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Pochi sono gli elementi che rimandano all'infanzia in maniera così potente quanto il ghiacciolo. Un prodotto così semplice, composto solo da acqua, zucchero e frutta o aromi, congelati attorno a un bastoncino di legno. Eppure è così evocativo.

Dite "ghiacciolo" e subito tornano alla mente le lunghe estati alla fine dell'anno scolastico, quelle infinite partite a pallone in spiaggia, a rincorrersi con i superliquidator, la ragazza o il ragazzo che ci piace da guardare da lontano, i vestiti freschi e puliti dopo le ore in acqua salata. Nella testa degli italiani riaffiorano tanti ricordi diversi, come quelli che ci racconta Stefano Guizzetti, grande maestro gelatiere di Ciacco, a Parma: "Il mio percorso in gelateria si è evoluto in maniera particolare ma ho cominciato proprio coi ghiaccioli. I miei primi ricordi legati al gelato sono, giocoforza, legati al gelato industriale e di conseguenza anche col ghiacciolo è lo stesso. Ricordo la pipa con dentro il gelato o il pallone ai tempi di Italia '90. Il ghiacciolo è uno dei miei primi e più felici ricordi d'infanzia: di quando finivi di giocare a calcio e mangiavi il ghiacciolo con gli amici, è impresso nella mia memoria del gusto".

Il ghiacciolo è così iconico nell'immaginario collettivo che, pur essendo un dolce relativamente moderno, la sua nascita affonda le mani nella sabbia delle leggende metropolitane, leggende metropolitane così ben congeniate da essere ormai una vera e propria storia parallela.

La storia del ghiacciolo: il gelido dolce nato per caso

Ufficialmente il ghiacciolo è stato inventato per caso nel 1905 da Frank Epperson, un bambino di 11 anni di San Francisco, che una notte dimentica alla finestra di casa sua un bicchiere di acqua e soda con dentro il bastoncino usato per mescolare le bevande. La mattina dopo, al risveglio, tirando con forza il bastoncino libera tutto il blocco di ghiaccio formatosi di notte e usa il bastoncino come manico per "mangiare" l'acqua e soda. Effettivamente gli piace e lo farà spesso nel corso degli anni successivi. Pensate che bella questa cosa, uno dei cibi simbolo dell'infanzia in Occidente, così semplice e innocente, inventato effettivamente da un bambino: a dir poco poetico.

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In realtà il ghiacciolo non vede luce per i 7 anni a seguire perché Epperson lascia l'idea nel cassetto fino al compimento della maggiore età: all'ufficio brevetti registra per la prima volta il popsicle, il primo vero ghiacciolo della storia. Pare che il primo gusto sia stato ciliegia ma qui siamo nel campo della mera ipotesi. La cosa certa è che oltre al brevetto crea anche un'azienda, la Popsicle appunto, che comincia a produrre ghiaccioli in sette gusti.

Perché parliamo di leggenda metropolitana? Perché c'è qualcosa che non quadra in tutta la faccenda, a partire dal principio: a San Francisco le temperature sono alte anche in inverno; difficilmente si avvicinano allo zero. Davvero troppo per far ghiacciare una bevanda. In America suggeriscono che in realtà Epperson non fosse di San Francisco ma di Oakland, la città all'altro capo dell'incredibile Bay Bridge, dove le temperature sono leggermente più basse. La questione cittadina è supportata anche dal brevetto stesso, registrato a Oakland per l'appunto.

La nascita del ghiacciolo è tutt'ora avvolta da una coltre di mistero ma ciò che è successo dopo invece è chiaro a tutti: un successo planetario che ha attraversato momenti fondamentali della storia.

Il ghiacciolo diventa il dolce più amato d'America

La Popsicle è stata fondata nel 1923 da Epperson che nel giro di due anni la cede per una cifra molto importante alla Joe Lowe Corporation. Non si tratta solo di una questione economica: un Frank Epperson inesperto, poco più che ventenne, non riesce a star dietro a tutte le rivali spuntate in giro per la nazione come funghi una volta scoperto il brevetto.

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La Joe Lowe Corporation ha la forza e il potere di far causa a tutti i concorrenti per violazione di brevetto, trovando un solo avversario credibile, la Good Humor in Ohio. Con quest'ultima azienda, dopo un duro scontro, giunge a un compromesso: Popsicle avrebbe prodotto solo ghiaccioli, Good Humor avrebbe prodotto solo gelati. La cosa divertente è che Popsicle adesso non esiste più, il marchio è stato acquisito proprio da Good Humor e quest'ultima è diventata un'azienda controllata da Unilever.

Risolta la questione brevetti, la Joe Lowe Corporation si ritrova sotto una nuova grande minaccia: siamo nel 1929 e il 29 ottobre c'è il crollo definitivo della borsa di Wall Street. Comincia la Grande Depressione, una grave crisi economica e finanziaria che sconvolge l'economia mondiale alla fine degli anni venti, con forti ripercussioni anche durante i primi anni del decennio successivo. La recessione provoca povertà e deprezzamento della materia prima, che porta altra povertà ai lavoratori del settore. Il ghiacciolo è un dolce povero, pensato per persone povere, proprio quelle persone che dal 1929 e peri 10 anni successivi devono pensare a cosa dar da mangiare ai propri figli, piuttosto che spendere i guadagni in cibi frivoli.

I geni del marketing trovano però una soluzione brillante: aumentano di poco le dimensioni dei ghiaccioli e inseriscono un secondo bastoncino, mantenendo inalterato il prezzo del prodotto. In pratica per un solo nichelino si ottiene un dolcino rinfrescante per due persone. L'idea è un successo clamoroso e i Double Pops, così sono stati chiamati i doppi ghiaccioli, creano l'illusione nel consumatore di fare un affare enorme e le vendite schizzano alle stelle.

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La vera chiave del successo del ghiacciolo negli Stati Uniti sono proprio i Double Pops, molto più della versione originale con un solo stick. Nascono due diverse correnti di pensiero: dividere subito il cibo con un amico oppure approfittare della "doppia" razione. Con la fine della Grande Depressione e, successivamente, della II Guerra Mondiale, la seconda idea prende il sopravvento.

In America la versione con due stecchetti cannibalizza il mercato fino al 1987, anno in cui c'è un crollo di vendite importante con la conseguente scelta dell'azienda di ridurre progressivamente la produzione del Double Pops fino alla sua scomparsa. Il motivo del calo di vendite è squisitamente casalingo: le mamme statunitensi sono stanche di pulire i propri figli mentre passeggiano nei sobborghi perché il ghiacciolo, troppo grande, si scioglie e sporca i bambini.

Il ricordo infantile di molti americani, ancora oggi e anche tra i giovani, è indissolubilmente legato a quei pasticci, tant'è che Justin Bieber nel 2019 ha lanciato addirittura un appello per far tornare i Double Pops tramite Twitter. Il tweet diventa virale, giovani e meno giovani vogliono rivivere quelle sensazioni e, un po' com'è successo con un celebre gelato italiano con un orso polare come mascotte, il ghiacciolo col doppio stick è tornato in commercio lo scorso anno.

Il marchio Popsicle ha messo su un'enorme campagna social, foraggiata da decine di migliaia di retweet dei fan di Justin Bieber, e dalla scorsa estate gli americani sono tornati alla lotta contro il tempo più dolce che ci sia: mangiare il ghiacciolo prima che il sole lo faccia sciogliere.

L'arrivo del ghiacciolo in Italia grazie alle truppe Alleate

Ma com'è che non ci avevamo pensato prima noi al ghiacciolo? Questo è un cruccio che ci porteremo dietro per sempre: in Italia è nato il gelato (e anche la granita) ma, per il ghiacciolo, abbiamo dovuto aspettare lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Oltre al "popsicle", rigorosamente a uno stecco, arrivano anche i gelati industriali che, anno dopo anno ,si son presi un'enorme fetta di mercato, portando il gelato artigianale italiano a essere inserito in una nicchia da cui solo negli ultimi anni sta uscendo.

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L'impatto del ghiacciolo sul palato degli italiani è più freddo di quanto ci si aspetti: solo negli anni del miracolo economico e dell'industrializzazione sfrenata questo prodotto acquisisce una certa fama. Con la BIF e la COF, due aziende bolognesi, questo dolce arriva in tutta la nazione con un successo immediato. Un prodotto dolce, rinfrescante, dissetante, che dona sollievo immediato quando fa caldo. Un cibo che evoca dolci ricordi e che si sta ritagliando una fetta di mercato anche nelle gelaterie artigianali, messe un po' in ombra dall'arrivo dell'icecream degli alleati. Anche questo è un fatto strano: il ghiacciolo si può fare in casa molto facilmente eppure c'è stato bisogno della grande distribuzione per portarlo nei frigoriferi degli italiani.

Tra i migliori gelatieri d'Italia c'è Stefano Guizzetti, di Ciacco a Parma, un chimico prestato alla gastronomia che si è messo alla prova anche con un'ottima colomba la scorsa Pasqua. Il maestro ci dice che "la forza emotiva del ghiacciolo sta nella sua semplicità. Si può fare anche a casa senza problemi, non richiede alcuna attrezzatura particolare ed è rinfrescante e buono".

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Questa sua semplicità rende molto difficile "riconoscere un buon ghiacciolo in gelateria, anzi è quasi impossibile. La preparazione è talmente facile che, a parte quelli industriali, confido di trovarne di ottimi in tutte le gelaterie d'Italia. Ci sono comunque delle indicazioni che possono farci drizzare le orecchie, la prima delle quali è identica per il gelato: dobbiamo imparare a diffidare dei colori troppo accesi perché sono figli di espedienti chimici. Un altro suggerimento che mi sento di dare per riconoscere un buon ghiacciolo è tenere d'occhio i pezzi di frutta. Se in un ghiacciolo alla fragola ci sono dei semini che si vedono anche in superficie, oppure dei pezzetti di qualche frutto, è un indicatore positivo, ci fa pensare alla frutta fresca".

La ricetta del ghiacciolo di Stefano Guizzetti

Come abbiamo scritto, il ghiacciolo è semplicissimo da preparare, infatti la ricetta del ghiacciolo di Stefano Guizzetti è davvero facile.

Il maestro gelatiere, per 1 chilo di ghiaccioli, dice di prendere 300 gr della frutta fresca che preferite, 80 gr di zucchero di canna e 620 gr di acqua. Basta frullare tutto insieme, inserire in uno stampo con uno stecco e passare tutto in abbattitore o congelatore.

Tutto qui: semplice, buono e con un contenuto bassissimo di calorie visto che si parla di pochi grammi di zucchero su un chilo di prodotto. Possiamo dire senza timore di smentita che il ghiacciolo non fa ingrassare e contiene circa 50 calorie a pezzo, con degli zuccheri semplici che permettono al nostro corpo di digerire il ghiacciolo in pochissimo tempo.