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26 Novembre 2022
15:00

Si può portare una torta fatta a casa al ristorante? Cosa prevede la legge

Possiamo portare al ristorante una torta comprata altrove oppure preparata a casa? Cosa dice la legge e come può tutelarsi il proprietario del locale? Quali sono i casi previsti e come comportarsi.

A cura di Alessandro Creta
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Possiamo portare qualcosa da fuori al ristorante, magari (solo per attenerci a un fatto di cronaca recente) una torta? Cosa ci può dire il ristoratore di fronte a questa richiesta e può farci pagare un sovrapprezzo solamente per consumare nel proprio locale un alimento non preparato dal suo staff? Cosa dice la legge in merito a queste eventualità.

Torta al ristorante? Quando possiamo portarla

Di fatto la legge è piuttosto chiara sotto questo punto di vista. In estrema sintesi, chiedendo sempre l'autorizzazione al ristoratore di turno, potremmo introdurre nel locale una torta preparata in una pasticceria o comunque in un esercizio adibito alla vendita di prodotti alimentari. Qualora invece il nostro dolce sia stato realizzato a casa, in questo caso aspettiamoci una risposta negativa, del tutto legittima. Ma per quale motivo?

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Quante volte ci è capitato di festeggiare un compleanno, o celebrare una ricorrenza particolare, in un ristorante, così come al pub o magari in un bar. La torta, però, vogliamo portarla noi: o quella realizzata direttamente a casa, oppure acquistata in pasticceria. Proprio qui sta il discrimen della questione, con l'esercente che nella prima ipotesi ha tutto il diritto di vietarci di portare e consumare nel locale l'alimento. Di base la legge non permette, ai ristoratori, di somministrare del cibo di cui non si conosce la provenienza. E nel caso in cui la torta sia stata preparata a casa, l'imprenditore non può avere consapevolezza di quali ingredienti siano stati utilizzati. In caso di malori successivi però dovrebbe comunque risponderne, chiamato a risarcire il danno qualora qualcuno riporti un’intossicazione alimentare. Questo fatto, praticamente, andrebbe contro ogni norma legata all'Haccp: protocollo da seguire per tutti gli esercenti per prevenire possibili contaminazioni da cibo. Delle procedure insomma mirate a garantire il costante monitoraggio di tutti i "punti della lavorazione" degli alimenti sottoposti ai clienti. Il monitoraggio quindi sarebbe inesistente per un qualsiasi cibo preparato a casa e portato al ristorante.

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Nell'altra eventualità, quella dell'acquisto effettuato in pasticceria dal cliente, il ristoratore di turno invece può tutelarsi chiedendo lo scontrino dell'effettivo acquisto presso il punto vendita. Questo vale, ovviamente, per ogni alimento portato dall'esterno, così come per le bevande.

Sul quesito se far pagare o meno il servizio ‘di taglio' della torta, il discorso sembra invece molto simile a quello legato al diritto di tappo di cui abbiamo già parlato. In pratica si tratta di una quota facoltativa che il ristorante può chiedere visto che fornisce piatti, posate e il resto dell'occorrente. Il ristoratore ha tutto il diritto di chiedere un piccolo extra a patto che chiarisca preventivamente la cosa. Non esiste un tariffario "ufficiale" per il diritto di torta quindi la cifra è a libera interpretazione di chi ospita. Sia questo supplemento sia il diritto di tappo sono regole di origine anglosassone: una sorta di risarcimento per il guadagno sottratto al locale nonostante il servizio ricevuto dal cliente.

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A cura di
Alessandro Creta
Laureato in Scienze della Comunicazione prima, Pubblicità e Marketing poi. Giornalista gastronomico per professione e mangiatore seriale per passione, mi piace navigare tra le pieghe del cibo, perché il food non è solamente cucina, ristoranti e chef. Appassionato di olio evo ma anche di viaggi, sono particolarmente incuriosito da cibi strani e sconosciuti. Mi fate felice con un Verdicchio. Mi trovate su Instagram: @cretalex
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