Un composto naturale prodotto dalle piante crucifere, come ad esempio cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles o cime di rapa, è in grado di "intrappolare" il Covid-19 all'interno delle cellule. La scoperta è stata fatta da un team internazionale con a capo un'equipe di universitari italiani: la sostanza scoperta è in grado di bloccare il coronavirus nelle cellule, ostacolando la replicazione e impedendo la diffusione nel resto dell'organismo. In pratica questo composto funge da "polizia speciale" del corpo umano e va a catturare tutti gli enzimi responsabili dell'infezione, bloccando sul nascere ogni agente patogeno e inglobando le cellule del Covid. Le verdure mettono in isolamento i microrganismi cattivi, aiutando il nostro corpo a sconfiggerli. Questo meccanismo biologico è già stato riscontrato in molti altri casi, ma è la prima volta che un team di ricerca riesce a isolare una sostanza che può essere replicata e usata contro il Covid-19.

Il cibo ci offre un aiuto contro la pandemia

Il ruolo dell'alimentazione nella lotta al SARS-CoV-2 è studiato fin dagli esordi della pandemia. Lo scorso autunno è stata pubblicata una ricerca internazionale in cui si afferma che la quercetina potrebbe combattere il Covid-19. Il flavonoide si trova in tantissimi alimenti che consumiamo spesso, come il radicchio, i capperi e i mirtilli, oltre che in bevande come tè verde e vino. La comunità scientifica non si è ancora espressa con fermezza su questo studio, ma mangiare più insalata sicuramente fa solo bene.

L'Imperial College di Londra sta invece studiando da oltre un anno l'iterazione tra il cibo e la prevenzione nel trattamento delle malattie virali, concentrandosi ovviamente sul coronavirus. Gli inglesi stanno cercando la giusta combinazione alimentare per "eliminare" i farmaci e combattere la malattia partendo dalla dieta di tutti i giorni. Nessuno dei due studi ha portato a risultati concreti e reali nella vita di tutti i giorni, tranne questo del team italiano.

cavolo-coronavirus

La sostanza, che deriva dalla degradazione di composti presenti nella maggior parte delle piante crucifere, blocca il coronavirus. Grazie alle basi gettate da questo studio sarà possibile mettere a punto farmaci costruiti attorno al principio attivo, che puntano a stoppare la replicazione del virus e ad arrestarne la trasmissione. Un modo concreto e naturale per battere la malattia, non solo per prevenirla. La ricerca, pubblicata su Nature, è puramente teorica al momento e adesso si passerà alla somministrazione del farmaco con pazienti che hanno il Covid-19 per valutare sul campo l'efficacia del composto.

La squadra di ricerca è composta dai studiosi dell'Università di Tor Vergata, dell'Università di Torino e dell'Università del Nevada, negli Stati Uniti, collaborando inoltre con i colleghi del Beth Israel Deaconess Cancer Center della Scuola di Medicina dell'Università di Harvard; del Dipartimento di Epidemiologia e Ricerca Preclinica dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI) di Roma; del Laboratorio di Genetica Medica dell'IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; dell'Università di Boston e di numerosi altri istituti. Hanno partecipato all'indagine anche alcuni consorzi di ricerca, come il COVID Human Genetic Effort, il French COVID Cohort Study Group e il CoV-Contact Cohort.