Il Decreto Ristori promesso da Conte domenica è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Questa ulteriore misura di assistenza si è resa necessaria a seguito dell'ultimo Dpcm approvato dal premier che ha poi detto di aver firmato il decreto "all'una di notte, solo quando siamo stati sicuri che queste risorse c'erano". Di quante risorse si parla? Il provvedimento, stando a quanto scritto da Il Sole 24 Ore, vale complessivamente oltre 5 miliardi.

Come funziona il decreto ristori e di quanti soldi si tratta

Il provvedimento riconosce un contributo a fondo perduto a tutti i titolari di partita Iva che svolgono attività colpite duramente dal nuovo provvedimento. Quindi sì i ristoratori, ma anche tassisti, lavoratori dello spettacolo, dello sport, della cultura in generale. Tutte queste categorie sono accomunate da una sola cosa in questo Dpcm: la norma stabilisce che l'ammontare del contributo non può superare i 150 mila euro. La somma viene depositata direttamente sul conto corrente bancario o postale dei soggetti che hanno già ricevuto il contributo dello scorso decreto bilancio. Chi non ha chiesto il contributo a fondo perduto nell’edizione prevista con il decreto Rilancio dovrà fare apposita domanda. Come affermato già domenica in conferenza dal premier, questi "ristori" non andranno a sostituire il bonus ristoranti, ma saranno un'ulteriore aggiunta.

Il ministro dell'economia, Gualtieri, spiega che il nuovo intervento a fondo perduto funzionerà con lo stesso sistema già utilizzato con il decreto Rilancio, prendendo come mese di riferimento aprile: "Per alcuni settori il coefficiente sarà 1, per i ristoranti 1,5, per altri settori potrà arrivare a 2: quindi ristoro doppio rispetto a quanto già ricevuto". Che vuol dire? Che è stata fatta una suddivisione delle categorie delle attività colpite dall'ultimo Dpcm, andando a individuare un'aliquota che va dal 100% al 400%. Stando alla bozza del decreto, la ristorazione avrà un benefit del 150% mentre a bar, pasticcerie e gelaterie spetterà un ristoro del 100%. In pratica, a differenza del decreto di aprile in cui c'era un sussidio, in questo caso i contributi a fondo perduto saranno molto più elevati e copriranno dal 100 al 400% del fatturato.

Nello specifico i ristori del 150%, secondo il decreto, andrebbero a:

  •  ristoranti classici, con tavoli e sedie;
  • attività di ristorazione connesse alle aziende agricole e ristorazione ambulante: quindi agriturismi (e relative strutture per la notte) e food truck;
  • alberghi, villaggi turistici, ostelli della gioventù; rifugi di montagna; colonie marine e montane;
  • affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence.

Invece i ristori del 100% andrebbero a:

  • gelaterie e pasticcerie (anche ambulanti);
  • bar e altri esercizi simili senza cucina.

Le proroghe messe in atto dal decreto ristori e i bonus previsti

Oltre a contributi fisici il ministro Gualtieri ha parlato di tre mesi di sostegno in più alle imprese e ai commercianti che devono pagare gli affitti. Altra paura molto importante riguarda la cassa integrazione, una misura che molti aspettano fin da prima dell'estate. Gualtieri dice che "abbiamo garantito altre 6 settimane di cig Covid-19 utilizzabili dal 16 novembre al 31 gennaio 2021 o, in alternativa, ulteriori 4 settimane di esonero contributivo". Contestualmente ha parlato anche la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, assicurando il blocco dei licenziamenti fino al 31 gennaio. 

Le aziende che non accedono alla cassa integrazione possono invece ottenere un esonero contributivo, che vuole essere un aiuto per lo Stato più che per l'azienda: è infatti un incentivo a non accedere all'ammortizzatore sociale, così da dare respiro alle casse dello stato.

Conte domenica ha parlato anche di un bonus e infatti è arrivato: il nuovo decreto prevede un'indennità di mille euro da erogare una tantum per le categorie più in difficoltà. Più che i ristoratori è pensata per i lavoratori stagionali di turismo e spettacolo, gli operatori dei centri sportivi che hanno dovuto chiudere i battenti completamente, o i venditori a domicilio. Ultima misura messa in atto, il reddito di emergenza che è stato prorogato di un altro mese per 800 euro.