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27 Giugno 2026 15:00

Sheroes Hangout: il caffè che restituisce una seconda vita alle sopravvissute agli attacchi con l’acido

Nato nel 2014 da un progetto di crowdfunding, oggi Sheroes Hangout è molto più di un semplice coffee shop: è un luogo di lavoro, autonomia e rinascita, diventato in India un simbolo di forza e resistenza.

A cura di Arianna Ramaglia
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Foto dal profilo Instagram sheroes_hangout

Ci sono tanti motivi per decidere di dare una svolta alla propria vita, ma tra questi non dovrebbe mai esserci la violenza subita da qualcun altro. Eppure il rischio c'è e, se sei una donna, è ancora più alto. Ma, spesso, esiste una cosa che è ancora più forte della violenza: la capacità di non lasciare che un evento drammatico metta fine alla propria vita. E il caffè Sheroes Hangout ne è la prova concreta: una realtà che dà una seconda possibilità – o, meglio, una seconda vita – a tutte quelle donne sopravvissute agli attacchi con l'acido.

Come nasce il caffè delle "sheroes"

A voler essere dei sognatori che credono ancora che il mondo sia un posto meraviglioso, così come le persone che lo abitano, dovremmo dire che notizie del genere non dovrebbero neanche esistere. Ma anche l'essere umano più puro sulla faccia della Terra deve ammettere che la realtà è molto più deludente di quanto si vorrebbe credere. Fortunatamente però, in mezzo alla meschinità e alla violenza a cui assistiamo ogni giorno, di tanto in tanto emergono storie che ci restituiscono un po' di fiducia. In questo caso sono le donne di Sheroes Hangout, un coffee shop che dà lavoro a chi è sopravvissuta agli attacchi con l'acido. Nato come un piccolo progetto di crowdfunding, il locale prende forma nel 2014 ad Agra, a pochi passi dal Taj Mahal, da un'idea di Alok Dixit, attivista di Stop Acid Attacks ed ex giornalista, insieme ad Ashish Shukla: i due sono anche i fondatori della Chhanv Foundation, nata proprio per sostenere le sopravvissute agli attacchi con l'acido.

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Foto dal profilo Instagram sheroes_hangout

L'idea alla base era tanto semplice quanto forte: creare uno spazio in cui queste donne potessero tornare a lavorare, stare in pubblico senza sentirsi osservate o giudicate e recuperare una certa autonomia personale ed economica. All'inizio nessuna delle donne coinvolte aveva esperienza nel settore della ristorazione, motivo per cui fu adottata una formula pay as you wish, lasciando ai clienti la libertà di pagare quanto ritenevano opportuno o, in caso di errori, anche di non pagare. Oggi il progetto conta cinque sedi – ad Agra, Lucknow, Noida, Delhi e Pune – dove lavorano circa 40 donne sopravvissute.

Dal dolore alla rinascita: il lavoro come strumento indispensabile

È difficile anche solo immaginare quali possano essere le conseguenze di un attacco con l'acido, perché oltre agli interventi e alle cure mediche necessarie, esiste (anche se non dovrebbe) un peso sociale enorme: l'isolamento, la discriminazione, la difficoltà ad accedere al lavoro e a raggiungere un'indipendenza economica, come se non bastasse tutta la sofferenza dovuta all'aggressione. Per molte, tornare a studiare, lavorare o semplicemente mostrarsi in pubblico rappresentava un ostacolo quasi insormontabile, alimentato dallo sguardo di chi fa fatica ad accettare un corpo e un volto cambiati per sempre. Ma in Sheroes queste donne riacquistano la propria libertà e, soprattutto, la fiducia in sé stesse: non si coprono più il viso, non si nascondono, ma si truccano, sorridono e mostrano una forza che neanche il più vile dei gesti è riuscito a spezzare. Ed è proprio questo l'obiettivo del progetto in cui il caffè rappresenta solo uno strumento per raggiungere qualcosa di più grande: offrire a queste donne una nuova vita, senza paura e senza vergogna.

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Foto dal profilo Instagram sheroes_hangout

Una violenza ancora diffusa nel Paese

C’è un motivo se un progetto come Sheroes Hangout è nato proprio in India: qui, infatti, gli attacchi con l'acido sono molto più frequenti di quanto si possa pensare. Secondo i dati ufficiali, nel 2023 – ultimo anno per cui sono disponibili rilevazioni – sono stati denunciati 207 casi di aggressione con acido, in aumento rispetto ai 202 del 2022 e ai 176 del 2021. Un dato che, già di per sé, sarebbe allarmante ma che probabilmente non racconta tutta la realtà: secondo l'Acid Survivors Trust International, organizzazione con sede nel Regno Unito che monitora il fenomeno a livello globale, gli episodi nel Paese potrebbero superare addirittura le mille aggressioni ogni anno. I numeri ufficiali risultano più bassi perché molte donne non denunciano per paura, vergogna o pressioni familiari. Una realtà drammatica che riguarda soprattutto donne e ragazze e che vede, nella maggior parte dei casi, uomini come aggressori. Dietro questi episodi ci sono spesso una proposta rifiutata, un matrimonio non accettato o dispute legate al patrimonio familiare: dinamiche che rendono questi attacchi una delle manifestazioni più estreme di violenza di genere.

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Foto dal profilo Instagram sheroes_hangout

Ma come è possibile tutto questo? Per anni l'acido è stato facilmente reperibile in India e venduto a costi molto bassi. Solo nel 2013 il governo indiano ha introdotto restrizioni sulla vendita al dettaglio e ha riconosciuto gli attacchi con sostanze chimiche come reato specifico, punibile fino a dieci anni di carcere. Nonostante questo, attiviste e sopravvissute continuano a denunciare tempi lunghissimi prima che i casi arrivino a processo, anche superiori ai quindici anni. Molte affermano di incontrare regolarmente i propri aggressori per strada: secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, una donna ha raccontato che l'uomo che l'aveva aggredita si è presentato persino al suo matrimonio. Qualcosa, però, sembra muoversi: quest'anno, per la prima volta, la Corte Suprema indiana ha stabilito che anche le sopravvissute costrette a ingerire acido e che hanno riportato lesioni interne dovranno essere riconosciute come vittime di attacchi con acido ai sensi della legge sui diritti delle persone con disabilità del 2016. Ed è in questo contesto che si capisce ancora di più quanto realtà come Sheroes Hangout non siano soltanto una salvezza concreta per le vittime, ma anche una presenza forte e costante capace di sensibilizzare e portare attenzione su un tema che continua a essere estremamente attuale. Una realtà non solo bella, ma profondamente necessaria.

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