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19 Settembre 2026 16:00

Stiamo perdendo la biodiversità degli ortaggi: perché è un problema per il futuro

Pomodori, cipolle, lattuga e carote sono tra gli ortaggi che consumiamo più spesso, ma rappresentano solo una piccola parte della varietà vegetale disponibile. Secondo una nuova ricerca, molte specie e varietà tradizionali stanno diminuendo e alcune potrebbero essere fondamentali per affrontare le sfide dell’agricoltura legate al cambiamento climatico.

A cura di Arianna Ramaglia
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Quante verdure diverse mangiamo davvero? Se pensiamo a quelle che troviamo abitualmente al supermercato, probabilmente molte meno di quanto immaginiamo. Eppure nel mondo esistono almeno 1.482 specie di ortaggi commestibili, molte delle quali vengono coltivate soltanto a livello locale o sono ormai poco utilizzate.

A fare il punto sulla situazione è un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), secondo cui la biodiversità degli ortaggi si sta riducendo e molte varietà tradizionali rischiano di essere perse. Il problema, spiegano i ricercatori, non riguarda soltanto la possibilità di avere meno verdure diverse sulle nostre tavole, ma anche la capacità dell’agricoltura di adattarsi a un clima sempre più difficile.

La biodiversità degli ortaggi sta diminuendo

Per analizzare la situazione, i ricercatori hanno raccolto dati sulle specie di ortaggi commestibili presenti nel mondo, identificandone 1.482. Accanto a colture molto conosciute, come pomodori, cipolle e lattuga, ne esistono moltissime altre meno diffuse, come la spider plant in Africa, il bitter gourd in Asia e lo slippery cabbage nelle isole del Pacifico. Alcune di queste piante potrebbero avere caratteristiche particolarmente interessanti: sono infatti adattate alle condizioni ambientali delle regioni in cui vengono coltivate e possono essere resistenti a caldo, siccità, parassiti o malattie.

Il problema è che molte di queste specie e varietà ricevono poca attenzione da parte dell’agricoltura e della ricerca: secondo lo studio, circa l’80% delle ricerche che hanno analizzato i cambiamenti nella diversità genetica degli ortaggi ha rilevato una diminuzione nel corso dell'ultimo secolo. Anche le specie selvatiche geneticamente affini alle colture che mangiamo sono sotto pressione: tra quelle legate a 79 importanti colture orticole analizzate dagli studiosi, circa un quarto risulta minacciato.

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Perché perdere varietà potrebbe essere un problema

Ma perché dovremmo preoccuparci di varietà di ortaggi che magari non abbiamo mai visto né assaggiato? Una delle ragioni riguarda il cambiamento climatico. Una pianta coltivata in una determinata regione per generazioni può aver sviluppato caratteristiche che le permettono di sopportare meglio temperature elevate, periodi di siccità o determinate malattie: queste qualità potrebbero diventare preziose per sviluppare le colture del futuro. Le varietà tradizionali e i parenti selvatici degli ortaggi rappresentano quindi una sorta di riserva genetica: se vengono persi, potremmo perdere anche caratteristiche che potrebbero aiutare l'agricoltura ad affrontare condizioni ambientali sempre più difficili.

Questo non significa che domani rischieremo di non trovare più pomodori o carote al supermercato. Il problema evidenziato dai ricercatori è più ampio: il sistema alimentare globale si sta concentrando su un numero relativamente ristretto di colture, lasciando ai margini una parte enorme della biodiversità vegetale. E la questione riguarda anche la nostra alimentazione: secondo i dati riportati nello studio, nel mondo le persone consumano in media circa il 40% in meno di verdure rispetto alla quantità raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Non basta mangiare più verdure, bisogna mangiarne di più diverse

Per gli autori della ricerca, quindi, la sfida non consiste soltanto nel produrre più ortaggi, ma nel coltivare una maggiore varietà di ortaggi. Questo significa conservare le varietà tradizionali e i semi, studiare le specie meno conosciute e creare le condizioni perché possano essere nuovamente coltivate e consumate. Una parte importante di questo patrimonio, infatti, esiste ancora: il rischio è che venga progressivamente abbandonata.

Diversificare le colture potrebbe contribuire a rendere l'agricoltura più resiliente e, allo stesso tempo, offrire alle persone una scelta più ampia di alimenti vegetali. In fondo, la prossima verdura importante per il nostro futuro potrebbe essere proprio una di quelle che oggi conosciamo appena: e forse per proteggere la biodiversità non dobbiamo soltanto chiederci quante verdure mangiamo, ma quante verdure diverse stiamo lasciando fuori dal nostro piatto.

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