A 89 anni coltiva avocado nei Campi Flegrei: la “sfida” del signor Michele alle multinazionali

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A 89 anni l’ex ingegnere Michele Tino coltiva avocado napoletano a km0 nei Campi Flegrei: una storia di piante rare, sostenibilità e rispetto della natura a Licola.

Non sono in molti a saperlo, ma gli avocado crescono anche a Napoli. Non in una serra sperimentale, ma in un giardino a Licola, nel cuore dei Campi Flegrei, dove vengono coltivati da decenni. Sembra incredibile per un frutto che siamo abituati a immaginare dall'altra parte del mondo, arrivato dopo settimane di viaggio in container refrigerati, o al massimo prodotto in Sicilia. Eppure qui, a pochi chilometri da Napoli, c'è chi ha fatto della coltivazione di avocado una vera e propria missione.

È il signor Michele Tino, 89 anni, ex manager che insieme all'inseparabile moglie Laura, scomparsa qualche anno fa, ha creato un'oasi di biodiversità che oggi custodisce con passione. Siamo andati a trovarlo nella sua "micro piantagione", come ama chiamarla lui, dove da quasi cinquant'anni coltiva kiwi e avocado napoletani a km 0, sfidando a modo suo le grandi multinazionali del settore. La sua è una storia di amore per la terra, conoscenza dei suoi cicli naturali e sperimentazione, che dimostra come anche nei Campi Flegrei possano crescere frutti subtropicali straordinari.

Ingegnere in azienda, agricoltore nei campi: chi è Michele Tino

Ascoltare Michele Tino mentre ci racconta la sua vita è una lezione di storia e di umiltà. Ingegnere industriale e dirigente d'azienda con un passato prestigioso in Olivetti prima e in Texas Instruments poi, per tutta la vita Michele ha diviso il suo tempo tra la tecnologia e la terra, a cui è legato da sempre: la sua famiglia faceva agricoltura ad Atripalda, nell'Avellinese, alla masseria del nonno Pasquale, detto Pipparella, per la sua strana pipa americana. Dopo un lustro nel Comasco per lavoro e diverse raccolte di pomodorini "splendidi alla vista ma insipidi al gusto" nelle terre nebbiose, Michele torna nell'area flegrea e, tra un incontro fortuito con un mediatore e la spinta del bradisismo di Pozzuoli, acquista un terreno nella zona di Licola e vi si stabilisce con la famiglia.

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Vista generale della piantagione di kiwi, avocado e frutti subtropicali a Licola.

Negli anni Settanta è tra i primi in Campania a puntare sul kiwi (ci tiene al loro nome scientifico: Actinidia chinensis), coltivato a partire da semi neozelandesi che gli aveva regalato un collega della sede di Auckland. In zona nessuno ne aveva mai visto uno e la curiosità era alle stelle, tanto che circolava la voce (naturalmente una leggenda metropolitana) che fosse afrodisiaco: i commercianti arrivavano addirittura da Roma e da Fondi e se ne stavano in fila per comprarlo, alla cifra allora astronomica di 500 o 1000 lire al pezzo.

L'eredità dell'Orto Botanico di Napoli e il trucco dell'impollinazione

La storia dell'avocado flegreo comincia negli anni Ottanta grazie all'amicizia con l'ingegner Cielo Stellato (no, non è un refuso) e suo padre Salvatore, all'epoca capo giardiniere dell'Orto Botanico di Napoli. È proprio Salvatore a regalare a Michele le prime due piante: per farle fruttificare, però, serviva un po' di botanica. I fiori dell'avocado, infatti, sono ermafroditi, ma stami e pistillo non sono pronti nello stesso momento e la pianta da sola fa fatica a impollinarsi. Stellato gli consiglia di piantare nello stesso appezzamento cultivar diverse: Topa Topa, Hass, Bacon, Zutano, Reed… il resto lo fanno poi il vento e le api.

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Avocado varietà Bacon sulla pianta a Licola.

Grazie all'impollinazione incrociata, oggi il raccolto delle sue 9 varietà di avocado (Hass, Fuerte, Reed, Bacon, Zutano, Pinkerton, Topa Topa, Gigante di Ischia – di cui parleremo tra poco – più una selvatica) dura praticamente tutto l'anno o quasi. E per capire quando un avocado è pronto per essere raccolto, Michele non usa strumenti iper-tecnologici e fantascientifici particolari: gli unici dati statistici a sua disposizione gli vengono forniti dagli uccellini che pizzicano un determinato frutto.

Negli anni, il lavoro nel terreno acquistato a Licola con la moglie Laura si è trasformato in un'esplorazione continua. Michele ha viaggiato a lungo nelle regioni subtropicali del pianeta, dal Messico al Brasile, fino alle campagne dell'Andalusia, per osservare da vicino il comportamento della pianta nel suo habitat e scoprirne i segreti.

Il "Gigante di Ischia": l'avocado flegreo da 700 grammi

Il prodotto più interessante della piantagione di Michele, però, non arriva né dal Sud America né dall'Oceania, ma da Ischia. Nel 2006, durante una visita sull'isola a casa dell'amico Franco Mattera, Michele nota nel giardino di una villa una pianta di avocado imponente, carica di frutti enormi. Ne preleva alcuni pezzi e un ramo ricco di germogli, torna correndo a casa a Licola, lo innesta e dà vita al "Gigante di Ischia", una varietà piriforme (con l'iter di brevetto in corso) i cui frutti, burrosi e super saporiti, raggiungono i 600-700 grammi, quasi il doppio rispetto alla classica Hass.

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Avocado varietà Gigante di Ischia da 700 grammi coltivato da Michele Tino a Licola.

Perché l'avocado locale fa bene al pianeta

Ciò che rende la visita a casa del signor Michele un'esperienza profonda è il messaggio etico e umano che ti lascia. La sua filosofia, racchiusa anche nel suo libro "Le mie creature", si capisce subito ascoltandolo parlare. Più che sulle opinioni, il suo ragionamento si fonda su dati certi e numeri alla mano: Michele è contro l'impatto della corsa globale alle coltivazioni intensive in aree a forte stress idrico, dove l'irrigazione massiccia finisce per prosciugare fiumi e falde sotterranee a scapito delle popolazioni locali.

A questo modello si contrappone il concetto neozelandese di respectful harvest, la "raccolta rispettosa", che Michele religiosamente applica ogni giorno nei suoi campi. Scegliere avocado coltivati localmente, soprattutto da piccole realtà attente alla gestione delle risorse, può rappresentare un'alternativa più sostenibile rispetto a determinate produzioni intensive, oltre a favorire l'agricoltura del territorio.

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Avocado varietà Hass dalla buccia rugosa in maturazione sulla pianta a Licola.

Del resto, che l'avocado si sia adattato alla perfezione al suolo vulcanico dei Campi Flegrei lo si capisce al primo sguardo: gli alberi crescono imponenti e rigogliosi, perché Michele si rifiuta categoricamente di potarli, preferendo assecondare la forma che la natura ha scelto per loro. Così, per raccogliere i frutti sui rami più alti, ricorre a scaletti e lunghe canne di bambù, tagliate direttamente nell'altra ala della proprietà che accoglie anche piante di feijoa, frutti della passione, un piccolo mango piantato da poco e quei kiwi storici, oggi anche gialli e rossi.

Dalla pianta alla tavola: come valorizzare l'avocado flegreo in cucina

Raccolto a maturazione naturale, l'avocado di Licola ha una polpa cremosa con spiccate note di frutta secca: perfetto da usare per ricette sia dolci sia salate. Basta lavorarlo con un pizzico di sale, olio extravergine di oliva, succo di limone e, a piacere, un ciuffetto di coriandolo per ottenere un ottimo guacamole, oppure tagliarlo a cubetti e usarlo per arricchire insalatone e completare primi piatti di mare, o ancora basta adagiarlo su fettine di pane casereccio tostate per gustare un'irresistibile bruschetta.

I frutti più maturi, invece, vengono recuperati da Michele e impiegati per estrarre un olio artigianale d'eccellenza. Per chi vuole provarlo, l'avocado napoletano si trova nei negozi di zona e attraverso i canali de L'Orto va in Città, la rete che distribuisce le piccole produzioni del territorio.

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Portare in tavola questo frutto non significa soltanto gustare un ingrediente straordinario: sceglierlo significa sostenere un'agricoltura locale e attenta alla natura, quella che l'ingegnere Michele Tino porta avanti da una vita.

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