2 Settembre 2022 11:00

Il cappuccino non è italiano: la sua storia fra leggende e realtà

La storia del cappuccino è un incredibile miscuglio di leggende metropolitane con una sola certezza: nasce a Vienna e non in Italia, anche se oggi è una delle bevande più simbolicamente legate al nostro paese, probabilmente la più famosa dopo il vino.

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È incredibile scoprire quanto il cappuccino sia riconosciuto in tutto il mondo come bevanda tipica italiana. Ha il marchio del tricolore impresso sulla schiuma, il profumo del mare, del sole e della pizza, il suono del mandolino. Tutti gli stereotipi più tipici della nostra nazione rinchiusi in un'unica tazza di latte e caffè. Il cappuccino, dopo il vino, è la bevanda italiana più conosciuta al mondo. La storia del cappuccino non è altrettanto nota, anzi: una vera e propria bibliografia non esiste e tutte le notizie giunte fino a noi sono per lo più leggende. Tra le cose poche certe una però ti sconvolgerà: le radici del cappuccino, a partire dal suo nome, non sono italiane ma austriache.

Il primo cappuccino della storia

Per molti italiani la giornata inizia con brioche e cappuccino, una colazione con questo gusto avvolgente e inconfondibile, frutto del lavoro di baristi esperti. Il prodotto giunto fino a noi ha radici molto antiche ma la sua nascita si perde in mezzo a centinaia di aneddoti. Il lignaggio è certamente austriaco e turco però, non italiano. Questa cosa può sorprenderti ma in Italia arriva molto tempo dopo e qui si sviluppa grazie alle invenzioni legate alla macchina per l'espresso di Angelo Moriondo. Dobbiamo farcene una ragione però: personaggi imprescindibili di questa storia sono proprio ottomani e austriaci, popoli che hanno giocato un ruolo chiave nella divulgazione della coffee culture in tutta Europa e di conseguenza in tutto il mondo.

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La storia del cappuccino è fatta di tante leggende, la più famosa vede protagonista un frate molto famoso, Marco da Aviano, confidente privato dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Leopoldo I d’Asburgo, e uomo fidato di Papa Innocenzo XI. Nonostante il rapporto privilegiato o forse proprio a causa di questa confidenza, il Vicario di Cristo gli affida una missione impossibile nel 1683: lo invia a Praga per ricreare la Lega Santa delle nazioni cristiane, una coalizione di nazioni europee per arginare l'espansione dei turchi. Il problema è serio per la Santa Sede perché gli Ottomani si prendono Belgrado, invadono l'Ungheria e sono decisi a conquistare pure Vienna. Il frate riesce a creare la coalizione contro ogni previsione; convince i regni di Spagna, Portogallo e Polonia e le Repubbliche di Firenze, Genova e Venezia a mettere da parte i dissidi. Nel frattempo però gli Ottomani arrivano a Vienna e dopo alcuni mesi di assedio vengono cacciati dalla Lega Santa: padre Marco è l'uomo più acclamato e Vienna lo accoglie da eroe. Dal 1683 gli vengono attribuiti numerosi miracoli e prodigi che lo porteranno alla beatificazione nel 2003. Tra i tanti onori che il popolo viennese ha elargito al frate (solo il popolo, i regnanti non gli hanno dato neanche un soldo) ci sarebbe proprio la nascita del cappuccino: Marco da Aviano in una caffetteria chiede di addolcire un caffè troppo amaro con altri ingredienti, il cameriere glieli porta e il prelato versa del latte che rende più chiaro il caffè, conferendo alla bevanda un color marrone simile alla tonaca dei cappuccini. Il cameriere nel vedere il colore, connettendolo al frate, esclama subito "Kapuziner!" e proprio da questa felice esclamazione tedesca di pura devozione deriverebbe il nome della bevanda italiana.

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Una statua di Marco da Aviano a Vienna

In questa storia entra in scena anche Franciszek Jerzy Kulczycki, un nobile e soldato polacco arrivato proprio con le truppe "guidate" dal frate. Kulczycki è un altro eroe di Vienna, distintosi in battaglia durante l'assedio: secondo la leggenda è stato lui ad aprire la prima caffetteria viennese, con i soldi della famiglia, sfruttando un carico di chicchi di caffè abbandonati dai turchi in ritirata. Il primo "kapuziner" della storia, quello di Marco da Aviano, sarebbe stato servito proprio nel locale del nobile polacco. La leggenda di Kulczycki come primo "caffettiere" d'Austria è sopravvissuta fino a pochissimi anni fa: recenti reperti collocano al 1685 la prima "casa del caffè" a Vienna, aperta però dall'armeno Johannes Theodat, altro personaggio a cui molti assegnano la paternità del cappuccino.

Non sappiamo se è per devozione verso il soldato o per una più banale confusione delle fonti ma anche la seconda leggenda riguardante la nascita del cappuccino vede coinvolto Franciszek Jerzy Kulczycki. Questa volta è molto più breve e semplice però: nel suo caffè avrebbe aggiunto latte, miele e spezie per addolcirne il sapore e avrebbe chiamato la bevanda "kapuziner" solo per via del colore, senza alcun riferimento a qualche frate più o meno noto.

L'arrivo in Italia del "kapuziner"

Se sei un vero appassionato di cappuccini hai sicuramente notato qualcosa di strano in questa storia: abbiamo fin qui descritto il caffellatte, non il cappuccino. Hai ragione, ma quella che abbiamo noi è una concezione più "moderna" di questa bevanda, modificata solo nel 1900. Il cappuccino che beviamo noi non ha nulla a che vedere con quello delle origini perché la prima schiuma compare solo all'inizio del XX secolo, con l'invenzione delle macchine per l'espresso e il beccuccio per il vapore.

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La versione "austriaca" del kapuziner arriva in Italia già nel 1700 ma è un approdo solo geografico: la bevanda non esce dal Friuli Venezia Giulia, all'epoca territorio austroungarico. A Trieste il kapuziner si arricchisce di nuovi aromi, spezie e panna montata ma dobbiamo aspettare diversi decenni per vedere un cappuccino simile a quello odierno. Pensa che le prime testimonianze di un cappuccino "contemporaneo" le abbiamo solo gli anni '30. Sempre a Trieste troviamo questo caffellatte montato col vapore e servito con cannella e cioccolato in scaglie. La bevanda è apprezzata ogni giorno di più in tutta la nazione, arrivando in particolare a Torino, Venezia, Milano, Roma, Firenze, Napoli e Reggio Calabria, le piazze più appassionate di caffè in Italia. In queste città spuntano cappuccini in ogni dove, perfino nei ristoranti dove qualcuno comincia a servirlo a pranzo (cosa che oggi viene vista come crimine alla cucina italiana). Dobbiamo riflettere molto su questa moda perché la dice lunga sulle capacità imprenditoriali dei nostri avi: le prime macchine per l'espresso sono enormi, ingombranti e costano tantissimi soldi. Nonostante tutti questi malus l'acquisto è coperto dall'afflusso dei clienti perché tutti, ma proprio tutti, vogliono assaggiare questo famoso e delizioso cappuccino.

Con il boom economico, l'abbattimento dei prezzi delle macchine da caffè e l'arricchimento della classe media italiana, il cappuccino arriva anche in tutte le altre città del Bel Paese, diventando una bevanda iconica, esportata in tutto il mondo sia dall'afflusso di turisti sia dalle rotte degli emigranti. Un bel modo per vedere il made in Italy tenendo bene a mente però che è frutto di tante tradizioni diverse: la cultura austriaca, la materia prima araba e l'ingegno italiano. Come al solito la cucina risulta essere la miglior arma diplomatica al mondo.

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