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27 Giugno 2026 16:00

Perché l’aragosta alla catalana è il piatto simbolo di Alghero

Si tratta di una celebre ricetta sarda che vede affondare le sue radici nel passato della città di Alghero, che è stata per quattro secoli una enclave catalana in Sardegna. Andiamo alla sua scoperta.

A cura di Federica Palladini
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Si trova nei menu dei ristoranti, ma anche tra le ricette di famiglia: l’aragosta alla catalana è uno dei piatti più tipici di Alghero, cuore storico della Riviera del Corallo. Nonostante il nome possa far pensare a una specialità che arriva dalla Penisola iberica, in realtà le sue origini sono sarde, anche se lo zampino degli spagnoli si vede chiaramente: la città è fortemente legata alla Spagna, tanto da essere conosciuta da secoli con l’appellativo di Barceloneta, ovvero “piccola Barcellona”.

L'aragosta alla catalana vede protagonista il pregiato crostaceo servito insieme a verdure locali (pomodori e cipolle) condite con una fresca e profumata emulsione a base di olio extravergine d’oliva, aceto bianco, succo di limone e sale: una preparazione semplice e raffinata al tempo stesso, da gustare durante un pranzo o una cena estiva vista Mediterraneo.

Alghero e la Catalogna, un legame indissolubile

Per raccontare quanto Alghero e la Catalogna siano connesse potremmo partire da un “fun fact” avvenuto nel 2025: durante le previsioni del tempo di un canale televisivo spagnolo veniva incluso anche il cielo sopra la deliziosa città ubicata sulla costa nord-occidentale della Sardegna. Il motivo? Alghero fa parte dei Paesi Catalani (i Països Catalans), ovvero quei territori in cui si parla catalano situati sia all'interno sia all’esterno della Spagna. Proprio così: qui ancora vive l’alguerès, un idioma che deriva dal catalano arcaico della terraferma misto ad elementi di sardo e di italiano, vera e propria lingua ufficiale insieme a quella italiana.

Prima del Regno d'Italia e prima del Regno di Sardegna con i Savoia (1720), Alghero è stata per quattro secoli una enclave catalana, punto strategico nel Mediterrano dei sovrani d’Aragona: nel 1353 viene conquistata dopo un lungo assedio, tolta così ai genovesi Doria che l’avevano fondata nel 1012 quando ancora era un piccolo villaggio di pescatori. Nel 1354 il re Pietro IV d’Aragona concede molti privilegi alla città, ma contemporaneamente espelle sardi e liguri per far trasferire coloni catalani a lui fedeli, che sono a tutti gli effetti gli antenati degli attuali abitanti.

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Aragosta alla catalana: un ponte tra due culture

Abbiamo elencato prima gli ingredienti base dell’aragosta alla catalana: proprio nella loro unione e nel modo in cui si preparano si scorgono due tradizioni culinarie, quella spagnola, più aristocratica, dove erano tipici gli intingoli con aceto, olio, limone per aromatizzare i cibi e quella sarda, con l’incontro di elementi di terra contadini, come i pomodori e le cipolle, e di mare: in particolare, le aragoste sono uno dei prodotti ittici simbolo di Alghero, con la loro pesca che ha radici antiche, in quanto, soprattutto in passato, gli esemplari abbondavano, e costituivano una risorsa economica importante per la comunità di pescatori. La cattura ora è tutelata a livello regionale per preservare la sopravvivenza di questi crostacei, sempre molto richiesti per la bontà della carne, e la biodiversità delle acque.

Come si prepara l’aragosta alla catalana: ricetta classica e varianti

Pochi ingredienti, ma di qualità: è questo il segreto per confezionare un’aragosta alla catalana a regola d’arte. Il crostaceo è freschissimo, ma può essere impiegato anche quello surgelato, per comodità: nel secondo caso, prima di utilizzarlo si fa scongelare completamente in frigorifero. La ricetta prevede che l’aragosta venga bollita per 15-25 minuti, dipende dalle dimensioni, scolata e fatta intiepidire prima di spolparla e di unirla in una insalata con pomodorini tagliati a metà e cipolle bianche o dorate affettate sottilmente, per poi condirla con l’emulsione di olio extravergine d’oliva, aceto di vino bianco, succo di limone e sale. Si fa riposare almeno 30 minuti in frigorifero per far assestare i sapori e poi si porta in tavola come antipasto o secondo piatto. Molte varianti prevedono la cipolla rossa di Tropea perché più dolce e scenografica, da lasciare appassire in acqua così da togliere la nota amaricante, e l’aggiunta di sedano e carote, verdure sempre croccanti che si sposano alla perfezione con la tenerezza della polpa del crostaceo. La salsina di condimento non va sottovalutata: ad Alghero è piuttosto comune usare anche le parti interne molli della testa e il corallo, in quanto custodiscono un sapore intenso e concentrato. Non hai a disposizione l’aragosta? Puoi sostituirla con un astice, e seguire passo passo la nostra ricetta.

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Non solo aragosta: altre specialità catalane ad Alghero

L’aragosta non è l’unico piatto in cui ritrovare le contaminazioni del passato di Alghero: di chiara eredità catalana è la copatza de peix, detta anche cassola de peix, una zuppa di pesce al pomodoro molto saporita che tradizionalmente aveva tra gli ingredienti principali il grongo, un pesce lungo simile all’anguilla, molto diffuso in queste acque, oppure passando al dessert ecco che compare ancora il menjar blanc, un biancomangiare realizzato con crema di latte e zucchero che viene addensata e ricoperta da uno scrigno di pasta frolla. Anche una versione inedita della paella trova il suo posto al sole: probabilmente la paella algherese è un omaggio più recente alle due culture che ha preso presto piede, con la classica fregula al posto del riso e un mix di pescato del giorno (tra cozze, scampi, calamari) e carne, tra cui pollo e salsiccia sarda.

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Quello che i piatti non dicono
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