
Quando il sale cade, di riflesso ne gettiamo un pizzico dietro la schiena. Quando si è in 13 commensali si fa una battuta sul fatto che qualcuno deve tornarsene a casa propria. A Capodanno portiamo in tavola le lenticchie anche se non ci piacciono. Come mai? A fare capolino sono le cosiddette superstizioni: credere che un evento futuro possa essere condizionato da un fatto che, razionalmente, non ha nessun collegamento logico. Eppure. Passare sotto una scala porta sfortuna o rompere uno specchio equivale a prepararsi a sette anni di guai. Nella quotidianità sono tante le piccole azioni scaramantiche che vengono messe in atto per scongiurare la malasorte e il mondo del cibo non ne è certo esente, anzi. Vediamo quali sono alcune delle superstizioni più popolari, cosa significano e perché non passano mai di moda: ne abbiamo scelte 13 e, ovviamente, non è un caso.
Perché esistono così tante superstizioni legate al cibo?
Il sale o l’olio rovesciati, il numero 13, il pane capovolto, le posate incrociate: sono solo alcune delle superstizioni che aleggiano in cucina e ci ricordano come, soprattutto in passato, la tavola sia stata un luogo ricco di simboli, oltre che un semplice pezzo di arredamento. Nella lunga storia dell’umanità, il cibo, infatti, non è stato solo un mero nutrimento, ma un elemento importante per la collettività nella formazione dell’identità, tra rituali e credenze condivise che intrecciano sacro e profano. Mangiare, insomma, non è mai stato solo “mangiare”, ma anche affrontare momenti di crisi, ringraziare gli dei, rendere omaggio ai defunti, difendersi dalla sfortuna e dal malocchio, creando un linguaggio comune facilmente comprensibile in una società che per secoli non è stata alfabetizzata. Con il progresso culturale e scientifico, la secolarizzazione e la scolarizzazione, questa dimensione "soprannaturale" dell’esistenza ha sempre avuto meno importanza nella sfera pubblica ufficiale, resistendo però nell’immaginario collettivo e, spesso, anche nelle consuetudini familiari e private, non senza una certa vergogna o imbarazzo quando superstizioni e credenze vengono messe in pratica davanti a chi non ci crede, uscendo dalla loro comfort zone.
Le superstizioni più comuni a tavola: gesti, numeri e cattivi auspici
Fare una panoramica delle principali superstizioni che coinvolgono il mondo del cibo risulta di per sé divertente, perché molti gesti a esse legate si compiono (quasi) inconsapevolmente e la maggior parte delle volte hanno a che fare con la sfortuna. In cucina, infatti, sono tantissime le azioni che porterebbero quella che in termini informali si definisce “sfiga”. Vediamo quali sono le più celebri.
1. Rovesciare il sale

Probabilmente il gesto scaramantico per sconfiggere questa superstizione è ancora uno dei più popolari: quando il sale cade in tavola o mentre si sta cucinando, se ne getta un pizzico dietro la schiena per evitare i suoi effetti negativi. I più attenti, prenderanno il sale con la mano destra (che rappresenta Dio) e lo faranno ricadere oltre la spalla sinistra (lato del Diavolo), con una simbologia che richiama la religione. Il sale in passato era un bene prezioso, tanto che veniva usato come moneta (da qui il termine “salario”), sprecarlo era un vero delitto. Per questo, anche passare la saliera da una mano all’altra è da evitare, perché potrebbe cadere.
2. Far cadere l’olio

Se il sale era uno dei prodotti di grande valore, l’olio non era da meno. Visto il costo non proprio economico anche ai giorni nostri, rompere una bottiglia è un certo presagio di sventura, almeno per il portafoglio. Per realizzare l’olio ci vogliono tempo e fatica (allora come oggi), in più è un alimento caratterizzato da un forte valore simbolico, religioso e spirituale, che si aggancia al sacro e al divino, con Gesù che viene definito l’Unto del Signore. Come si rimedia al danno? A venire in soccorso è il sale: se ne mette un po’ sull’olio versato e si disegna una croce.
3. Essere in 13 a tavola

Attenzione anche ai numeri. Se in Italia il 17 generalmente è quello che si teme di più, specialmente se cade di venerdì, quando si tratta di persone che mangiano insieme è il 13 che bisogna evitare. Il motivo? Riguarda soprattutto il numero di commensali presenti all’Ultima Cena, ovvero Gesù Cristo più i 12 apostoli, con il finale che tutti conosciamo: un tradimento e una morte. Allo stesso modo anche la mitologia scandinava pre-cristiana ci fa sapere che essere in tredici non è una buona idea: ad Asgard, durante una cena tra 12 divinità si presenta Loki, il dio dell’Inganno, che non era stato invitato, ma si siede ugualmente, scatenando una guerra che vede l’uccisione di Balder, la divinità della benevolenza.
4. Servire il pane capovolto

Guai a posare la pagnotta al contrario o a passarla capovolta: il pane rappresenta il corpo di Cristo e questo gesto è considerato una mancanza di rispetto. Nei riguardi dell’origine di questa superstizione, però, non c’è solo la teoria religiosa: sembra che a mostrare il pane con la parte superiore rivolta verso il basso fossero i fornai parigini nel ‘400 nei confronti di quelle pagnotte destinate ai boia (coloro che erano la manovalanza delle esecuzioni capitali) e che venivano quindi serviti a testa in giù, come segno di disprezzo.
5. Baciare il pane prima di gettarlo

Quella di baciare il pane quando si è costretti a gettarlo (perché per esempio cade a terra e non si può più mangiare) è probabilmente un usanza quasi dimenticata, molto radicata, invece, in passato. Il motivo del bacio? Duplice: il pane è il simbolo del corpo del Cristo, quindi buttarlo è poco rispettoso, ma allo stesso tempo per molti contadini, poveri e poco abbienti era l’unico cibo con cui sfamarsi. Essere obbligati a buttarlo via era uno spreco che comportava molta sofferenza e, quindi, doveva essere “onorato”: non baciarlo avrebbe portato ancora più sfortuna.
6. Guardarsi negli occhi quando si brinda

Il più delle volte si tratta di un rituale divertente, ma ci sono persone che non iniziano a bere se prima non si ci si guarda bene negli occhi durante un qualsiasi brindisi, da quello delle occasioni importanti al semplice aperitivo tra amici. Questa tradizione risalirebbe alle corti medievali, quando bastava un attimo di distrazione per ritrovarsi con del veleno nel bicchiere: tenendo gli sguardi incollati l’uno all’altro, quindi, si conteneva il rischio di morire avvelenati.
7. Versare il vino “alla traditora”

Anche in questo caso, è l'uso del veleno per eliminare i propri nemici che battezza questa maniera (oltretutto poco elegante) di versare il vino nei calici. “Alla traditora” significa metterlo con il dorso della mano rivolto verso il bicchiere: perché non va bene? A quanto pare gli esperti erano i nobili durante i banchetti – tra cui anche Lucrezia Borgia (1480-1519) – che grazie a quella posizione trovavano particolarmente semplice contaminare la coppa di chi non era gradito con del veleno.
8. Lasciare in tavola la tovaglia bianca

Per il galateo, quando si apparecchia con un bel tessuto bianco, di lino o di cotone, pulito e candido non si sbaglia mai. Da simbolo di raffinatezza a presagio oscuro, però, il passo è breve e succede quando la tovaglia rimane a lungo stesa in tavola dopo la fine del pasto, magari tutta la notte, senza altri oggetti posati sopra. L’immagine a cui riporta, infatti, è quella del sudario di un defunto, più precisamente il lenzuolo con cui venne coperto il corpo di Cristo dopo essere stato crocifisso.
9. Incrociare le posate

Restando in tema religioso, la crocifissione di Gesù ritorna anche in un altro comportamento poco apprezzato anche dalle buone maniere, ovvero incrociare le posate in qualsiasi momento del pasto (nel bon ton si fa riferimento in particolare a quando si finisce di mangiare). Diventa un segnale di maleducazione non solo perché richiama la croce, ma anche perché testimonierebbe un gesto di sfida quando a sovrapporsi sono due coltelli, come si narra accadesse nei banchetti alla corte di Francia. Al giorno d’oggi non scatterebbe nessun duello, ma se le posate sono tante – come in cene e pranzi formali – potrebbero avvenire dei dissapori tra vicini.
10. Buttare nel cestino il guscio delle uova senza sminuzzarlo

Tra gli alimenti, le uova sono un cibo circondato da tantissime superstizioni: la maggior parte delle volte derivano da credenze contadine. Tra le più note, per esempio, c’è quella che se quando si apre un uovo e si trova un doppio tuorlo all’interno allora porta fortuna, in quanto simbolo di prosperità: è un evento raro, ma può accadere, come fosse un "parto gemellare". Una scaramanzia ha come protagonista il guscio dell’uovo: una volta rotto è meglio ridurre a pezzetti le metà e non smaltirle integre, in quanto all’interno potrebbe annidarsi il Diavolo in persona.
11. Regalare coltelli

Hai un amico appassionato di cucina e hai in mente di regalargli un coltello da chef? Beh, se l’amico è superstizioso potrebbe non essere una buona idea. Ai coltelli, infatti, si associa la malasorte perché la lama rappresenta metaforicamente una sfida e, quindi, la possibilità che di un “taglio” all’amicizia, rovinando così un rapporto. Oltretutto i coltelli fanno parte di quegli oggetti appuntiti che non andrebbero mai scelti come doni (tipo le spille) perché portano dolore. La bella notizia è che esiste un modo per annullare la sventura: scambiare il coltello con una monetina (basta un centesimo), diventando così qualcosa di comprato e non più di regalato.
12. Il vino versato? Non è poi così male

I gesti apotropaici legati al vino e al suo universo sono moltissimi, ma probabilmente ce n’è uno che ti stupirà. Rispetto a quello che succede al sale o all’olio, infatti, versare per sbaglio (e non apposta, sia chiaro) il vino, bianco o rosso che sia, sulla tavola non porta sfortuna, anzi, al contrario significa che ce n’è in abbondanza, tanto che la tradizione vuole che se ne raccolga qualche goccia con la punta delle dita, bagnandosi leggermente il collo come buon auspicio.
13. Il desiderio quando si mangia qualcosa per la prima volta

Concludiamo con una delle credenze più fanciullesche: quella di esprimere un desiderio quando si mangia qualcosa per la prima volta, perché si avvererà entro l’anno. Generalmente a essere coinvolto è un frutto primizia di stagione, come le fragole, le ciliegie, le mele, le castagne. Si tratta di un piccolo rito che riporta al mondo contadino antico, a quando si pregavano/ringraziavano le divinità per un buon raccolto.
Da dove provengono tutte queste credenze e qual è il loro significato?
Come abbiamo visto, l’origine non è mai univoca, ma si può ricercare in usanze antiche, medievali e rinascimentali, in leggende dove la storia fa da sfondo, oppure si lega alla religione, con una buona dose di folklore. Riassumendo: il sale e l’olio in passato erano alimenti di grande valore economico e per questo sprecarli era un vero e proprio disastro. La crocifissione e il suo simbolismo, invece, si può identificare nel pane, che è il corpo di Cristo e va trattato con rispetto, mentre nel coltello e forchetta disposti a X compare la croce, così come il numero 13 riporta a quello degli apostoli e di Gesù durante l'Ultima Cena, mentre la tovaglia bianca posata per troppo tempo sul tavolo richiamerebbe il sudario. Dalle corti nobiliari dove se non si prestava attenzione si veniva facilmente avvelenati, ecco che deriverebbero la consuetudine di guardarsi negli occhi mentre si brinda e il perché del nome “alla traditora”, in quanto in quella posizione è più facile versare il veleno da un sofisticato anello apribile.
Quanto contano oggi le superstizioni a tavola?
Si potrebbe dire che nel mondo attuale le superstizioni vengono percepite soprattutto come qualcosa di folcloristico, nel suo duplice significato: alcune rappresentano ancora qualcosa che unisce e in cui ci si identifica e altre, invece, sono considerate pittoresche e bizzarre. Durante le festività le credenze popolari e contadine tornano con più forza, basti pensare alla cena di magro della Vigilia o al significato ancestrale del capitone sulla tavola partenopea, simbolo di purificazione e di vittoria sul Diavolo, ma anche alle lenticchie, ai 12 acini d’uva da mangiare appena scoccata la mezzanotte o al seme del dattero da conservare nel portafoglio in segno di prosperità. Chi non crede alle superstizioni, invece, potrebbe guardarti stranito quando preferisci passare il sale senza darlo direttamente in mano, per paura che cada, o insistere per un eye contact al momento di alzare i calici.