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in foto: Foto da Facebook

La tenacia e la voglia di non darsi per vinti sono caratteristiche fondamentali per fare bene nella vita, soprattutto in questo periodo storico. Due qualità che abbondano in Giuseppe Causarano e Antonio Colombo, due imprenditori siciliani che hanno aperto nel 2017 il Votavota, un ristorante che in pochissimo tempo ha conquistato le posizioni più alte della ristorazione siciliana, finendo sulle guide gastronomiche più importanti d'Italia.

Il locale adesso è chiuso come ha ordinato il decreto legge firmato da Mario Draghi ma i due proprietari, che sono anche chef e pastry chef del Votavota, hanno deciso di non fermarsi. Sfruttando una vecchia proprietà della famiglia di Causarano, hanno portato tutta la brigata nel mondo dell'agricoltura, provando a far fruttare il terreno e creando un progetto tutto nuovo.

Gli Orti del Votavota, la brillante idea di due siciliani

Il Votavota è un ristorante molto elegante ma al tempo stesso informale; si trova sul lungomare Andrea Doria, al centro di Marina di Ragusa. Propone una cucina prettamente di mare, a chilometro zero, molto ambiziosa: i due proprietari sono talentuosi e lo hanno dimostrato a più riprese nel corso della loro carriera.

La Sicilia ha riaperto i ristoranti a febbraio e i due imprenditori hanno potuto presentare il menu invernale, menu che però è durato pochissimo a causa della nuova chiusura. Oltre al danno economico è sopraggiunto lo scoramento, la delusione, la tristezza, emozioni che fiaccano lo spirito di squadra.

Da buoni leader i due proprietari hanno avuto una brillante idea: andiamo "a zappare" tutti insieme, andiamo a mettere le mani nella terra, ritroviamo la gestualità per ravvivare i ricordi di cose semplici. Giuseppe e Antonio hanno portato tutti i ragazzi della brigata, composta, tra sala e cucina, da nove persone, nel loro terreno di Scicli per tenere insieme la squadra, per rafforzare l'unione. I cuochi hanno ammesso anche che questo tipo di lavoro ha ravvivato la fantasia, dandogli nuove idee per i prossimi menu.

Sul profilo Facebook del ristorante dicono che "in queste settimane di chiusura piuttosto che mettere nuovamente i ragazzi di sala e di cucina in cassa integrazione, abbiamo optato per vivere in campagna, facendola divenire il nostro personale orto e non solo. Abbiamo coltivato 6500 piantine e ortaggi e abbiamo già i frutti dei 65 alberi piantati lo scorso anno, tra bergamotto, chinotto, limoni e pompelmi. Immaginate se tutti insieme non solo coltivassimo i terreni circostanti in base alle esigenze che abbiamo per la realizzazione dei nostri piatti, divenendo nei fatti autonomi per il nostro fabbisogno, ma soprattutto avessimo a disposizione una sorta di parco giochi dove la nostra creatività può venir fuori all’aria aperta".

Il progetto ha quindi molteplici punti a favore: innanzitutto dal punto di vista pratico perché il ristorante diventa autosufficiente; inoltre la brigata evita il salasso della cassa integrazione, che in questi mesi sta arrivando in ritardo in tutta Italia portando non pochi disagi alle famiglie. Quando il ristorante riaprirà il progetto degli orti andrà avanti, affidando il terreno a giovani che hanno studiato all'istituto agrario. Oltre a tutti i benefici pratici c'è poi l'incidenza morale: tutta la brigata lavora insieme come una squadra, facendo un'attività all'aperto e piacevole anziché stare a casa a rimuginare su un futuro sempre incerto.