9 Luglio 2022 15:00

Cos’è il diritto di tappo: che succede se i clienti si portano il loro vino al ristorante?

Particolarmente diffuso negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni, ancora poco conosciuto in Italia. Che cos’è il Diritto di tappo? Cosa succede quando in cliente porta al ristorante un vino acquistato altrove?

A cura di Alessandro Creta
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Chi sapeva dell'esistenza di una legge (non scritta) che, di base, permetterebbe al cliente di un ristorante di portarsi il vino da casa? Si tratta di una pratica, particolarmente attecchita all'estero, chiamata Diritto di tappo. Ma attorno alla quale ruotano opinioni a dir poco discordanti.

Che cos'è il Diritto di tappo

Diritto di tappo: una questione della quale non si sente parlare così tanto in giro, almeno in Italia, ma che è una realtà (per molti in verità in po’ antipatica) che piano piano si sta diffondendo nel nostro Paese dopo aver conquistato i mercati anglosassoni. Dove è usanza più comune, accettata con maggior favore e, se vogliamo, benevolenza da parte dei ristoratori. Un'usanza prevista in più ristoranti di quanto non immaginiamo, dove al cliente è permesso portare la sua bottiglia di vino personale.

Ma che cosa si intende con questa terminologia, Diritto di tappo? Un qualcosa che sembra richiamare la legge ma, nei fatti, niente di ufficiale o scritto. Si tratta di una sorta di regola ufficiosa, pratica a totale discrezione soggettiva e quindi non regolamentata.

Perché e come nasce il diritto di tappo

Il Diritto di tappo, come anticipato, è particolarmente diffuso nei paesi anglosassoni. Qui è conosciuto con l’acronimo di BYOB (bring your own booze, porta i tuoi alcolici, o bring your own bottle, porta la tua bottiglia) e come si intende è la pratica di portare al ristorante (di qualsiasi tipo e livello) una bottiglia di vino acquistata altrove.

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A molti potrebbe risultare un’assurdità, ma è una tendenza nata negli anni 50 del 1900 in California, diffusa poi in gran parte degli Stati Uniti e successivamente attecchita anche nel Vecchio Continente. C’è una motivazione ben precisa alla base della nascita di questa usanza.

Tutto, o quasi, in virtù di una maggiorazione dei prezzi del vino al ristorante ritenuta eccessiva dai clienti, che trovavano le stesse bottiglie in enoteca a un costo due o tre volte inferiore. C’è anche un’altra motivazione dietro questa scelta: non disponendo alcuni ristoranti di una cantina così vasta, alcuni facoltosi (e boriosi?) clienti sceglievano di portarsi il loro pregiato vino da casa, per accompagnare degnamente il pasto e dando allo stesso tempo sfoggio della propria cantina privata.

Come si paga il vino portato da casa?

Il Diritto di tappo non presuppone esclusivamente il portarsi da casa il vino, sarebbe un danno economico fin troppo grande per il ristoratore. Questa azione infatti presuppone poi che nel conto finale venga inserita una maggiorazione riferita al servizio del vino in senso stretto praticato dal personale di sala (ad esempio la strappatura della bottiglia, il lavaggio del bicchiere e l’eventuale utilizzo del decanter).

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Si tratta di una voce chiamata in Stati Uniti e Gran Bretagna corkage fee, tassa sulla strappatura per l’appunto, che corrisponde solitamente al valore della bottiglia meno pregiata presente nella cantina del ristorante. Tassa che può assestarsi anche sui 5-10 euro a persona per ogni bottiglia aperta. La quota, comunque, è a discrezione del ristoratore stesso.

In questo modo si permette sì al cliente di portarsi il suo vino preferito al locale, dall’altra parte non si crea un danno economico troppo importante al proprietario del locale stesso. Pensare che al ristorante Per Se di New York se qualcuno si porta un suo vino si ritroverà a pagare una quota di 150 euro a bottiglia.

Se nei Paesi anglosassoni il Diritto di tappo è una pratica piuttosto diffusa, prevista e accettata da buona parte degli esercizi, da noi si tratta di un’usanza da molti (addetti ai lavori e non) ritenuta antipatica, di cattivo gusto e poco elegante.

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Altri ristoratori invece la promuovono, per fidelizzare i clienti o perché magari sprovvisti di una cantina adeguata al livello della cucina. C’è allo stesso tempo chi rifiuta categoricamente il Diritto di tappo, non permettendo ai suoi ospiti di portarsi il vino da casa per l’eventuale mancato guadagno derivante dalla cantina.

Diritto di tappo: come comportarsi

È bene, tendenzialmente, in fase di eventuale prenotazione chiedere se il ristorante prevede il Diritto di tappo, oltre ad assicurarsi che la bottiglia designata non sia presente nella cantina del locale. Qualora il ristoratore dovesse permetterci di portarci il vino da casa, una volta a tavola sono fortemente vietate le soluzioni fai da te. Il servizio, dallo stappare al versare nel bicchiere, dovrà rimanere compito del personale di sala.

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A cura di
Alessandro Creta
Giornalista gastronomico per professione, mangiatore seriale per passione. Mi piace navigare tra le pieghe del cibo, perché il food non è solamente cucina, ristoranti e chef. Appassionato di olio evo ma anche di viaggi, mi fate felice con un Verdicchio.
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