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29 Maggio 2020 13:00

Back to Restaurant: abbiamo provato per voi 4 locali in un weekend. Ecco com’è andata

Un pub, un lido con ristorante gourmet, un bar storico e una pizzeria: li abbiamo provati per voi in un weekend. 4 format diversi in 3 giorni - fra cui in 2 totalmente in incognito - per provare a dare un quadro ampio della situazione dopo il Covid-19. L'esperienza è stata molto piacevole, come una profonda boccata d'aria dopo una discesa in apnea. Per due ore ci siamo dimenticati della tragedia e questo è esattamente ciò che si chiede a un ristorante (oltre alla buona cucina): ecco com'è andata.

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Siamo tornati al ristorante dopo oltre due mesi in cui abbiamo sognato pizze fumanti, carbonare profumate, panini sbrodolanti e impiattamenti eleganti. A casa ci siamo divertiti a cucinare, certo, ma è tutto diverso quando ci si siede a tavola e si viene serviti, nell’atmosfera che più si preferisce e con i congiunti che ci siamo scelti.

In questi mesi è successo di tutto, la più grande tragedia dalla Seconda guerra mondiale: le sfilate dei camion piene di cadaveri ci hanno fatto piangere, la musica ai balconi ci ha emozionato, lo spauracchio del plexiglas ci ha fatto pensare che nulla sarebbe stato come prima. Chi tornerebbe in un ristorante che sembra una sala operatoria?

Per questo motivo abbiamo provato quattro format diversi in un weekend, con tipologia di clientela e proposta gastronomica molto differenti per capire come i ristoratori stanno approcciando alla fase 2 e come rispondono i clienti in Campania.

Il venerdì al pub tra polpette e panini

Federico Fellini diceva che "è più facile essere fedeli a un ristorante che a una donna". quindi partiamo e finiamo il viaggio in luoghi che conosciamo. Si parte da Sale e Pepe, storico pub sulla collina del Vomero che abbiamo inserito anche tra i migliori delivery della città. La zona brulica di attività dedite al mondo della ristorazione con una concorrenza spietata.

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Il pub Sale e Pepe

Siamo arrivati molto presto, infatti il locale non è affollato: all’ingresso misurazione della febbre e generalità, fortunatamente la temperatura è stata giusta e siamo potuti entrare. L’assenza dei clienti ci ha permesso di apprezzare il lavoro dello staff: tavoli distanziati (da 105 coperti a 46), a terra il nastro per indicare il limite della metratura e alla porta i cartelli informativi. Il menu si scannerizza con un QR Code ed è tutto molto semplice ed intuitivo.

A parte questi piccoli ma necessari accorgimenti che pesano all'entrata, tutta la cena è stata splendidamente normale. I tavoli con non più di 6 persone e tutti i clienti rispettosi delle norme hanno reso il pasto più "calmo" rispetto al solito brulicare del pub.

I piatti serviti avevano lo stesso sapore di ciò che ricordavamo: le polpette enormi, buonissime, con il ragù napoletano denso ma non troppo. La Chianina macinata fa storcere il naso ai puristi, ma la differenza della materia prima si sente e si apprezza rispetto alla carne di un bovino qualsiasi. Il panino di Sale e Pepe è ciccione, saporito e carico di ingredienti: dopo tutto questo tempo è proprio ciò che ci vuole. Abbiamo dimenticato il virus per qualche ora e questo è solo un gran bene.

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Le polpette di Sale e Pepe

Curiosi di sapere cosa avremmo trovato sul conto, con la famosa tassa Covid che incombe in agguato, i prezzi di Sale e Pepe sono rimasti invariati rispetto a prima della pandemia.

All’uscita c’è un po’ di gente in attesa di entrare, mentre i posti a sedere sono sanificati, tutti con la mascherina e tutti molto pazienti. Il ritorno al pub della prima sera è stato più che soddisfacente.

Un sabato con la vista sul mare

Mentre eravamo intenti ad azzannare le polpette il governatore della Campania diramava l’ennesima ordinanza: De Luca anticipa l’apertura dei lidi prevista per lunedì 25 maggio a sabato 23. Come si resiste alla tentazione di andare a mare?

Ci dirigiamo verso il Rama Beach Cafè, un lido a Giugliano, in provincia di Napoli, molto famoso per la proposta vegetariana, tra i migliori ristoranti veg che abbiamo provato prima della pandemia. Questa volta ci avventuriamo senza prenotazione per vedere la risposta: all’ingresso, anche questa volta, abbiamo lasciato le generalità, ci hanno fatto accomodare nel lido e, dopo una lunga attesa, ci siamo seduti al tavolo.

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Il Rama Beach Cafè

L’attesa ci ha permesso di vedere come il lido-ristorante si fosse organizzato tra spiaggia e altri ambienti: nella zona aperitivo ogni tavolo è stato sanificato dopo ogni passaggio, nessun cliente si è mosso senza mascherina e ovviamente tutto il personale è munito di protezione al viso e guanti. La cosa non è per niente facile per i lavoratori: sabato la temperatura in Campania è stata altissima.

La grandezza del posto ha reso i distanziamenti nella zona ristorante molto più facili: di fatto anche prima della pandemia i tavoli avevano la distanza richiesta. Il Rama Beach ha optato per un menu plastificato da pulire dopo l’utilizzo del cliente: tutto in una pagina fronte-retro, qualche piatto in meno che permette allo chef Elpidio Capasso di concentrare tutta la propria creatività in pochi piatti ma ben fatti. Qui abbiamo provato croccanti fiori di zucca con provola, patate e crema al basilico con gocce di crema di barbabietola e paprika come antipasto: un po' troppo dolce ma con tante consistenze diverse molto piacevoli;  poi abbiamo optato per i paccheri alla barbabietola e alle ortiche con asparagi e cipolla di Montoro: un po' indietro di cottura la pasta, ma comunque un piatto ben fatto e soprattutto ben pensato.

Anche in questo caso i prezzi sono rimasti invariati rispetto a prima della pandemia. L’esperienza è stata totalmente avulsa dal Covid-19; se i camerieri non avessero indossato le mascherine ci sarebbe sembrato un normale pranzo di un sabato estivo a mare.

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I piatti del Rama Beach Cafè

Nel pomeriggio è stata la volta del Gran Caffè Napoli a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, un bar del 1850 rimodernato nel 2018 presente sulle più importanti guide specializzate. Fortunatamente abbiamo prenotato, perché è pienissimo. La location è al centro della città, praticamente nella villa comunale e affaccia sul lungomare. Uno dei bar preferiti degli stabiesi ed infatti ogni tavolo è occupato. Ad ogni entrata c’è la colonnina con il disinfettante e alle pareti esterne sono attaccate delle info grafiche fatte dal reparto comunicazione del locale (molto carine esteticamente) che spiegano le linee guida.

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Il Gran Caffè Napoli

Il personale è attentissimo alle esigenze dei clienti e all’osservanza delle regole. Qui abbiamo fatto i discoli, per testare come avrebbero reagito: ci siamo alzati in tre dal tavolo dopo aver pagato, due dei quali senza mascherina e siamo stati redarguiti immediatamente; con grande garbo e con una battuta simpatica. Le persone che vedete in foto senza mascherina, all'esterno del locale, l'hanno indossata qualche secondo dopo, sempre su richiesta del personale del bar. Al bancone non più di due persone, ben distanziate e prima di ogni ingresso c'è stato il check tra i camerieri che agivano all'esterno e quelli all'interno.

In pizzeria di domenica sera, con l'abbraccio della tonda

Il tour gastronomico del weekend termina ad Aversa, in provincia di Caserta, alla Contrada, una pizzeria 3 Spicchi Gambero Rosso e segnalata nella Guida Identità Golose. Un posto distinto ed elegante. Roberta Esposito, pizzaiola e titolare del locale, ha predisposto due turni ben distinti, dalle 19:30 alle 22:00 e dalle 22:00 in poi. Siamo stati al secondo turno e il virus è come fosse scomparso.

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Il dehors della pizzeria La Contrada

Questa sensazione è dovuta all’attenzione che la pizzaiola metteva anche prima nell’accoglienza: all’entrata c’è la colonnina del disinfettante, ma c’era anche prima della pandemia e i tavoli in giardino sono stati ulteriormente distanziati ma non è stato perso neanche un coperto. Abbiamo preso una fantastica fiordilatte, vellutata di zucchine, fiori di zucca fritti, ricotta aromatizzata al basilico e guanciale di Amatrice; idem il tris di Margherita, un must della Contrada. Consistenze, profumi, sapori, che fanno tornare alla mente ogni cosa bella di questa esistenza.

Il menu anche in questo caso è plastificato, un po’ ingombrante perché ci sono sia i piatti da ristorante (ottimi, cucinati da Alessio Esposito, chef del locale e fratello di Roberta) sia le pizze, ma questo è un sacrificio che si può fare anche perché la cena fila via liscia. Il servizio di Gaetano Riccardiello è cordiale, attentissimo ma non oppressivo, bravissimo a suggerire gli abbinamenti col vino o con gli alcolici (come la sua amata vodka) nonostante la mascherina crei difficoltà evidenti al personale di sala.

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Roberta Esposito, pizzaiola de La Contrada

In questa pizzeria abbiamo avuto il piacere di soffermarci vicino al forno per vedere anche i distanziamenti in cucina. In questa prima fase 2 nel lato pizzeria lavorano solo Roberta Esposito e Fabio Petriccione, il fornaio del locale, quindi il distanziamento è molto semplice da mantenere ma la temperatura del forno e l'uso della mascherina ha reso quasi insopportabile la sosta. Ci siamo stati circa dieci minuti, a scambiare quattro chiacchiere con la maestra pizzaiola e abbiamo faticato a resistere; la mascherina rende molto pesante il lavoro del pizzaiolo in questo periodo.

Com’è stata l’esperienza complessiva?

Un weekend diverso, come non si viveva da tempo, in giro per la Campania con amici e sapori particolari. L’esperienza in tutti e 4 locali è stata più che piacevole, sia dal punto di vista culinario che complessivo: è stato divertente, è stato rilassante, è stato tutto ciò che ci si aspetta da un pranzo o una cena fuori casa. Ormai ci stiamo abituando alle mascherine sul volto delle persone, a tavola non si avverte così tanto il distacco. Per due ore ci siamo dimenticati del virus, ci siamo sentiti a casa in un luogo che non fosse casa nostra.

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La pizza Fior di zucca della pizzeria La Contrada

Abbiamo volutamente provato esperienze diverse per target diversi: in due locali (Sale e Pepe e La Contrada) ci siamo stati "dichiarandoci" in quanto giornalisti per poter fare delle foto indisturbati; negli altri due siamo andati totalmente in incognito: ma la differenza non si è vista per fortuna. Sia i ristoratori che i cittadini sembrano aver interiorizzato la responsabilità del momento storico e infatti anche nel tragitto non abbiamo visto comportamenti dannosi. Il Vomero e il centro storico di Aversa sono sempre pieni di persone, ma ne abbiamo viste davvero poche senza mascherina. Il sabato pomeriggio a Castellammare ci sono per lo più famiglie e di comportamenti scorretti non ne abbiamo visti nessuno.

Chi ha paura di vivere una serata mozzata dalle pressioni del Covid-19 può mettere questa paura da parte. L’emozione che si prova seduti a tavola, col menu tra le mani e poi in attesa del proprio piatto è una delle cose per cui vale la pena di vivere. Sentirsi abbracciati da braccia non umane, ma dalla sensazione di calore che solo un grande piatto può offrire è una di quelle cose per cui vale la pena di vivere. Tornare nei ristoranti è una di quelle cose per cui vale la pena di vivere.

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