27 Luglio 2022 15:00

L’avvocato in carriera che ha lasciato tutto per coronare il proprio sogno: diventare chef

Il ristorante si chiama così perché Raffaele Cardillo era davvero un avvocato. Dopo 25 anni ha lasciato la professione per coronare un sogno: diventare chef e aprire il proprio ristorante. Ci riesce nel 2000 e oggi il Ristorantino dell'Avvocato è tra i più amati di Santa Lucia.

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Mai rinunciare ai propri sogni, anche quando la strada della propria vita sembra già tracciata. Questo l'insegnamento di Raffaele Cardillo, lo chef napoletano che ha lasciato una fiorente carriera nel mondo della giurisprudenza per aprire un proprio ristorante. "Avrei dovuto farlo prima" dice Cardillo, classe 1950 e chef del Ristorantino dell'Avvocato, un nome "obbligato" visto che lui avvocato lo è stato per davvero.

Oggi il locale è uno dei punti fermi di Santa Lucia, una delle zone più belle di Napoli: con passione e cultura si è ritagliato il proprio spazio nella super competitiva scena ristorativa campana, portando al locale il meglio della critica italiana e migliaia di clienti soddisfatti.

L'avvocato diventato chef: chi è Raffaele Cardillo

Il Ristorantino dell'Avvocato è esattamente ciò che promette di essere nell'insegna: un locale piccolo, raccolto, in cui sentirsi a casa. Quasi non sembra un "vero ristorante", somiglia più a un'elegante casa in cui vive un altrettanto signorile padrone di casa. Il titolare è Raffaele Cardillo, un uomo arrivato tardi nelle cucine professionali, solo nel 2000, "dopo 25 anni di avvocatura. Sono stato tanto tempo nel campo amministrativo ma la mia passione è sempre stata la cucina. Avrei dovuto fare prima questa scelta perché l'amore per questo lavoro è sempre stato grande". Una carriera di successo abbandonata per amore dei fornelli, un fiore sbocciato prestissimo "a casa, grazie a mia madre. Sono uno dei fratelli più piccoli e ho sempre aiutato mamma a cucinare, lei mi ha trasmesso questa passione perché già a 10 anni spadellavo per preparare il pranzo ai miei fratelli. Mia madre è stata la mia grande maestra, il mio mentore, lei mi ha insegnato i piatti della tradizione".

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Una cosa è la cucina con mammà, un'altra è quella professionale e questo Cardillo lo sa bene: "Gli insegnamenti casalinghi mi hanno fatto appassionare e hanno fatto nascere in me il bisogno di esprimermi in modo più complesso. Mamma mi ha insegnato a fare la pasta fresca e tutte le pietanze partenopee, poi di mio ho girato per vari ristoranti importanti in Campania". In tutto questo "processo" c'è da dire che l'avvocatura ha comunque avuto un ruolo fondamentale: è innegabile che una cultura di base solida aiuti gli chef ad esprimersi al meglio ma c'è un ruolo anche più concreto in tutta la faccenda. Da avvocato di successo, infatti, Cardillo si è ritrovato a fare numerosi pranzi e cene di lavoro in alcuni indirizzi storici dell'alta cucina campana come il Don Alfonso 1890 (primo e unico 3 Stelle Michelin del Mezzogiorno) o alla Torre del Saracino, diventando amico della famiglia Iaccarino e di Gennaro Esposito perché "quando vai più spesso in un posto è normale entrare in confidenza con i titolari". L'avvocato ha quindi "sfruttato" le cene del vecchio lavoro per affinare il palato e migliorarsi, giorno dopo giorno. Anche durante la precedente carriera lo chef ha proposto la sua versione di cucina: "Le prime volte che ho cucinato per tante persone è stato durante i festival sociali. Cercavano persone e io mi buttavo perché mi divertiva preparare piatti per tante persone. Mi hanno fatto conoscere diversi chef, creando un sodalizio con le associazioni di categoria".

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Tutte queste conoscenze e l'indomabile passione lo hanno fatto cedere agli istinti: Raffaele Cardillo nel 2000 sveste la toga e indossa la giacca, aprendo il Ristorantino dell'Avvocato. La cucina è "sempre stata un grande divertimento, una sfida verso me stesso" ma è chiaro che il Raffaele "avvocato" è una persona diversa rispetto al Raffaele "chef": "Prima cucinavo per me e donavo agli altri, quando lo fai per professione hai invece la responsabilità della perfezione. Le persone pagano e vanno servite in maniera impeccabile, non puoi sbagliare. L'adrenalina è diversa ma il rapporto che ho col cibo e con le preparazioni è sempre lo stesso".

Cosa si mangia al Ristorantino dell'Avvocato

La domanda che si fanno tutti quando leggono l'insegna è: ma ci vanno davvero gli avvocati? Il quesito è giusto e la risposta è affermativa: "Tantissimi sono i vecchi colleghi attirati dal nome del locale. All'inizio lo facevano per solidarietà, curiosità e amicizia, poi hanno apprezzato la mia cucina. Con tanti nuovi ex colleghi sono diventato amico, per un rapporto con l'avvocatura che continua in una veste diversa". Raffaele Cardillo descrive il proprio locale con umiltà, dicendo di trovarsi in una zona privilegiata ma di non avere "un posto blasonato. Il nostro è un locale con un buon rapporto qualità-prezzo e una location adeguata al tipo di clientela che ci siamo costruiti".

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Il piatto più rappresentativo del locale è senza dubbio "la genovese, la ordinano tutti e ci fanno tanti complimenti perché è molto tradizionale. Altro piatto che va per la maggiore è la variazione del baccalà: in pratica serviamo questo pesce con accostamenti di salse e diverse cotture, così da proporre qualcosa di nuovo. Il mio è un locale tradizionale ma non bisogna cadere nel tranello: non c'è vera tradizione senza un pizzico di innovazione e contemporaneità. Ci vogliono gli spunti che rendono un piatto tradizionale degno di essere mangiato". Trovandosi a ridosso del mare, nella zona che ha dato vita alle mummarelle degli acquafrescai e ai polipetti alla luciana, è ovvio che il pesce la faccia da padrone. I piatti sono vari "e la richiesta è continua — dice Cardillo — perché chi viene a Santa Lucia si aspetta una cucina casereccia e marittima. Dopotutto questa zona nasce come borgo di pescatori e i rapporti con le barche sono ancor oggi molto floridi".

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Il futuro del locale potrebbe avere un altro protagonista però, almeno secondo le speranze dell'avvocato: "Mio figlio Gabriele ha voluto continuare questa tradizione dopo essersi laureato in scienze dell'alimentazione. Lavora con me in cucina e spero porti avanti il nostro nome anche quando andrò in pensione. I miei figli hanno preso bene la scelta, hanno anche loro questa passione e infatti, oltre a Gabriele, c'è anche Marco a Siviglia che ha aperto un ristorante-pizzeria, con lo stesso nome del nostro locale storico".

La storia di Raffaele Cardillo è una di quelle che fanno bene al cuore: ci insegna a non abbandonare i nostri sogni, a fregarcene delle convenzioni, a fare sempre e comunque ciò che ci rende felici perché in fondo è questa l'unica cosa che conta.

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Quello che i piatti non dicono
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