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in foto: Foto di Autfotografia

Solaika Marrocco è la chef di Primo Restaurant, uno dei ristoranti più quotati di Lecce che in pochissimo tempo si è imposto con forza sulla scena nazionale grazie a una cucina elegante e di carattere. Lei è giovanissima, classe 1995, ha un sorriso contagioso e un nome che rappresenta appieno la sua filosofia e il suo animo: Solaika è infatti un nome egizio e significa "sacerdotessa del Dio Sole".

Lei sacerdotessa lo è, del sole del Salento, una terra che nell’alta ristorazione è ormai una meta gastronomica consolidata. Solaika Marrocco, che fa parte della novuelle vague della cucina pugliese, è arrivata in pochi anni a risultati personali importantissimi. Ora sembra pronta per il grande salto: l'agognata Stella Michelin.

In attesa del riconoscimento della Guida Rossa le soddisfazioni non sono mancate: oltre ai numerosi premi assegnati da prestigiose riviste, Solaika Marrocco è ospite della decima edizione di Masterchef Italia, in una puntata in cui ha portato tutti i sapori della sua Puglia, abbinati alle tecniche d'alta scuola che possiamo vedere da Primo Restaurant.

Chi è Solaika Marrocco, chef di Primo Restaurant

La storia di Solaika Marrocco è quella dei predestinati: una passione incontrollabile per il cibo che l’ha portata a esplorare ogni fondamento della cucina. "Cucino da sempre, ero ancora una bambina che non conosceva l’esistenza di uno dei mestieri più belli del mondo" ci racconta. "A 10 anni muovevo i primi passi all’interno di un panificio, a 14 ho deciso di essere una cuoca". Diplomata in un importante istituto alberghiero, durante il percorso ha sempre lavorato in cucine professionali per migliorarsi e perché "sentivo il bisogno e la necessità di approcciarmi alla realtà della vita lavorativa. Chi nasce destinato a questo mestiere sa di non poter fare a meno di queste esperienze. Le scelte importanti si fanno dapprima per istinto e passione, quando poi col tempo la stessa scelta viene confermata una seconda volta, con quella dose di razionalità, coscienza e anche maturità maggiore, allora vuol dire che non poteva andar diversamente e che è stata la scelta giusta".

Foto di Autfotografia
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Solaika Marrocco ci tiene a sottolineare che "non si vive di sola passione" e che "organizzazione, rigore, determinazione e lungimiranza devono necessariamente far parte di te, altrimenti sei fuori dai ritmi che una cucina professionale ti costringe a sostenere”. Tutti questi valori si sono tradotti in una carriera fulminante che ha portato la giovane cuoca a vincere numerosi premi, partendo dal Premio Birra Moretti Gran Cru 2017, o come quello di Miglior giovane chef per Identità Golose e di Cuoco emergente per il Gambero Rosso. Dal 2018 in Guida Michelin con l’iconcina del piatto gourmet. Gli autori di Masterchef Italia l'hanno scelta come ospite nella decima edizione del programma, la prima grande esperienza televisiva per Solaika.

Eppure la chef si emoziona molto di più quando parla di un momento particolare della sua carriera: "E poi è arrivato quel momento lì, quello in cui dopo tanta fatica, dopo aver bruciato tante tappe, macinato ore di sudore, devi decidere se bruciare l’ennesima tappa o lasciare il posto ai rimpianti. Se ci ripenso, sento ancora il cuore a mille e l’adrenalina di quel momento". 

Foto di Autfotografia
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La Marrocco parla della proposta della proprietà sulla guida del ristorante: "Sol, a noi piacerebbe che fossi tu a prendere in mano il Primo Restaurant" ricorda la chef. "Io sapevo già quale strada avrei costruito da lì a qualche anno ed ero già catapultata in cucina, orientata a tutto quel lavoro che c’era da fare per far sentire i clienti non dei semplici ospiti, ma parti attive di un progetto che porto avanti con i patron da ormai 5 anni. Era il febbraio del 2017 e lo ricordo come se fosse appena ieri. Certo, i primi mesi sono passati alla velocità della luce, le ore delle giornate non bastavano mai e il fisico rispondeva al cervello sempre più attivo. Ho sempre avuto le idee molto chiare riguardo il mio percorso professionale e anche il processo di sviluppo e di evoluzione della mia cucina. Al di là di qualche diffidenza sparsa qui e lì legata alla mia giovane età e sul fatto che una donna così giovane non possa guidare ed esser autrice di una cucina di ristorante di questo tipo. I preconcetti, come i fronzoli, non mi sono mai piaciuti, né nella vita lavorativa né al di fuori. Il tempo, alla fine, mi ha dato ragione: sono qui, pronta, consapevole, ancora più determinata, gli obiettivi prefissati li ho tutti raggiunti".

Foto di Fondazione Birra Moretti
in foto: Foto di Fondazione Birra Moretti

Solaika Marrocco ha preso in mano la cucina del Primo Restaurant a soli 21 anni, "sono passati diversi anni e se mi fermo a pensarci sembra ieri. Questo è quello che succede quando si ha la fortuna di svolgere un mestiere che si ama. Guardi l’orologio, pensi siano passati 5 minuti e invece sono passati 5 anni, quindi sorridi e abbassi la testa tornando concentrata su quello che stavi facendo".

La cucina di Solaika Marrocco, una sacerdotessa della Puglia

La Puglia sta offrendo un ventaglio di soluzioni enogastronomiche davvero invidiabile. Dallo street food all’alta ristorazione ce n’è per tutti i gusti. La cucina del Primo Restaurant è diretta, concisa, minimale. Piatti che arrivano subito, che comunicano forza e decisione. Non a caso il piatto preferito della giovane cuoca è "la Parmigiana di melanzane. Racchiude la mia idea di cucina tra estetica e ideologia, racchiude i miei ingredienti del cuore, le emozioni legate alla prima parmigiana assaggiata". Non a caso la Guida Michelin scrive di Primo Restaurant: "Una cucina di raffinata ed elegante incentrata sulla semplicità, ma mai banale. Anzi, originale e talvolta audace in riusciti accostamenti".

Importante il rapporto tra i ricordi personali e quelli degli ospiti per la cuoca salentina. Negli ultimi anni, al netto della pandemia, c’è stata un’attenzione sempre maggiore a questo comparto dell’economia, da sempre trainante in Italia. Molti ragazzi si avvicinano all’alta cucina, grazie ai diversi siti, alle tantissime trasmissioni tv, ai personaggi che sono diventati gli chef. "La cucina italiana è cultura" commenta la Marrocco, "sedersi a tavola vuol dire far proprio un luogo, assimilare il meglio che un territorio ha da offrire secondo una chiave di lettura, in questo caso la mia, anzi la nostra. Oggigiorno sedersi in un ristorante dovrebbe essere non solo mangiar bene, ma sentirsi parte di un racconto che l’intero ristorante sta narrando, dall’accoglienza e servizio di sala, alla cucina tutta. Con la promessa di autenticità e identità allo stesso tempo".

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Questo processo sta andando molto bene tra i giovani tant’è che gli istituti alberghieri si stanno riempiendo di studiosi volenterosi dopo alcuni anni di magra, in cui le iscrizioni sono crollate. Al Primo Restaurant "ospitiamo sempre più famiglie e coppie giovani, quando ho modo di fermarmi in sala per ringraziare di esserci venuti a trovare i ragazzi sono incuriositi sia dalle tecniche di cottura utilizzate che dall’idea che c’è dietro i piatti. Molti chiedono della vita lavorativa di un cuoco. Non sono costi che tutti i giovani possono sostenere spesso, soprattutto in questo periodo storico di incertezza e precarietà lavorativa, ma c’è molta curiosità tra i giovanissimi e i giovani riguardo l'alta cucina".

Dove sta andando Primo Restaurant e la cucina della Marrocco? Come molti suoi colleghi, verso il mondo vegetale e la semplicifcazione dei piatti; infatti è  da poco nato PrimOrto: "L’idea è partita dalla mia passione per il pomodoro; inizio proponendo agli ospiti un benvenuto che racchiude i sapori del condimento della frisella salentina, gelée di pomodoro condito, cappero caramellato, sedano selvatico e olio extravergine; saluto gli ospiti seguendo un filo conduttore ben preciso, con un gelato di pomodoro, polvere di cappero, crumble salato e olio, praticamente una frisella pensata da un altro punto di vista. Mi sono chiesta quanto sarebbe bello se questa mia idea di frisella, o meglio altri piatti nuovi, nascessero non nella mia cucina, ma ancor prima, nella mia terra. E così dopo due anni e mezzo nasce PrimOrto. Due terreni situati in zone differenti per caratteristiche pedoclimatiche, (uno nel Salento delle serre e l’altro nel tavoliere salentino), in cui poter coltivare specie autoctone che in alcuni casi hanno bisogno di determinate caratteristiche del terreno e del clima specifico".