principi attivi portarono ad abbandonare molte preparazioni considerate ormai sorpassate. Dell'elisir, racconta padre Russo, restano soltanto le etichette originali e alcune bottigliette vuote.

C’è un legame tra le due bibite? No, e i frati sono i primi a dirlo

Su questo conviene essere chiari: non esiste alcun documento che dimostri un collegamento fra l'elisir dei domenicani e la formula di Pemberton. Lo scrivono i giornali e lo ribadiscono gli stessi religiosi, che invitano alla prudenza.

Nessuno ha trovato prove che la ricetta fiorentina sia sbarcata ad Atlanta, e la spiegazione più semplice resta che entrambi i laboratori attingessero allo stesso repertorio farmaceutico ottocentesco, quello dei tonici alla coca diffusi ovunque in Europa.

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