1 Dicembre 2021 15:00

Un’oliva bianca di 3000 anni fa (citata nella Bibbia) è ricomparsa nella Tuscia viterbese

Nel cuore della Tuscia viterbese è stata riscoperta una varietà di oliva appartenente all'Antica Grecia e ritenuta scomparsa. La sua particolarità? È totalmente bianca.

A cura di Alessandro Creta
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Ha attraversato tre millenni di storia, arrivando sino ai giorni nostri, come racchiusa in un’ideale capsula del tempo riaperta solo recentemente, in un viaggio che dall’antica Grecia l’ha portata in Italia, nel Lazio, precisamente nella Tuscia viterbese.

L'inedita quanto eccezionale time traveller è una rarissima varietà di oliva bianca, credutasi ormai scomparsa ma di fatto riesumata da un agricoltore della zona capace, dopo attenti studi e parecchi tentativi, di recuperarla dagli eoni della storia, riuscendo a farla crescere nel cuore dell’Italia. Ci troviamo tra Nepi e Civita Castellana, in provincia di Viterbo e precisamente a Castel Sant'Elia, dove una particolare cultivar, nominata addirittura nella Bibbia (si legge che il suo olio venisse usato per ungere le persone di alto rango), sta attecchendo in questo territorio per lo più di origine vulcanica, a poca distanza dai crateri pieni di acqua dolce che rispondono al nome dei laghi di Vico e Bracciano.

Si chiama oliva bianca dell’isola di Kasos, o leucokasos, questa varietà di origine antichissima riscoperta solo pochi anni fa da Alessio Grandicelli, grande appassionato di storia e cultura locale con l'intenzione di creare, all’interno di un agriturismo della zona, un parco di ispirazione etrusca adornato da questi ulivi dalla storia millenaria.

La scoperta dell'oliva bianca, per lui, è avvenuta quasi per caso: "Devo tutto alla mia passione per l'archeologia. Riproduco vasi etruschi e greci e vedendone in un museo uno raffigurante la raccolta delle olive ho notato che il ceramografo (il decoratore di vasi, ndr) aveva rappresentato le olive sull'albero e a terra di colore bianco. Stupito pensai che quello non era un albero di olive, ma facendo delle ricerche scoprii che 3000 anni fa in Grecia esistevano delle olive bianco latte". La grande curiosità derivata da questa scoperta portò Alessio ad approfondire i propri studi, arrivando a individuare non solo l'origine dell'oliva nell'isola di Kasos, ma anche la presenza di alcune piantagioni "trasferite" nella Magna Grecia.

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"Le mie indagini mi portarono in Calabria e Sicilia: in queste terre del Sud Italia vennero intercettate piante selvatiche che facevano ancora olive candide, soprattutto tra templi antichi e monasteri". Raccolte marze e talee Alessio realizzò innesti nella sua terra, e dopo qualche tentativo vano e fin troppe piante seccatesi senza dare frutti qualcosa iniziò a crescere: "Ho cominciato vedere su qualche ramo delle piccole olive che pian piano crescevano e prendevano quel bellissimo colore bianco. È stata una grande emozione e appena pubblicate le foto sui social l'attenzione mediatica è stata grandissima: fui anche contattato da agronomi e vivai interessati alle mie piante".

"Per ora sono riuscito a far crescere solo pochi piccoli ulivi – ci racconta – ed essendo un clima non proprio favorevole non tutti i frutti riescono a raggiungere la completa maturazione, arrivando a colorarsi di bianco. Oggi però sono arrivato, dopo anni di serra, a trasferire le piante all'aperto nello splendido scenario dell'agriturismo Rio Vicano". Il progetto di Alessio, insomma, è ancora in fase di start up, ma il nostro archeoagricoltore sta conducendo studi per permettere alle sue piante di potersi ornare di queste piccole gemme candide, in antichità simbolo di purezza e misticismo religioso. “In zona essendo stato il primo a coltivarle anche per me è tutta una scoperta – prosegue – anche perché come detto le difficoltà sono state molte: se l'oliva bianca non era mai riuscita ad attecchire qui un motivo ci doveva pur essere".

"Il mio progetto – ci confessa – è più ampio, realizzare una splendida cultivar da far conoscere a tutti, un sogno che oggi sta progressivamente diventando realtà. Mi piacerebbe avere abbastanza frutti da poter estrarre olio per cucina e cosmesi, anche se ora avendo pochissimi esemplari sono riuscito a ottenerne una piccola quantità".

Perché l'oliva bianca… è bianca?

Come detto il racconto di questa particolare cultivar bianca risale almeno a tre millenni fa. Veniva coltivata nei luoghi sacri della Grecia e Magna Grecia, quindi sappiamo con certezza che piantagioni popolarono le colonie tra Sicilia, Puglia e Calabria. L’olio di questa oliva (chiamato “del crisma”, e da qui il nome del sacramento della Cresima), bianchissimo, veniva usato per lo più per lanterne in quanto (a differenza di altri olii) non produce fumo. Le sue piantagioni, inoltre, abbellivano luoghi sacri come i giardini dei templi, colorandoli di candore sacro.

Ma per quale motivo questi frutti non assumono la tipica colorazione verde o nera? Generalmente avviene una degradazione della clorofilla e un conseguente aumento di antociani (classe di coloranti idrosolubili), che conferiscono alle olive la classica cromatura. Nell'oliva bianca ciò non accade: di fronte a un calo della clorofilla non vi è un incremento di antociani, e questo permette il colore bianco finale.

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Oggi dire che l’oliva bianca di Kasos stia tornando in pianta stabile è forse un po’ azzardato, sicuramente prematuro, ma il lavoro di Alessio è rivolto a questo obiettivo. Riuscire a coltivare nel cuore della Tuscia viterbese una varietà di fatto scomparsa, tornata in vita a distanza di millenni e rappresentando un’eccezione nella grande varietà olivicola del luogo, ricco di leccino, caninese e frantoio per citare le più diffuse, prevalentemente attorno al lago di Bolsena. Anche se, va specificato, l'utilizzo culinario per scarsità di proprietà organolettiche non può essere considerato il principale per la leukocasos: "Il suo sapore è non è molto marcato, l'oliva è priva di organolettiche rilevanti. Per questo il mio sogno è di creare in un contesto naturale una realtà arcaica dove chi viene a trovarci può rivivere i piaceri di un tempo assaporando un'Etruria antica fatta di piatti di cacciagione conditi da spezie locali, circondato da alberi di olive bianche, magari organizzando visite guidate per le scuole e per chi ha voglia di tornare indietro nel tempo e scoprire qualcosa di nuovo".

Crediti fotografici: Alessio Grandicelli 

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